giovedì 22 Ottobre 2020

Lagarde, coronavirus come eutanasia

Lagarde, coronavirus come eutanasia

La pandemia, con i suoi picchi di mortalità concentrati anziani e immunodepressi, sembra progettata dalla stessa Christine Lagarde

di David Torres

Solo otto anni fa, nell’aprile 2012, il Fondo Monetario Internazionale ha proposto tagli alle prestazioni sociali e l’innalzamento dell’età pensionabile come misure urgenti “di fronte al rischio che le persone vivano più a lungo del previsto”. Le virgolette funzionano qui proprio come la maschera per prevenire la diffusione del coronavirus, cioè non che serva a molto, ma almeno attenua un po’ l’impressione di disgusto. Dietro questa elegante frase c’era la non meno elegante direttrice del FMI, Christine Lagarde, una donna di 56 anni che era succeduta a due noti criminali, Dominique Strauss-Kahn e Rodrigo Rato, e che aveva un passato di cattiva condotta quasi sospettoso come quello dei suoi predecessori in carica.
Otto anni dopo, bisogna riconoscere che la buona signora aveva un po’ ragione nelle sue previsioni eugenetiche, non solo per motivi demografici, ma perché il pericolo che certe persone continuino a vivere al di là della ragione è troppo grande. Ad esempio, la stessa Christine Lagarde ha 64 anni ed è Presidente della Banca Centrale Europea, un’altra istituzione filantropica che si dedica a rendere più sopportabile la difficile esistenza dei miliardari. In tutto questo tempo, oltre ad accumulare stipendi non plausibili e a lanciare proposte medievali come il prelievo del dieci per cento dei risparmi delle famiglie per ridurre il debito pubblico, Lagarde non ha nemmeno pensato di mettere in pratica i propri consigli e non vede l’ora di dare l’esempio.
Una delle grandi lezioni che non abbiamo imparato dalla crisi del 2008 è che vivevamo al di là delle nostre possibilità, che tra i poveri che vivevano sotto un ponte e le prostitute che riuscivano a malapena a pagare un mutuo, non riuscivamo a tirare avanti finanziando i parrucchieri di Lagarde, l’allegro ubriacone di Juncker, i fiaschi petroliferi di Florentino e le pensioni Nescafé del re emerito, un uomo così sconclusionato che tratta i suoi amici come se fossero regine. Ora, di fronte al disastro economico causato dalla crisi del coronavirus, i madrileni hanno scoperto che anche noi stiamo sopravvivendo al di là delle nostre aspettative, facendo crollare i servizi sanitari vittime dei cecchini ai tempi di Aguirre e ammalandosi per quella mania del cazzo di prendere la metropolitana per andare al lavoro invece di noleggiare un elicottero o una limousine con vetri blindati, come fanno i responsabili.
Con lo spazio aereo appena chiuso tra gli Stati Uniti e l’Europa, improvvisamente il Brexit sembra una buona idea. La verità è che la pandemia, come l’OMS l’ha appena catalogata, con i suoi picchi di mortalità concentrati sugli anziani e sui pazienti immunodepressi, sembra essere stata progettata dalla stessa Christine Lagarde, insieme ad alcuni architetti di Treblinka. Qualche settimana fa stavamo discutendo apertamente della fattibilità di una legge sull’eutanasia al di là dei fardelli morali della Bibbia, e ora il coronavirus ci offre una selezione naturale modellata sulle sette piaghe d’Egitto. Non sottovalutare mai quel principio freudiano di temere ciò che è segretamente desiderato, soprattutto quando è benedetto dai più alti quartieri europei. Nel frattempo, come Pilato, laviamoci le mani.

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