Volevamo tutto. In morte di Nanni Balestrini

Volevamo tutto. In morte di Nanni Balestrini

E’ morto Nanni Balestrini, poeta, narratore, saggista, tra i fondatori del Gruppo 63, uno degli arrestati per il teorema Calogero, il 7 aprile del ’79

Arrivai lì al bar e trovai molti compagni che mi aspettavano. Ci abbracciammo eravamo esaltati per quello che avevamo fatto. Tutta Mirafiori si era fermata anche tutte le linee della 500. La produzione si era completamente bloccata per il secondo turno. Anche se i sindacati erano riusciti a chiudere con risultati ridicoli la lotta delle Ausiliarie. Man mano arrivavano gli altri arrivavano gli studenti arrivavano altri operai che non avevo mai visto e che avevano fatto la lotta. Tutti parlavano e si decideva che lo sciopero anche domani doveva continuare. [da Vogliamo Tutto]

La figura di Nanni Balestrini, poeta, narratore e saggista scomparso oggi a 83 anni (era nato a Milano il 2 luglio 1935), è legata in maniera emblematica a due suoi titoli, uno sperimentale dagli echi più esistenziali Tristano del 1964 e che rimanda al suo acceso impegno politico, e Vogliamo tutto del 1971, che restano e furono due manifesti tra gli anni della neoavanguardia e l’inizio poi di quelli cosiddetti di piombo. Intellettuale, letterato, certamente, ma anche uomo attivo, operatore culturale (del resto quello che è praticamente il suo primo titolo, una raccolta di versi, si intitolava Come si agisce, con le parole e la lingua certo, ma non solo) fu direttore della rivista Quindici del Gruppo 63, di cui fu tra i fondatori e organizzatori del convegno di nascita, redattore della Feltrinelli, negli anni dell’attenzione alla produzione sperimentale e dell’impegno politico, quindi, dopo l’ondata della contestazione studentesca del ’68, tra i promotori del gruppo di Potere Operaio e nel 1976 tra i sostenitori della cosiddetta Autonomia operaia, tanto che quando partì l’operazione di polizia nota come 7 aprile contro quest’area, fu accusato nel 1979 di costituzione di banda armata e fuggì allora riparando in Francia e poi in Germania, tornando in Italia prosciolto solo dopo il 1985.

Del romanzo Tristano si parla e si parlò nel 1964 soprattutto a proposito della sua struttura e genesi, che è quella combinatoria già in uso con le sue poesie, costruito scegliendo alcuni testi (nel caso dalla letteratura rosa popolare, da lavori storico-politici, dalla manualistica più varia) da cui stralciare brani o frasi da ricombinare infine in un nuovo testo in cui ogni capoverso è una sorta di miniromanzo e che dà vita quindi a un iperromanzo con una sua precisa geometria (dieci capitoli, ognuno di dieci capoversi composti da 34 righe) col risultato di una scansione ritmica che vuol comunicare agitazione e far interagire emotivamente e intellettualmente il lettore con l’assenza di una trama, dei personaggi, e dello stile, come dichiarava la quarta di copertina della prima edizione. Del resto Balestrini era uno dei nomi che appariva (con Giuliani, Porta, Pagliarani, Sanguineti e altri) nel 1961 nell’antologia I Novissimi a cura di Giuliani e poi è stato tra i curatori dell’antologia letteraria e di quella critico-teorica intitolata proprio al Gruppo 63 (ristampate in un unico volume da Bompiani 50 anni dopo). A questo si aggiungono le sue varie raccolte poetiche, da Facciamone un’altra a La signorina Richmond, sino a Estremi rimedi e Contromano, tutte poi riunite nella edizione completa dei suoi versi in tre volumi pubblicati da DeriveApprodi tra il 2015 e il 2018.

Vogliamo tutto invece sette anni dopo appare molto diverso, tanto che ci fu chi, superficialmente, parlò persino di opera neo neorealista , mentre conservava al fondo, accanto all’invenzione narrativa, quel sistema costruttivo che si avvale della scelta di testi preesistenti (cronache, documenti politici, volantini), che hanno un effetto straniante con risvolti iperrealistici, elaborati a documentare e narrare le vicissitudini di Alfonso, un immigrato meridionale a Milano che si trova costretto a fare mille mestieri, partecipando alle prime lotte studentesche e poi arrivando a entrare alla Fiat nella stagione dell’autunno caldo e infine prendendo parte alle fazioni extraparlamentari.

Più o meno con la stessa tecnica sono creati anche altri due romanzi di Balestrini, La violenza illustrata del 1976 e Gli invisibili del 1987, mentre sulla propria scrittura, pur mimetica e giocata sui registri comici e della violenza che porta all’azione, nasce nel 1994 I furiosi sulle gesta epiche e drammatiche di un gruppo di ultrà del calcio. «Più che un risultato di scelte premeditate, il Gruppo 63 può essere visto come un passaggio generazionale, un evento biologico», ha scritto lo stesso Balestrini, parlando di giovani nati sotto il fascismo chiamati a rinnovare la cultura di un paese diventato industriale e metropolitano, davanti al quale, «quel che avevano ereditato, prescindendo da ogni giudizio di valore, appariva inutilizzabile». Si liberarono così energie che presero varie vie, chi più rivoluzionario nel suo operato culturale chi sentì l’esigenza di affiancare a ciò un’attività pratica che partecipo «al grande slancio positivo» di quegli anni, che per lo scrittore fu «stroncato da una feroce repressione a tappeto che non colpì solo il vero terrorismo, le Brigate rosse, ma anche tutta un’area enorme», bloccando tutto e portando al decadimento culturale, morale e sociale dei decenni a seguire.

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1 Comment

  1. Avatar
    GiornAldo ProfZolfino

    aCCADEMICO vELARDINIELLANO HONORIS CAUSA IL GRANDE 83ENNE NANNI BALESTRINI CHE SEGUIVCA ANCHE SE TALVOLTA IN MODO CINTRIVERSO EDOARDO SANGUINBET I MIO FRATERNO AMICO E DOCENTE ACCADEMICO A SALERNO EDO SANGUINET I,MA CHE SI RIVELA SIMILE AL VATE MUSECO NFRA LI MASTE CANTAUTRORE E CANTASTORIE DEL’500 COM E POSTEGGIATORE AMBULANTE CAMPANO DEL SEC XVI=VELARDINIELLO

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