venerdì 21 settembre 2018

Un questore, una taser e un ragazzo ucciso dalla polizia

Un questore, una taser e un ragazzo ucciso dalla polizia

«Ci fosse stato il taser, Federico Aldrovandi sarebbe ancora vivo», dice il questore di Reggio Emilia. Ma la taser è uno strumento di tortura che semina morti

Se ci fosse stato il taser, Federico Aldrovandi sarebbe ancora vivo. Il Resto del Carlino si appresta alla commemorazione dell’omicidio di un diciottenne (accadde il 25 settembre 2005) con un’intervista choc ad Antonio Sbordone, questore di Reggio Emilia, già a capo della polizia ferrarese. Il ragazzo morì in un violentissimo controllo di polizia effettuato da quattro agenti, condannati in tre ordini di grado, a cui seguì anche un tentativo di depistaggio e insabbiamento per il quale sono stati celebrati altri processi a carico di esponenti di quella questura. Reggio Emilia è una delle città scelte per la sperimentazione del taser, la pistola elettrica che, nei giorni scorsi, è stata usata per la prima volta contro una persona malata di mente. «Io ho visto – ha detto – cosa è accaduto a Ferrara dopo il caso Aldrovandi, anche se non ero io il questore presente quell’anno. Questo ragazzo, se ci fosse stato il taser, sarebbe ancora vivo. Per fermare un giovane alto un metro e 90 agitatissimo hanno dovuto usare anche i manganelli». Il padre di Federico affida la risposta alla cronaca bolognese di Repubblica: «Mi viene da pensare che quella maledetta mattina il taser non sarebbe stato da usare da Federico, ma su chi lo stava uccidendo senza una ragione». Federico era a terra e chiedeva aiuto mentre i quattro (bersagli di una indecente standing ovation in un congresso nazionale del Sap, sindacato di poliziotti di destra) si accanivano su di lui. La testimone chiave del processo disse che non li aveva sfiorati nemmeno con un dito. Alla fine gli spezzarono il cuore.

Per molte associazioni che si battono per i diritti umani, il taser non è altro che uno strumento di tortura e nei paesi in cui viene utilizzato ha seminato migliaia di morti. Con l’arrivo di Salvini al Viminale gli abusi in divisa e la tortura – anche grazie alla blanda legge del governo precedente – saranno ancor più che in passato normali strumenti politici di governo del dissenso, di sanzione degli stili di vita, di guerra ai poveri.

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