mercoledì 23 gennaio 2019

Ex Penicillina, così Salvini e Raggi fanno la festa ai diritti umani

Ex Penicillina, così Salvini e Raggi fanno la festa ai diritti umani

Ex Penicillina di Roma, la messa in scena dello sgombero a uso e consumo delle telecamere puntate su Salvini

Ex Penicillina: lo sgombero dell’area industriale abbandonata è il lugubre modo di festeggiare la Giornata mondiale dei diritti umani da parte del governo giallo-nero e della sindaca Raggi. «Questa mattina è stato sgomberato, nei pressi del quartiere S. Basilio a Roma – annuncia Rifondazione comunista – lo stabile dismesso da 35 anni, un tempo fabbrica di penicillina e poi lasciato marcire. Vi avevano trovato rifugio quasi 800 persone senza abitazione, in gran parte richiedenti asilo, alcuni italiani. Allertati da una settimana gran parte di loro se ne erano già andati». Maurizio Acerbo e Stefano Galieni, segretario nazionale e responsabile Immigrazione di Rifondazione Comunista, spiegano che «l’imponente e inutile presenza delle forze dell’ordine è servita unicamente come palcoscenico al Ministro dell’Interno che ha subito anche contestazioni da abitanti del quartiere. Avrà respirato anche lui l’amianto che respiravano gli occupanti e che si respira nella zona per cui nessuno è mai intervenuto, sarà felice di aver creato a Roma nuove aree disperse di marginalità mentre l’inverno sta arrivando? La sindaca Raggi non ha avuto il coraggio di passare eppure la sua amministrazione ha trovato ospitalità provvisoria solo a 32 persone vulnerabili. Ecco come la capitale d’Italia festeggia e ricorda la Giornata mondiale per la tutela dei diritti umani».

Lo sgombero era atteso, da giorni era stato dato l’annuncio, così da trovare meno gente possibile e consentire la passerella a Salvini che, facendosi beffe di Amnesty, ha annunciato «altri sgomberi a Roma e in tante altre città italiane». Così è stato: stamattina è scattata l’operazione per “liberare” una delle occupazioni storiche della Capitale. Decine di blindati, un tratto di via Tiburtina chiuso al traffico e le forze dell’ordine che hanno fatto ingresso nell’edificio poco prima delle 8. All’interno dell’ex fabbrica di Penicillina, al civivo 1040 della Tiburtina, sono state trovate circa quaranta persone, ma secondo recenti stime degli stessi occupanti, nello stabile abbandonato abitavano fino a poco tempo fa 600 persone, soprattutto nordafricani ma anche italiani e dall’Est europeo. «Sono andati via tutti nei giorni scorsi – ha raccontato all’Ansa un ragazzo senegalese – anche io ho dormito stanotte in strada». E all’alba su via Tiburtina c’erano diversi migranti che camminavano spingendo i loro trolley.

«Le persone stanno per strada. Quale sicurezza con il tuo decreto?», ha gridato una donna all’arrivo del ministro degli Interni, vicepremier e leader della Lega. «Salvini è venuto a fare uno show dov’erano rimaste solo le persone più vulnerabili – ha detto Federica Borlizzi di AlterEgo-Fabbrica dei diritti, una delle associazioni a presidiare l’area durante lo sgombero – i quartieri vedranno salire la tensione per colpa di un ministro che, solo per fare un tweet condanna migliaia di persone alla marginalità. E così sta facendo un gigantesco regalo alla mafia, a cui fornisce manodopera disperata».

Il Corriere della Sera annuncia già per gennaio lo sgombero del #4stelle, che definisce come fatiscente. «Dopo l’incendio che ne ha danneggiato una piccolissima parte – scrivono i Bpm, Blocchi precari metropolitani – i vigili del fuoco hanno dichiarato l’inagibilità dell’intera struttura a causa degli impianti non a norma, cosa purtroppo comune a edifici pubblici, comprese le case popolari, e a migliaia di appartamenti privati affittati a libero mercato in questa città. Ribadendo la dignità di centinaia di persone che si sono organizzate al meglio per resistere a una precarietà che tutt* noi viviamo, e che hanno ricevuto nelle scorse settimane il sostegno attivo e la solidarietà da parte di tante realtà sociali, delle scuole e di singoli abitanti del territorio, non faremo nessun passo indietro nella difesa dei bambini, delle bambine, delle donne e degli uomini che con coraggio si ribellano alle ingiustizie e combattono per una vita degna!».

«Questo posto è così da 30 anni – ha poi spiegato all’Ansa un abitante – perché nessuno è mai venuto a controllare? Qui c’è l’amianto in polvere che ci respiriamo da anni. Chi pagherà per tutto questo?». «Guardate quante forze dell’ordine – accusa all’agenzia Dire, ripresa da Redattore sociale, Chantal, romana, da sei mesi nella ex fabbrica – neanche per Provenzano ce n’erano cosi’ tanti. Mi hanno spinta via. Perche’ ero qui? Disagio. Le colpe? Di chi c’era prima. Dove sono i soldi pagati da Bruxelles? La colpa non e’ di Salvini ma di chi c’era prima. È colpa della Boldrini, è lei che ha gestito tutto». E ora? «Andremo dalla Boldrini, ci ospiti lei».

La stampa “perbene” sembra più interessata a capire dove si siano rifugiati i fuggiaschi (addirittura si fornisce l’indirizzo) piuttosto che sull’emergenza umanitaria e sui rischi ambientali. All’interno dell’area, infatti, ci sono cumuli di immondizia, serbatoi di medicinali scaduti e sostanze chimiche nocive oltre che amianto compatto e fibroso. Da gennaio, le visite effettuate da Medici senza frontiere nello stabile sgomberato sono state 350,le patologie maggiormente presenti sono state infezioni cutanee, gastroenteriti e patologie respiratorie e possono essere attribuite alle condizioni di vita insalubri all’interno dello stabile ed aggravate dall’assenza di acqua corrente e servizi igienici. Sono state inoltre rilevate patologie croniche come diabete, ipertensione, insufficienza renale, cardiopatie, malattie infettive e molte vulnerabilità psicologiche. Medici senza frontiere ha effettuato anche supporto psicologico a persone con disturbi post-traumatici in quanto vittime di violenze e torture durante il percorso migratorio.

Le operazioni di sgombero sono terminate in tarda mattinata. La Questura ha reso noto che sono 35 le persone accompagnate all’Ufficio Immigrazione per l’identificazione. Si pavoneggia Roberta Della Casa, presidente del IV Municipio di Roma, che sta assistendo allo sgombero dell’ex Penicillina. «Dopo 27 anni- ha spiegato Della Casa- questa amministrazione si è fatta carico del problema. Sono 2 anni e mezzo che lavoriamo a questa situazione. C’è stata la presa in carico delle fragilità con circa 35 persone assistite dal Campidoglio e tra loro due nuclei familiari. Si è proceduto alla rimozione dei rifiuti e poi è stata ripristinata la recinzione. Nei prossimi giorni questo posto sarà presidiato. Qualora la proprietà non dovesse ottemperare se ne farà carico questa amministrazione con verifiche e un eventuale abbattimento per evitare che il fenomeno si ripresenti, senza tralasciare i diritti umani». Anche Della Casa è stata contestata: «Vergogna, fascista, sei venuta a fare passerella».

All’interno dell’edificio sono state trovate circa 50 bombole del gas e due gruppi elettrogeni. L’area, che è stata riaffidata ai proprietari, sarà vigilata dalle forze dell’ordine per scongiurare eventuali nuovi tentativi di occupazione. «Era orribile vivere in questo posto. Spesso le liti finivano in accoltellamenti» ha raccontato Diop. «Sono in Italia da 22 anni e ho regolare permesso di soggiorno. Anni fa ho anche salvato un uomo in metro. Non siamo tutti cattivi, non si può generalizzare. Chiediamo solo di avere una sistemazione e un’opportunità», ha aggiunto. Ma dal Campidoglio assicurano solo che prosegue il percorso per garantire l’accoglienza in emergenza per le persone più fragili che vivevano all’Ex Penicillina. Sono più di un centinaio, finora, le persone accolte nelle strutture di accoglienza di Roma Capitale. Alle 32 della scorsa settimana si aggiungono quelli che oggi hanno accettato l’accoglienza.

Ad essere contestato anche il segretario romano del Pd Andrea Casu che prova a entrare nel cono di luce mediatica ma alcuni militanti antirazzisti, tra cui quelli di PaP, gli rammentano con vivacità le responsabilità del suo partito per questa situazione. Solo tre anni fa, a poche centinaia di metri, fu la Giunta Marino (e quella municipale, entrambe targate Pd) a spianare con le ruspe una baraccopoli di migranti e transitanti a Ponte Mammolo. Casu bolla tutto come «una provocazione di Potere al Popolo», ringrazia la polizia che l’avrebbe protetto e se ne va.

Resta lo squallore di uno sgombero che è avvenuto senza fornire soluzioni al dramma di chi è senza casa e senza un confronto pubblico sulla riqualificazione dell’area e sulla sua possibile destinazione a edilizia popolare come chiede da anni il Nodo Territoriale Tiburtino, cartello di forze politiche, sociali e sindacali del quartiere.

«La ruspa può andare benissimo per Salvini come spot elettorale, ma non risolve la questione» dell’accoglienza dei migranti, «come è accaduto dopo lo sgombero del Baobab. Se la risposta è gente in mezzo alla strada, la risposta è sbagliata, non si fa nessun passo in avanti», dice da Bruxelles anche il coordinatore del presidio d’accoglienza romano del Baobab, Andrea Costa. «Che un posto come la Penicillina andasse in qualche modo sgomberato è vero, ma bisogna trovare una sistemazione per le persone», ha proseguito Costa, sottolineando che «a personalità come Salvini serve tenere i migranti in condizione irregolare» come «benzina elettorale per ogni elezione, anche per le europee del prossimo maggio. Produrre irregolarità con questi sgomberi significa creare insicurezza, il contrario di quello che si afferma di voler fare».

Anche Rifondazione romana critica l’operazione «in grande stile nell’ex fabbrica Leo sulla Tiburtina, quel mostro fatiscente pieno di amianto e rifiuti tossici che a Roma tutti chiamano ex Penicillina. Il Messaggero lo aveva annunciato da tempo e poi la scorsa settimana aveva dato l’appuntamento: un appuntamento che è rimbalzato dalle varie redazioni ai social, quasi fosse un evento imperdibile. All’interno le centinaia di persone che, non sapendo dove andare, ci vivevano se ne erano già andate alla ricerca di un’altra soluzione in una città respingente per tutti, ormai. Abbiamo più volte denunciato che il diritto alla casa è uno tra quelli fondamentali, perché fa parte del diritto alla dignità degli individui. Abbiamo sottolineato come ormai sia stato trasformato in un problema di ordine pubblico, della continua campagna di criminalizzazione di chi, non trovando altre soluzioni occupa anche stabili mostruosi come la Penicillina. Abbiamo scritto e spiegato che servirebbero più case destinate a Edilizia Residenziale Pubblica, di come chi ci governa a tutti i livelli svende il nostro patrimonio invece di valorizzarlo e cambiarne in alcuni casi la destinazione d’uso. E che i soldi ci sono: il problema è solo politico e descrive il confine tra un paese civile e la barbarie a cui assistiamo quotidianamente. Oggi vogliamo porre una nuova domanda: dove stiamo precipitando se uno sgombero, un atto violento che cancella i diritti, è diventato uno spettacolo, un luogo ideale per la passerella di nuovi e vecchi governanti che, gonfi come tacchini, dichiarano “La lois c’est moi”?», scrivono Michela Becchis e Giulia Pezzella, responsabile immigrazione, rispettivamente, e e responsabile politiche abitative.

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