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Uomini (in divisa) che odiano sui social

Il caso del poliziotto hater di Rovigo non è unico nel suo genere. E’ la stessa sottocultura che applaude gli autori di abusi e censura i film su Cucchi

Dietro una divisa, in questo caso quella di un poliziotto, si nasconde per l’ennesima volta un hater da tastiera, senza scrupoli neppure per una 15enne violentata. «Se l’è cercata» è sostanzialmente la frase choc pubblicata su Facebook da un agente del commissariato di Adria (Rovigo), in relazione alla 15enne violentata qualche notte fa sulla spiaggia di Jesolo, episodio per il quale è finito in carcere un 25enne senegalese, arrestato proprio dalla Polizia. Ma questo era solo uno dei tanti commenti violenti e odiosi che l’agente, Mauro Maistro, postava giorno e notte sul suo profilo social, dove se la prendeva un pò con tutti: dai migranti sbarcati dalla Diciotti («Mi piacerebbe sapere a che gioco stanno giocano questi cazzoni della Guardia Costiera. Prima si vanno a prendere i negri dove non dovevano, ora vogliono sbarcare la merce andando di nuovo contro gli ordini. Non è che il comandante lo vedremo in qualche lista del Pd alle prossime elezioni? A quando il ritiro dei 40 denari?»), alle giovani rom sorprese a rubare nelle palazzine di Genova dopo il crollo del ponte Morandi:«Fucilarle sul posto come in guerra… Rom bastardi… loro e chi li difende», ha scritto il 17 agosto. Anche sul film «Sulla mia pelle», dedicato alla tragica vicenda di Stefano Cucchi, Maistro aveva dovuto far conoscere il suo disprezzo: «la celebrazione di una persona che valeva poco da vivo e che da morto è diventato un affarone».

Ma è stato sullo stupro di Jesolo che ha superato il limite: «Queste ragazzine – aveva scritto sul suo profilo Fb – pensano di rimediare una canna facendo … agli spacciatori. Poi trovano quello che invece vuole … e allora piangono perché le stuprano». Frasi di odio che l’autore adesso ha cancellato dal social. Non prima però che venissero intercettate dalla blogger Selvaggia Lucarelli, divenendo così materia di polemica sul web. Il Codacons ha chiesto che l’agente venga sollevato dal servizio. La Questura di Rovigo, da cui dipende il commissariato di Adria, sta svolgendo accertamenti sulla sequela di post attribuiti al profilo di Maistro, che sarebbe tuttora in servizio. Sul poliziotto però ha acceso il faro anche il Viminale, e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, anche lui piuttosto “vivace” sul web contro le medesime categorie di persone deboli, sta seguendo la vicenda. Il suo partito ha eletto al senato il segretario di quel sindacato che tributò alcuni minuti di standing ovation agli uccisori di Federico Aldrovandi. «L’amministrazione – hanno spiegato fonti del Viminale – ha trasmesso gli atti agli uffici competenti affinché venga valutato con immediatezza ogni profilo di responsabilità disciplinare».

Tra gli abusi in divisa, quelli di questo tipo sono piuttosto frequenti: si pensi ad alcuni carabinieri sotto processo proprio per l’omicidio Cucchi oppure il carabiniere che uccise Magherini e che augurava “buon sabato fascista” su fb o, ancora, ai secondini che esultarono per il suicidio di un detenuto, un comportamento simile a quello della telefonista della Questura di Genova che esclamò “Uno a zero per noi!” alla notizia dell’omicidio di Carlo Giuliani. Sono comunque casi di malapolizia e sono la spia di una sottocultura fascistoide, machista, xenofoba, pervicace tra le fila di cittadini in divisa. Già negli anni ’40, Theodor Adorno, sociologo della Scuola di Francoforte, aveva provato a indagare la relazione tra l’addestramento dei corpi speciali e questo tipo di personalità autoritaria e fascistoide. Si veda il volume pubblicato nel 1950 dalla casa editrice Harper di New York con il titolo The Authoritarian Personality oppure il più recente Costruire guerrieri. Autoritarismo e personalità fasciste nelle forze armate italiane degli italiani Saitta e Barnao (clicca qui per leggere il saggio).

L’irritazione per il film sulla vicenda Cucchi, manifestata dai sindacati e cocer di cittadini in divisa, oltre che dalla classe politica che esprimono (ricordate come rosicò Giovanardi contro Schiavone?), è l’altra faccia di questa sottocultura hater, insofferente  se non allergica e ostile, a ogni critica all’operato delle forze dell’ordine da parte della cittadinanza attiva. Da molti anni, i ministeri della Difesa e degli Interni spendono una buona parte del budget per la comunicazione per finanziare fiction tv che hanno il compito di costruire una narrazione positiva, senza macchia e senza paura, dei corpi armati. Eppure, è stata la cittadinanza attiva, fin dai tempi della strage di Piazza Fontana, a produrre la controinformazione necessaria perché settori di società civile abbiano potuto rivendicare verità e giustizia battendosi a fianco (oggi si chiamerebbe mutualismo) dei familiari e degli amici delle vittime degli abusi in divisa (è per questo che sono nate associazioni come Acad) o delle stragi di stato. Nello stesso tempo, quei settori sociali si sono mobilitati anche per favorire la smilitarizzazione, la democratizzazione e la sindacalizzazione delle forze armate e di polizia. E’ dalla separatezza tra cittadini e cittadini in divisa che si produce l’humus per gli abusi, il loro insabbiamento o di apologia, nel caso di alcuni politici e di alcune sigle sindacali, e, infine, di complicità con disegni repressivi e autoritari.

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