mercoledì 22 Maggio 2019

Ecco come la polizia francese intrappola i cortei

Ecco come la polizia francese intrappola i cortei

Francia, si chiama “nasse” la tecnica con cui la polizia gasa i cortei mettendo a rischio la vita dei manifestanti. E’ una bugia la versione ufficiale sulle violenze del 1° maggio

«Un’indagine interna è in corso per determinare chi è questo poliziotto e perché faccia questo lancio», ha detto giovedì a CheckNews (redazione di Liberation dedicata all’approfondimento e alla verifica), il servizio di informazione e comunicazione della polizia (Sicop). E per una buona ragione: la polizia dovrebbe principalmente utilizzare il materiale fornito dalla loro amministrazione – e il pavè (noi lo chiameremo sampietrino, ndr) non ne fa parte».

Il video del celerino francese che lancia una grossa pietra contro i manifestanti del 1° maggio parigino sta destando molto scalpore in Francia anche perché demolisce le bugie del ministro degli Interni che ha provato a dire che decine di manifestanti (32 di loro sono stati arrestati) in fuga dalla violenza della polizia e alla ricerca di un rifugio nel recinto del Ospedale di Pitié-Salpêtrière fossero casseurs impegnati in un “attacco” all’ospedale a dispetto della salute dei pazienti.

Ma non è la prima volta che la polizia adopera armi non convenzionali, ovvero compie azioni illegali nelle cattivissime operazioni di repressione che, nel caso del 1° maggio parigino hanno visto anche abusi contro il segretario nazionale della Cgt, il più importante sindacato transalpino. Il numero di stazioni di metropolitane e linee bus chiuse era spettacolare, dopo aver effettuato circa 18mila controlli preventivi nelle strade e nelle stazioni, le forze di polizia si sono scatenate contro la dimostrazione con il pretesto di attaccare i “blocchi neri”.

Martinez ha raccontato di essere stato allontanato dalla testa del corteo dagli uomini del Crs durante una delle cariche del primo pomeriggio, quando il camion principale della CGT era davanti alla chiesa Notre-Dame-des-Champs. «I membri del nostro servizio d’ordine (SO) hanno tutti una fascia da braccio rossa. Sapevano chi avevano davanti a loro! Il CRS li ha battuti con i manganelli. Non c’era nessuno tra loro e noi! Il SO ha mantenuto la calma e si è fermato. Stava cominciando a non essere in grado di respirare. Ho deciso di ritirarmi sul retro della manifestazione». La polizia, secondo il leader Cgt aveva l’ordine di complicare la vita al sindacato più che rincorrere i casseurs, il blocco nero. Martinez accusa apertamente il prefetto e il ministro degli Interni.  Dei 3mila black bloc previsti da Christophe Castaner, ministro di polizia di Macron,  se ne sono contati solo da 150 a 200. «Castaner ha voluto creare un clima di guerra civile ancor prima dell’evento. Non sono mai stati mobilitati così tanti agenti di polizia. C’era un desiderio da parte del governo, attraverso il prefetto, di mostrare i suoi muscoli». Sono i frutti avvelenati della cosiddetta legge “anticasseurs” che serve a limitare l’agibilità di tutti, si può essere arrestati anche solo per aver coperto il volto sotto il diluvio di lacrimogeni.

Quella che è andata in scena a Parigi è chiamata la “nasse”, la trappola, «l’alfa e l’omega della polizia», dice David Dufresne, uno dei giornalisti francesi più attenti. Invenzione della polizia britannica negli anni ’70, la tecnica della trappola, o “kettling” in inglese (“spumeggiante”), è quello di canalizzare i manifestanti all’interno di un cordone di polizia abbastanza stretto. E poi gasarli e caricarli.

Johann Cavallero, delegato sindacale del CRS, spiega «tre scenari. A volte, ci fermiamo all’inizio del corteo. Le persone sono impazienti di andarsene, quindi possiamo contenerle, per rispettare l’orario di partenza. Si può anche intervenire durante l’evento per dividere una manifestazione in due quando ci sono casseurs. E infine, possiamo “nasser” alla fine della manifestazione per dirigere i manifestanti verso una singola uscita e impedire a tutti di disperdersi».

In Francia, questa manovra non è nuova, c’erano nasse già nel 2006. Questo è stato particolarmente un modo per fare un sacco di arresti, per drammatizzare le cose e consentire schedature. «Non è nuovo. Si fa anche negli stadi, quando ci sono incontri particolarmente a rischio», confessa Cavallero. «Non nuovo, certamente, ma sempre più usato», ribatte Dufresne. Non è sempre prevista una via di fuga come dimostrano immagini di manifestazioni contro la privatizzazione delle ferrovie Sncf del 2018. «La nasse è un modo in cui limiti i corpi e puoi creare una sensazione di panico, rendere la folla ostile alla polizia. Mette alla prova i nervi e tutto questo crea una pentola a pressione», aggiunge il giornalista. E le trappole si fanno sempre più grandi e prolungate (migliaia di persone pressate per una o due ore). Cavallero preferisce relativizzare: «tutte le tecniche sono un po’ rischiose.

Il 1° Maggio 2019 è stata la convergenza di diversi mondi: sindacati, gilet gialli, blocchi neri, studenti. «E’ difficile spiegare l’uso di questa tecnica, a meno che la strategia della tensione non sia l’opzione scelta», ha detto David Dufresne all’Huffpost francese. Negli ultimi anni, le basi legali della “gabbia”, come afferma il difensore dei diritti umani Jacques Toubon, ex ministro della Giustizia, sollevano interrogativi. «Un quadro giuridico incerto, o addirittura inesistente» che «priva molte persone della loro libertà di movimento». Nel Regno Unito l’ingabbiamento è autorizzato esclusivamente come ultima risorsa e su ordine dell’autorità gerarchica ma il sindacalista dei celerini francesi dice il contrario: «fa parte del nostro addestramento e delle nostre dottrine ufficiali di polizia».

La Corte europea dei diritti umani si occupa di kettling per la prima volta nel 2012 a proposito dell’intrappolamento di una manifestazione anticapitalista a Londra nei primi anni 2000, e ha concluso che non vi era «alcuna privazione della libertà ai sensi dell’articolo 5 della Convenzione come la polizia aveva inteso proteggere sia i manifestanti che la proprietà da atti di violenza, e che il cordone era stato mantenuto solo per il tempo necessario a raggiungere tale obiettivo». La Corte osserva, tuttavia, che «il contesto in cui è inserita la misura è un fattore importante». Queste restrizioni temporanee alla circolazione sono giustificate purché siano «il risultato inevitabile di circostanze che sfuggono al controllo delle autorità, necessarie per prevenire un rischio reale di gravi lesioni a persone o cose e sono limitati al minimo richiesto a tale scopo”. In altre parole, una misura eccezionale e non una semplice routine intesa ad unirsi al folklore delle manifestazioni.

Il 9 maggio si scenderà di nuovo in piazza per lo sciopero dei dipendenti pubblici e due giorni dopo ancora i Gilet gialli.

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