venerdì 14 dicembre 2018

Foggia, quando a danneggiare l’agricoltura è Aqp

Foggia, quando a danneggiare l’agricoltura è Aqp

Foggia, condutture colabrodo e lavori maldestri: la lotta di un imprenditore garganico danneggiato da Aqp

di Concetta Di Lunardo

Sarà difficile, per Nicola Gentile, dimenticare quei giorni di gennaio del 2013 quando, una dopo l’altra, sette perdite d’acqua dall’acquedotto che attraversa il sottosuolo dei suoi campi a Salsola/Valle Oscura, inondarono tutto devastando la coltivazione di frumento duro. Gentile, terza generazione di imprenditori agricoli, è titolare de Il Casone del Re, un’azienda solida, una delle eccellenze pugliesi di cui s’è di recente occupato anche Freshplaza, quotidiano olandese con edizioni in sei lingue, leader nell’informazione specializzata per il settore agroalimentare.

Duecento ettari nel Tavoliere, tra i comuni di Rignano Garganico e S.Marco in Lamis, dedicati in gran parte al pregiato cavolo broccolo che, per il 90%, è destinato ai mercati stranieri. Sono proprio queste spalle forti di Gentile a consentirgli di sostenere una battaglia legale da cinque anni con Aqp, l’acquedotto più grande d’Europa, e forse anche uno tra i più fatiscenti. Il 20 novembre il primo round in tribunale, a Foggia. Di quelle perdite Aqp sapeva già dal 2010 e per questo, nell’autunno di due anni dopo, la ditta Operamolla, appaltatrice per conto dell’acquedotto, avrebbe dovuto iniziare i lavori di ristrutturazione della conduttura approfittando del clima mite di ottobre e delle giornate di sole. Ma l’inizio dei lavori avvenne solo l’8 gennaio del 2013, «quando il terreno era oramai ricolmo di acqua, per le considerevoli perdite della condotta obsoleta, con conseguente aggravamento dello stato dei luoghi. Appena iniziati i lavori è stata individuata una prima copiosa perdita di acqua dalla condotta», racconta lo stesso Gentile.

Il giorno appresso la ditta si limitò a prelevare l’acqua dal fossato, dove continuava incessantemente ad accumularsi, e a riversarla nel canaletto artificiale adiacente alla perdita, che nel frattempo era stato realizzato a propria cura e spese dell’imprenditore che l’acqua inondasse i terreni. Ma il 9 gennaio i lavori furono sospesi fino al 22 gennaio, provocando l’espandersi a dismisura dell’acqua.

E furono lavori maldestri, oltre che tardivi: la benna mordente dell’escavatore produsse una buca e l’utilizzo di una motopompa di portata non adeguata, non appena venne interrotta l’attività di travaso, fece sì che la buca si riempì di acqua fino all’orlo e continuò a diffondersi in maniera incontrollata nel terreno circostante, rendendolo «sempre più saturo – ricorda Gentile – totalmente impraticabile e soprattutto pericoloso per i mezzi meccanici, gli uomini e gli animali dato il rischio di sprofondamento».

Non fu neppure realizzato il collegamento tra lo scolino già esistente e l’invaso creatosi in seguito allo scavo per cui il transito delle acque venne arginato e ostruito. Così, anziché un regolare deflusso nel canale Tardio, si produssero degli stagni e dei ristagni, sopra e sotto il suolo. «L’acqua continuò ad espandersi in maniera smisurata ed incontrollata, coinvolgendo una superficie di terreno sempre più estesa, coltivata a frumento duro», si legge nell’atto di citazione curato dall’avvocato Antonio Turco. Già il 17 gennaio, Gentile chiama i carabinieri di S.Marco in Lamis. Anche il passaggio dei mezzi pesanti sul terreno impregnato all’inverosimile aveva rovinato la terra e la stradina di collegamento fra le due parti dell’appezzamento, provocando avvallementi e fossi. «Fu impossibile, quell’anno, predisporre ed organizzare adeguatamente il letto di semina destinato ad ospitare la coltivazione del pomodoro da industria, le cui piantine andavano messe a dimora nella prima decade del mese di aprile», prosegue l’imprenditore. Inoltre, l’escavatore ha sostato e transitato abusivamente su aree non pertinenti ed estranee alla zona di lavorazione in prossimità della condotta, bensì su terreno seminato, provocando l’interramento della neonata coltura di grano duro.

A settembre, lo smantellamento ingiustificato della stradina da parte di Operamolla, ha reso impossibile all’azienda di predisporre la preparazione dei terreni destinati alla coltivazione dei cereali, di broccoletti e finocchi. Anche le balle di paglia, quintali e quintali, erano diventate inutilizzabili per l’impossibilità di poterle prelevare in tempo a causa dell’inaccessibilità di buona parte del terreno di Salsola.

Gentile già a marzo 2013 chiede, senza successo, un incontro ufficiale ad Aqp e al suo appaltatore. Un perito scriverà che i campi sono ormai distese di acqua che fluisce lentamente impoverendo il terreno e compromettendone la fertilità, «destrutturato, privo di sostanza organica, non in linea con i requisiti previsti per il suolo agrario». Danni che, almeno in parte, si sarebbero potuti evitare se i lavori avessero rispettati i tempi previsti dalla gara d’appalto, se Aqp avesse effettuato i dovuti controlli, se fossero state prese in considerazione le regole del Cbpa, il codice della buona pratica agricola, «e soprattutto – scrive il perito Antonio Marcello Amoroso – se si fosse fatto affidamento alla diligenza del buon padre di famiglia, rispettando la proprietà altrui devastata e maltrattata e l’interesse della collettività non sufficientemente tutelato e difeso a causa sia dello sperpero di acqua (tuttora presente) che di risorse finanziarie». Totale dei danni, ambientali ed economici, secondo la perizia: 338mila e 74 euro. E l’acqua ha continuato a lungo a riversarsi in quei terreni. Da allora – come Davide contro Golia – un imprenditore si batte contro un carrozzone gigantesco. Il 21 novembre, quasi sei anni dopo i primi danneggiamenti, le parti saranno ancora in tribunale.

 

 

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