mercoledì 17 ottobre 2018

Brasile, bloccata la scarcerazione di Lula

Brasile, bloccata la scarcerazione di Lula

Brasile, lo stesso magistrato che l’aveva imprigionato ha bloccato l’ordinanza di scarcerazione di Lula che, tuttavia, è in testa nei sondaggi per le prossime presidenziali

Joao Pedro Gebran Neto, il magistrato federale brasiliano responsabile delle inchieste anticorruzione note come Lava Jato, ha bloccato l’ordinanza di scarcerazione dell’ex presidente Luiz Ignacio Lula da Silva, emessa oggi da un giudice del tribunale regionale di Porto Alegre, la corte che ha condannato Lula a 12 anni di carcere per corruzione e riciclaggio con una sentenza controversa basata solo sulle dichiarazioni di un pentito allettato con un forte sconto di pena. Neto è lo stesso magistrato che ha ingabbiato l’ex presidente della repubblica, candidato anche per le prossime presidenziali e che, secondo l’ordinanza di scarcerazione ha tutto il diritto, in attesa dell’esito dei ricorsi, di condurre la propria campagna da uomo libero. Il team di avvocati di Lula, infatti, aveva chiesto la libertà in attesa che venisse esaminato l’appello. Lula, che nonostante l’arresto guida i sondaggi delle presidenziali brasiliane con il 30% dei consensi, ha annunciato la sua decisione di partecipare alle elezioni del 7 ottobre.

In una dichiarazione diffusa dai media locali, Gebran Neto ha ordinato alla polizia federale di astenersi dal mettere in atto qualsiasi decisione che porti a una modifica della situazione di Lula, che dall’aprile scorso è rinchiuso nella sede centrale della polizia di Curitiba per scontare la sua pena confermata in appello dal tribunale di Porto Alegre. La decisione del magistrato federale blocca l’ordine di scarcerazione emesso poche ore prima da Rogerio Favreto, giudice del tribunale di Porto Alegre, in risposta ad un ricorso presentato dagli avvocati di Lula, secondo i quali la carcerazione dell’ex presidente rappresenta una violazione dei suoi diritti politici, giacché è pre-candidato del Partito dei Lavoratori (Pt) per le elezioni dell’ottobre prossimo. L’ordinanza di Favreto era stata respinta a Curitiba da Sergio Moro – il magistrato simbolo delle inchieste anticorruzione in Brasile – che non ha voluto ubbidire all’ordine proveniente dal magistrato di Porto Alegre, malgrado gli sia stato comunicato che doveva essere «applicato in modo immediato».

L’ex presidente, che ha 72 anni e sta scontando la condanna nel carcere di Curitiba, ha sempre proclamato la sua innocenza, sostenendo che la sentenza emessa contro di lui aveva motivazioni politiche. La sua incarcerazione è stata peraltro controversa, poiché in Brasile gli imputati rimangono generalmente al piede libero fino a che non è stato completato anche l’ultimo grado di giudizio. La Corte suprema brasiliana nel 2016 si è tuttavia espressa a favore di un tribunale inferiore secondo cui una volta perso il primo appello, l’imputato può essere arrestato e Lula, come ricorda Bbc News online, ha perso lo scorso gennaio il suo primo appello e i giudici hanno addirittura aumentato la condanna che gli era stata inflitta in primo grado, da nove anni a dodici.

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