Potere al Popolo: dalla guerra degli statuti alla guerra dei numeri

Potere al Popolo: dalla guerra degli statuti alla guerra dei numeri

Potere al Popolo: ecco com’è andata la votazione per lo statuto sulla piattaforma web. Ha votato il 55% degli accreditati. Letture divergenti dei dati

Potere al Popolo, la “guerra degli statuti” diventa la guerra dei numeri. I numeri non sono opinioni, si usa dire, ma si prestano a molteplici letture. E sta accadendo questo. E’ stato un voto o un non voto? Aderenti 9091, accreditati in piattaforma 7278, votanti 4041 ovvero il 55, 5% degli accreditati e il 44,45 del totale degli aderenti. 3332 hanno votato lo statuto uno, Indietro non si torna, quello proposto da Ex Opg, Cremaschi e Rete dei comunisti, l’82% dei votanti ma meno della metà di quanti hanno diritto al voto. Il 50% +1 sarebbe stato a quota 3640. In 198 hanno votato No (4%) e 511 (12%) si sono astenuti. 1813 persone (19, 94%) non hanno perfezionato l’iscrizione forse perché la piattaforma non è al pieno delle potenzialità, forse perché gl’è bastato quello che hanno visto finora. 5759 attiviste e attivisti non hanno votato, per varie ragioni, lo statuto 1. Chi non ha votato credeva che la consultazione fosse saltata oppure 3946 aventi diritto al voto non hanno voluto votare lo statuto 1? Come noto lo statuto 2 era stato ritirato dai promotori (Rifondazione più l’Altra Europa) che hanno denunciato disparità nell’accesso a sito e social saldamente controllati dall’ex Opg, mentre prima del voto alcuni pezzi che pure avevano preso parte all’esperienza di PaP fin dall’inizio sono andati via. Sono seguiti giorni di intensa polemica.

«Un risultato eccezionale – dice Viola Carofalo in diretta su Fb – una percentuale superiore al 30-33% che mediamente raccolgono le consultazioni on line di Podemos. E’ passato lo statuto 1». 

Ribatte via facebook anche Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione:

La maggioranza degli aventi diritto non ha partecipato al voto. Lo statuto 1 non è stato approvato nemmeno dalla metà dei 7.180 utenti attivi.  Rappresenta poco più di un terzo degli aventi diritto. Ora che le “il popolo” si è espresso i prepotenti che hanno cercato in tutti i modi lo scontro imponendo prima una conta assurda, poi impedendo una competizione paritaria nella comunicazione poi passando direttamente alla pratica delle offese e degli insulti avrebbero il dovere di fare un gesto di umiltà e convenire che è bene azzerare tutto. Invece – senza concordarlo nel coordinamento – i soliti noti pubblicano con l’ormai consueta protervia sulla pagina ufficiale di Potere al popolo un comunicato che cerca di vendere come un trionfo il loro flop.

Sostiene Acerbo che «viene vantato come successo il fatto che abbia complessivamente partecipato al voto poco più della metà degli utenti attivi come se quelli che hanno deciso di non attivare per esprimere il loro dissenso siano popolo di serie b pur avendo pagato i 10 euro come tutti gli altri. Siamo abituati al trionfalismo e all’autoesaltazione ma consiglieremmo misura perché comunque lo statuto 1 non ha ottenuto neanche la maggioranza dei voti tra gli utenti attivi. E quindi va considerato semplicemente bocciato. Annunciare che si considera come approvato uno statuto bocciato come lo fu la legge truffa nel 1953 significa soltanto proseguire nella volontà di distruggere il progetto unitario che abbiamo creato insieme. Ce ne rammarichiamo e diciamo con chiarezza che per noi questo statuto non è stato approvato. E che chi andrà avanti non potrà dire di rappresentare Potere al popolo. Evidentemente per dirla con Flaiano “l’insuccesso gli ha dato alla testa”.

Grazie a tutte le compagne e i compagni che hanno compreso la nostra indignazione e la nostra preoccupazione e raccolto la nostra indicazione di disobbedienza civile. Non abbiamo mai voluto la conta perché non ci interessava vincere ma far capire che o a sinistra si capisce che è finita l’epoca delle lotte di potere o non si va da nessuna parte. Un saggio proverbio popolare ci ricorda che “la superbia parte a cavallo ma ritorna a piedi”».

Ex Opg e alleati spiegano come hanno intenzione di andare avanti. Ecco  il comunicato stampa ufficiale dall’ex Opg: 

A undici mesi dalla nostra nascita possiamo quindi iniziare il percorso che ci porterà, nel giro di poche settimane, ad eleggere un nuovo Coordinamento Nazionale, i due nuovi portavoce e tutti gli organi dirigenti, per poter lavorare meglio, velocemente e con una piena legittimazione democratica.

Il nuovo Coordinamento sarà formato da 80 persone elette direttamente dalla base, di cui 60 provenienti dai territori e 20 da una lista nazionale a cui potenzialmente qualsiasi aderente si può candidare. Lo stesso vale per i due portavoce. Lo Statuto viene implementato per il primo anno in forma sperimentale, per capire nella pratica se è funzionante e risponde alle nostre esigenze, e sarà poi sottoposto alla verifica degli aderenti e delle assemblee territoriali nell’Ottobre del 2019.

Certo, non possiamo negare le difficoltà di questa votazione, che avremmo voluto ben diversa. Il ritiro a pochissime ore dal voto dei proponenti dello Statuto 2, ritiro di cui abbiamo appreso dai social e da giornali che purtroppo mai si erano interessati a noi quando abbiamo messo in piedi iniziative sociali, ha creato un’enorme confusione. In tanti hanno creduto che non si votasse più, o che addirittura Potere al Popolo! si fosse sciolto. Il ritiro ha inoltre determinato che molte sedi che dovevano essere incaricate di facilitare la votazione informatica siano rimaste chiuse, lasciando molte persone, soprattutto le più anziane, in difficoltà.

Ciononostante, l’istituzione di una mail e di un centralino telefonico, è riuscita a risolvere in tempi reali praticamente tutti i problemi di carattere tecnico, mentre la convinzione di molti militanti, anche di quelli che hanno votato lo Statuto 2, ha permesso che la votazione avesse comunque luogo.

Per discutere di questi punti, e per definire gli ulteriori passaggi organizzativi, diamo appuntamento a Roma per il weekend del 20 e 21 ottobre. Inizieremo sabato mattina con tavoli di lavoro al Centro Sociale Intifada e continueremo alle 14 con il corteo contro il governo Salvini-Di Maio e per un programma di nazionalizzazioni e di rilancio del servizio pubblico. Chiuderemo infine con la nostra assemblea nazionale al Teatro Italia domenica 21 dalle 10 alle 15.

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2 Comments

  1. Checchino Antonini

    Forse da questa lettura si evince che il 20% non ha perfezionato l’iscrizione (non solo e non tanto per problemi di piattaforma, forse?), che il 56% non ha nemmeno votato dopo il bailamme pubblicitario, che un altro 16% ha votato NO allo statuto 1 o scheda bianca, E un terzo degli iscritti ha votato lo statuto unico, visto che l’altro era stato ritirato dai proponenti. Da questa lettura si evince che per qualcuno quei numeri sono bastevoli per annunciare che è nato un nuovo soggetto che aspira a sostituire tutto quello che esiste perché è quello di cui c’è bisogno, per altri è un’occasione perduta o forse un passo indietro. Ho letto libri di un Vladimiro più interessanti

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