Raggi e Salvini si azzuffano sulla Penicillina

Raggi e Salvini si azzuffano sulla Penicillina

Ex Penicillina, le voci di una rioccupazione accendono la gara a chi è più truce tra la sindaca e il ministro. Inascoltate le proposte dei movimenti territoriali

di Frannie Carola Zarca

Raggi e Salvini scambiano la ex Penicillina per un ring. Sopralluogo dei vigili urbani di Roma nell’immobile sgomberato lo scorso 10 dicembre con una spropositata operazione di polizia, dopo che era emersa di nuovo la presenza di alcuni occupanti. Una circostanza bollata come «inaccettabile» dalla sindaca Virginia Raggi che aveva tuonato: «Sono stati spesi soldi pubblici, impegnati uomini e risorse. E ora c’è il rischio di dover ricominciare da capo. Dopo sgomberi occorre sorveglianza». Inaccettabile, semmai, è l’assenza di soluzioni alternative per chi è senza casa ma la risposta del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è sulla medesima lunghezza d’onda della sindaca: «Il Comune di Roma e i privati facciano il proprio dovere. Non c’è stata occupazione, ho sentito questore e prefetto. Il sindaco non diffonda notizie prive di fondamento». Poi il titolare del Viminale ha spiegato proprio nel corso del sopralluogo dello stabile sgomberato proprio per consentire la sua passerella mediatica: «Dobbiamo controllare ed è per questo che sono tornato qui. Lo stabile è libero, pulito e non occupato. Quindi il sindaco di Roma e quelli delle altre città pensino ad occuparsi bene delle strade, delle scuole e delle case delle loro città. Ci tenevo a far vedere al sindaco di Roma che la situazione è sotto controllo. Qui c’erano interi piani occupati, abbandonati e degradati. Tutto questo era così fino a poco tempo fa, questo era il tempio dell’illegalità. Io posso garantire la sicurezza ma il Comune faccia il proprio mestiere e i privati anche. La abbattano, la vendano, costruiscano qualcosa».

In mattinata durante il sopralluogo della polizia locale sono state trovate all’interno dell’edificio due persone, due africani, senza documenti che sono stati accompagnati all’Ufficio Immigrazione di via Patini per l’identificazione. I caschi bianchi hanno poi fatto sapere che, «scaduti i termini previsti per la messa in sicurezza dell’area da parte del privato proprietario dell’ex fabbrica di Penicillina» avevano «già proceduto nei giorni passati a denunciare il responsabile, per inottemperanza». Dal municipio competente a guida M5S (il quarto) è intervenuta la presidente Roberta Della Casa per sottolineare che «la polizia locale, congiuntamente con le forze dell’ordine, non ha mai abbandonato completamente la struttura proprio per evitare che si ricreassero le condizioni emergenziali del passato. In queste ore, le forze dell’ordine hanno nuovamente fatto accesso nella ex fabbrica non ravvisando alcuna nuova occupazione». Critiche da Pd e FdI. Il segretario dem di Roma che ha puntato il dito: «La politica degli sgomberi spot senza soluzioni alternative di Raggi e Salvini produce solo propaganda. Intanto CasaPound continua ad occupare lo stabile di Via Napoleone III», dice l’ex partito che governava Roma guardandosi sia dall’offrire soluzioni adeguate ai senzacasa, sia lasciando in pace i fascisti del III millennio che dovrebbero essere sgomberati perché fascisti non perché occupanti.

A chiarire il senso della schermaglia tra la sindaca e il ministro dell’Inferno interviene Alter Ego, associazione di avvocati che ha provato in questi mesi a supportare le persone sgomberate dall’ex fabbrica sulla Tiburtina: «Secondo la prima cittadina la soluzione è quella di “sorvegliare” dopo aver sgomberato. Sì avete capito bene, non di bloccare gli sgomberi senza soluzioni alternative. Ma di sorvegliare che quelle persone gettate per strada non cerchino nuovamente rifugio nel luogo da dove sono state cacciate – scrivono i legali di Alter Ego – scene di ordinario squallore istituzionale, che si verificano sulla pelle di centinaia di uomini e donne trattati come scarti, come veri e propri rifiuti. E’ stata proprio la Sindaca Raggi a firmare, in data 23 novembre, un’ordinanza con cui si decideva di procedere allo sgombero. Nella volontà di rincorrere Salvini sul piano della repressione è stata, dunque, proprio la Prima Cittadina a decidere di dar vita all’ “allontanamento” degli abitanti, senza menzionare peraltro una loro presa in carico. Inoltre, nella stessa ordinanza si parlava di distruzione dell’immobile, senza menzionare la necessaria bonifica di quel luogo che non può essere abbattuto senza prima togliere l’amianto che avvelena l’intero quartiere. Il 10 dicembre è avvenuto lo sgombero-farsa. 277 milioni di euro spesi per “sgomberare” le sole 40 persone che erano rimaste nello stabile, uomini e donne che sono stati trattenuti per una intera giornata in Questura e che erano, peraltro, proprio quelle maggiormente vulnerabili. Un altro centinaio sono state prese in carico dai centri comunali fino alla fine dell’emergenza freddo. Le restanti 400 persone erano già da tempo andate via ed hanno tentato di trovare rifugio in altri accampamenti informali della zona, tra cui lo stabile di via Tallone che è stato sgomberato il 15 Gennaio, lasciando nuovamente queste persone per strada senza una soluzione alternativa. Salvini, che ha già fatto una pessima figura durante lo sgombero farsa del 10 dicembre, oggi ritorna davanti alla Penicillina e mente, sapendo di mentire. Perché alcuni ragazzi sono stati realmente costretti a ri-occupare quell’immobile, non sapendo più dove trovare rifugio. E ripetiamo che chi si trova a vivere in mezzo ai rifiuti tossici, all’amianto, all’infestazione di blatte e topi non lo fa mai per scelta ma perché è costretto, essendo stato abbandonato a se stesso. Inoltre, quando oggi Salvini afferma che in realtà l’ex Penicillina è stata messa in “sicurezza”, dice anche qui il falso. Quello stabile non potrà mai essere messo in sicurezza finché l’amianto lì presente non verrà bonificato. Non c’è nessuna maggiore sicurezza per gli abitanti di quel quartiere, che continuano ad essere avvelenati dai rifiuti e dall’amianto presente. Complimenti, dunque, all’operato della Sindaca Raggi e del Ministro dell’Interno. Avete tolto tutto a chi già non aveva niente».

«La realtà oltre ai tweet è ben diversa e noi che viviamo qua lo sappiamo bene – scrive anche il Comitato Nuova Penicillina – i tanti soldi spesi per la “maxi” operazione, rivelatasi chiaramente una pagliacciata, sono stati buttati al vento: l’amianto è rimasto lì, il ghetto è semplicemente stato spostato. In contemporanea, questa mattina, a poche centinaia di metri dall’ex Penicillina, nel quartiere Ponte Mammolo, una donna con due minori sono stati sgomberati dalla loro casa. Alla faccia del cambiamento». La soluzione che né Salvini né Raggi né Della Casa hanno mai preso in considerazione, e che da anni viene reclamata dai comitati del Nodo territoriale Tiburtino è la bonifica, la requisizione e la riconversione in case popolari e servizi delle aree industriali dismesse. La ex Penicillina è la metafora di una città senza servizi, in preda al degrado, senza soluzioni per i più deboli, in cui il governo centrale e quello di prossimità inventano e rivendicano la criminalizzazione dei più impoveriti teatralizzando gli sgomberi.

«Ho depositato poco fa alla presidenza dell’assemblea capitolina la richiesta, sottoscritta da undici consiglieri, per la convocazione urgente di una seduta dedicata al problema del disagio sociale a Roma, con riferimento anche alla situazione delle persone senza fissa dimora e degli sgomberi abitativi. Quanto accade in queste ore all’edificio dell’ex penicillina è la dimostrazione che è sbagliato ed illusorio pensare di ridurre la povertà ad un problema di ordine pubblico – dichiara in una nota Cristina Grancio, esponente di demA e capogruppo del misto in Campidoglio – c’è urgente necessità di potenziare la capacità d’intervento dei servizi sociali capitolini e di affrontare il problema abitativo con una politica per la casa, non certamente solo a colpi di sgomberi. Le sterili polemiche fra il Ministro dell’Interno e la Sindaca non risolveranno di certo la condizione delle ottomila persone senza fissa dimora e delle centomila famiglie romane in stato di grave disagio sociale stimate dalla Caritas».

 

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