giovedì 21 febbraio 2019

Grecia, così Syriza va verso il centro estremo

Grecia, così Syriza va verso il centro estremo

Grecia, il divorzio tra Syriza e Anel, il lavoro sporco di Tsipras per il memorandum e per la Nato, lo scivolamento verso il centro di Syriza

Quella che era stata definita “l’unione contro natura” tra Syriza e i Greci indipendenti-ANEL è giunta al capolinea  all’inizio dei quest’anno con la fuoriuscita il 13 gennaio del ministro della Difesa, Kammenos (il capo di ANEL) sulla “questione della Macedonia”

Come è noto c’era stato un primo governo Tsipras con ANEL dal 26 gennaio al 27 agosto del 2015; poi un secondo governo Tsipras sempre con ANEL dal 21 settembre 2015,  che grazie anche  al rimpasto del 4 novembre 2016,  aveva  potuto operare fino alla recente crisi.

L’uscita di ANEL non ha tuttavia impedito a Tsipras di tenere in piedi il suo governo grazie al voto di fiducia ottenuto il 17 gennaio in Parlamento, se pur di strettissima misura (161 Si e 148  NO).

Alla base dello scontro il controverso accordo, tra il governo di Atene e quello di Skopje della ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (in inglese FYROM, Former Yugoslav Republic of Macedonia), firmato nel giugno del 2018. L’accordo riguardava proprio il nome di quest’ultima nazione che veniva ad assumere la denominazione di Repubblica di Macedonia del Nord. La modifica costituzionale del nome del paese è stata votata dal Parlamento macedone l’11 gennaio 2019 all’unanimità. Le forze della destra nazionalista contrarie si sono infatti assentate dall’aula.

Il voto di approvazione dell’accordo da parte  del Parlamento greco è invece avvenuto pochi giorni fa, il 25 gennaio 2019, con un margine molto ristretto, 153 voti a favore, 146 contrari e 1 astenuto. La destra di Nuova Democrazia, che ha il vento in poppa e che pensa di poter trarre vantaggi elettorali in quanto i sondaggi danno un 60% dei greci contrari all’accordo, si sono infatti più o meno strumentalmente opposti. Il vento nazionalista spinto non solo dall’estreme destre, ma da varie correnti politiche, va forte in Grecia sia contro la Macedonia a cui non si vuole riconoscere quel nome, sia contro il paese dall’altra parte dell’Egeo, la Turchia.

Tutto il lungo e tormentato percorso delle trattative tra Grecia e Macedonia, che chiude pertanto un  contenzioso di decenni, è stato fortemente sostenuto ed indirizzato dagli USA, dalla Nato e dall’Unione Europea che  hanno la necessità di  integrare la Macedonia nella Nato e di favorirne l’adesione alla UE. Non è un caso che i media europei abbiano positivamente caldeggiato a questo fine tutto il processo e, tra questi, La Repubblica che in questi giorni ha scritto prima: “Skopjie pronta a entrare in UE e Nato” e poi anche: “Tsipras comincia a cancellare la troika”……

La realtà descritta dall’editoriale di DEA che qui abbiamo tradotto è purtroppo ben diversa. In proposito si veda anche l’articolo comparso sul sito del CADTM (Comitato per l’Abolizione dei Debiti illegittimi) https://www.italia.attac.org/index.php/granello-di-sabbia/10857-grecia-tsipras-nel-campo-minato-della-crisi-che-continua 

Dichiarazione della Sinistra Operaia internazionalista (DEA)

Questa alleanza di governo è stata decisiva nel 2015 per garantire il successo del progetto dell’oligarchia greca, dei creditori e del gruppo dirigente attorno Alexis Tsipras, un progetto di neutralizzazione delle dinamiche politiche del radicalismo operaio e popolare manifestatosi durante le elezioni del gennaio 2015 e confermato dalla grande vittoria del NO nel referendum.

Ricordiamo che la decisione di formare un governo con i “Greci Indipendenti – ANEL” di Panos Kammenos, così come la proposta di votare alla presidenza della Repubblica Prokopis Pavlopoulos, un uomo politico della destra tradizionale, sono state avanzate e gestite da una ristretta cerchia di potere intorno a Tsipras, non avendo allora, ottenuto il consenso degli organismi ufficiali del partito SYRIZA.

Queste decisioni hanno trasgredito gli orientamenti del Congresso fondatore di SYRIZA – che delimitava il possibile spettro di alleanze politiche dalla “socialdemocrazia anti-austerità fino al KKE [Partito comunista greco] e a ANTARSYA [Alleanza Anticapitalista di sinistra]. ” Queste decisioni del gruppo di Tsipras hanno invece brutalmente indirizzato il progetto politico di “un governo di sinistra” verso un “governo di salvezza nazionale“, dal quale sarebbero state escluse solo “l’ala ultradestra Nuova Democrazia vicino Samaras (Antónis Samarás, Primo Ministro dal 2012 al 2015 ) e Alba Dorata””.

Oggi tutti sanno che queste scelte facevano parte di un orientamento di subordinazione nelle trattative a senso unico con l’Unione europea, per mantenersi fermamente sulla linea di “restare nell’euro qualunque fosse il sacrificio” e soprattutto di mantenersi nella prospettiva, già dal febbraio 2015, di una “capriola politica”, vale a dire l’accettazione delle politiche dei Memoranda dell’austerità e la firma del terzo memorandum.

Oggi sappiamo che questo orientamento non era limitato all’assunzione da parte di Tsipras delle riforme neoliberiste del terzo memorandum, ma si esprime anche nel vergognoso accodamento del governo Tsipras alla politica americana della NATO (Politica militare greca, sostegno all’integrazione della Macedonia nella NATO, ecc.] proprio nell’epoca di un presidente  molto reazionario e pericoloso come Donald Trump.

L’accordo di Prespa (lago al confine di tre paesi balcanici) con la Repubblica di Macedonia non a nulla a che vedere con una politica di pace, di democrazia e di cooperazione nei Balcani, né con alcuna opposizione al nazionalismo; prova ne sia la successione di un generale delle Forze Armate (l’Ammiraglio Evangelos Apostolakis) a Ministro della Difesa in sostituzione di Kammenos.

L’accordo di Prespa punta, senza avere più ostacoli, ad espandere la NATO nei Balcani occidentali, ad esercitare una crescente pressione sulla Serbia per aderire alla NATO e all’UE e a promuovere lo Stato greco come “il sostegno politico e militare più stabile degli Stati Uniti dall’arco geopolitico che va dalla Polonia a Israele“, secondo le dichiarazioni dei ministri di Trump e dell’ambasciatore statunitense ad Atene [Geoffrey Pyatt].

Non è un caso che l’imposizione dell’accordo di Prespa al popolo del nostro vicino macedone sia stata fatta con metodi vergognosi, mescolando minacce, ricatti e corruzione.  Non è un caso che la sinistra del paese nostro vicino abbia respinto l’accordo rispondendo con la voce del partito “Levica” (sinistra): “Nella NATO? NO, anche quando il nome del nostro paese, inscritto nella Costituzione, fosse preservato! ”

È per questo che il partito della Nuova Democrazia di Kiriakos Mitsotakis – che respinge l’accordo rumorosamente, nella speranza di guadagnare voti e di eguagliare l’estrema destra nella demagogia nazionalista – trema al pensiero che Tsipras potrebbe non portare a termine lo “sporco compito” e rifilare la patata bollente della ratifica dell’accordo al prossimo governo. Non bisogna mai dimenticare che in Grecia la destra e l’estrema destra sono sempre stati i migliori lacché dell’imperialismo americano e dei suoi tentacolari servizi.

Con questa nuova manovra di tatticismo politicista, Alexis Tsipras spinge l’insieme della vita politica in una direzione ancor più conservatrice.

Sul terreno cruciale dell’economia, ha già costretto le scelte future della Grecia nella camicia di forza di avanzi di bilancio smisurati, volti a consentire il rimborso del debito pubblico nell’illusione della sua sostenibilità. La continuazione di questi avanzi conduce a una austerità duratura di dimensioni drammatiche e alla riduzione della “sensibilità sociale” dello Stato alla sola classica ricetta neoliberale di distribuire ai più poveri dei magri sussidi, finanziati attraverso le tasse ad altri poveri. In tal modo, il rischio di una nuova recessione internazionale e di una esplosione dei tassi di interesse, dopo l’esaurimento dei “cuscinetti di salvataggio” della tesoreria pubblica con il rientro nel 2020-2021 delle scadenze dovute, implica la prospettiva di un quarto memorandum di austerità.

Nella prospettiva e nella possibilità di un’imbarazzante sconfitta di fronte al neoliberalismo estremo di Kiriakos Mitsotakis, Alexis Tsipras si volge verso l’alleanza con il social-liberali e i Verdi in Europa, ma anche verso un miglioramento spettacolare delle sue relazioni con le forze della destra tradizionale, come è stato evidenziato dalla visita di 24 ore di Angela Merkel ad Atene (10 gennaio 2019). Questo scivolamento verso il “centro estremo” neoliberale segna il compimento della mutazione social-liberale di Syriza.

Non bisogna accettare il tentativo di legittimazione di questa deriva attraverso il rischio reale dell’estrema destra. Le principali responsabilità per il razzismo al quale sono confrontati i rifugiati in Grecia sono del governo Tsipras e dell’UE che hanno firmato l’accordo reazionario USA-Grecia-Turchia, e anche dei ministri che da quattro anni “amministrano” l’ignominia del campo Moria sull’isola di Lesbo.

Responsabilità fondamentali per lo sviluppo del nazionalismo ricadono su coloro che ieri hanno nominato ministro della Difesa Kammenos, ed oggi l’Ammiraglio Apsotolakis, su coloro che hanno firmato contratti di per la fornitura di armi con Trump e che hanno rafforzato “l’asse” militare e politico con lo Stato di Israele e la dittatura egiziana di Al-Sissi.

Ovunque in Europa le forze del “centro estremo” sono quelle che hanno aperto la strada allo sviluppo dell’estrema destra e che non possono certo essere considerati settori di resistenza al nazionalismo e alle grida di guerra. Quelli che ne dubitano hanno solo da guardare alla crisi di Macron che Tsipras presentava ancora solo qualche mese fa come un modello politico-ideologico.

Da alcuni anni il nodo della lotta contro il governo SYRIZA-ANEL, il nodo del rovesciamento dell’austerità, sono il compito precipuo del mondo del lavoro e delle forze politiche della sinistra radicale. Questo è tanto più vero oggi, dopo il divorzio politico tra Tsipras e Kammenos.

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