Francia condannata per non aver indagato sulla violenza della polizia

Francia condannata per non aver indagato sulla violenza della polizia

Malapolizia in salsa francese sanzionata dalla Corte europea di Strasburgo, la stessa che ha più volte condannato l’Italia per vicende anche più gravi

La Francia (cosa che più volte accade al nostro Paese) è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) a pagare 20mila euro a uno dei suoi cittadini per non aver condotto un’indagine sulla violenza subìta da parte della polizia. I fatti risalgono all’8 marzo 2000 quando il denunciante, Fouhed Chebab, che all’epoca aveva 24 anni, è stato ferito al collo e alle spalle a Thionville (Mosella) e nel luglio 2002 ha dovuto intentare una causa per costringere all’apertura di un indagine sul possibile abuso di polizia. L’inchiesta si è chiusa con un non-luogo a procedere confermato, 12 anni dopo, dalla cassazione.

Nel suo giudizio unanime, la CEDU di Strasburgo ritiene che l’azione del funzionario di polizia non costituisca di per sé una violazione del “diritto alla vita”. L’agente, chiamato nel cuore della notte per un tentativo di furto con scasso alla fine non dimostrato, potrebbe legittimamente sentirsi minacciato da un individuo alcolizzato, aggressivo e dotato di un coltello, sottolinea la Corte. Ma, si spiega, il diritto alla vita è stato violato a causa delle carenze delle indagini della polizia e della mancanza di inchiesta giudiziaria avviata dall’ufficio del pubblico ministero.

«Solo un’indagine sui fatti contestati al ricorrente è stata aperta – ha affermato il tribunale del Consiglio d’Europa – l’obbligo di proteggere il diritto alla vita richiede un’inchiesta quando l’uso della forza da parte della polizia ha messo a repentaglio la vita di un uomo».  Anche il procedimento contro Fouhed Chebab è stato annullato dal tribunale a causa di irregolarità procedurali durante la sua custodia. I 20mila € sono stati assegnati in relazione al danno non patrimoniale.

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