Coronavirus, il vero complotto è il nostro stile insostenibile

Coronavirus, il vero complotto è il nostro stile insostenibile

Coronavirus, è sempre più facile dare la colpa ai super-cattivi che a se stessi: così spopolano i complottismi 

di Marco Niro*

È circolato parecchio, in questi giorni, sui social, un video caricato il 18 marzo sul canale YouTube di “Luogo Comune”, intitolato “Coronavirus, è stato il pipistrello”, in cui Massimo Mazzucco di Contro.tv avanza l’ipotesi che il virus sia stato creato in laboratorio dai militari americani al fine di diffonderlo in Cina e poi nel resto del globo, scatenando una pandemia. Ne parliamo perché ogni idea merita di essere discussa ed eventualmente confutata, e perché il video di Mazzucco sta spopolando (2,5 milioni di visualizzazioni in cinque giorni).

Bisogna partire dal fondamentale test del “cui prodest”, ovvero il test con cui ogni ipotesi di complotto va messa al vaglio. Mazzucco, nell’anticipare l’ovvia obiezione – “Ma come? Gli americani spargono in giro un virus che poi mette in ginocchio la loro stessa economia, senza parlare dei loro stessi morti?” – risponde che qualcuno ad avvantaggiarsi ci sarebbe stato: ovvero il fondo d’investimento più ricco del mondo, Bridgewater, che in tempi non sospetti ha effettivamente scommesso sul crollo del sistema economico mondiale entro il mese di marzo 2020. Scommessa vinta, a quanto pare.

Diamo per buona l’ipotesi che Bridgewater possa chiudere gli occhi su decine di migliaia di morti – forse centinaia – per fare soldi: non sarebbero i primi nel corso della storia, né gli ultimi. L’obiezione parte dal fatto che Bridgewater non avrebbe potuto agire da solo, con tutta evidenza. Avrebbe dovuto coinvolgere per lo meno le forze militari americane, per avere il virus e poi per diffonderlo. Quindi, a questo punto, o c’è stato l’avallo della Casa Bianca oppure Bridgewater ha convinto i militari ad agire senza alcuna copertura politica. Oppure, ribaltando tutto in un quadro a dire il vero meno strampalato, ipotizziamo che l’idea sia venuta direttamente ai militari “deviati” o alla Casa Bianca, e che Bridgewater sia poi venuto a saperlo grazie alle proprie conoscenze negli ambienti che contano. In tutti i casi, bisogna fare il test del “cui prodest”.

Il complotto di Trump

Partiamo dall’ipotesi A. I militari hanno agito da soli. Perché? Questa decisione sarebbe più grave di un colpo di Stato. Che bisogno avevano i militari “deviati” di scatenare la pandemia globale? I militari “deviati” agiscono in genere per avere più potere, se non tutto il potere, e in genere lo ottengono quando il Paese in cui agiscono si trova in uno stato di guerra, dichiarata o meno. Vedi, ad esempio, la situazione post 11 settembre. Ebbene, niente di tutto questo sta avvenendo né avverrà a causa della pandemia globale. Mai come in questo momento la guerra è lontana dai pensieri di qualunque capo di Stato o di Governo dell’intero pianeta. Mai come in questo momento la guerra è messa da parte, o meglio: è in corso, sì, ma contro un virus, dove i militari servono a pattugliare le strade e non a lanciare razzi e bombe. La motivazione militare non sta in piedi.

Ipotesi B. I militari hanno agito su richiesta del potere politico (Casa Bianca). Perché? Mazzucco dice: per mettere in ginocchio l’economia cinese, il grande competitor. E qui torna l’obiezione citata che lui stesso ha rilevato, senza darle il giusto peso: con la pandemia, sarà anche l’economia americana a essere messa in ginocchio, come e più di quella cinese (anzi, i cinesi sono usciti prima di tutti dall’emergenza e ora si trovano in una posizione di vantaggio su ogni competitor mondiale, Stati Uniti in primis). Nemmeno la motivazione politica, quindi, sta in piedi. (Per tacere del fatto che, a causa degli errori di gestione dell’emergenza coronavirus, Trump sta rischiando di rimettere in discussione elezioni presidenziali praticamente già vinte).

C’è un’obiezione specifica anche per quanto riguarda lo stesso fondo d’investimento Bridgewater. Mazzucco, senza avvertire la ridicolaggine dell’idea, si è visto costretto, ad ultimo, a identificare il tornaconto di Bridgewater come la motivazione di fondo alla base dell’idea di scatenare una pandemia globale. Ebbene, ci risulta che Ray Dalio, il magnate a capo del fondo d’investimento in questione sia anche lui un essere umano. Ci risulta che anche lui abbia contatti con altri esseri umani. Ci risulta che anche lui possa contrarre il nuovo coronavirus. Ci risulta anche che abbia pure una certa età, per cui, se lo becca, magari ci resta secco. E uno come lui, già ricco sfondato, correrebbe il rischio di morire semplicemente per diventare ancora più ricco? Ridicolo. A meno che…

Complottanti vaccinati

E qui arriva l’unica circostanza che potrebbe tenere in piedi – solo provvisoriamente – l’ipotesi di Mazzucco (che però Mazzucco stesso non ha considerato). Ovvero che, oltre al virus, gli autori del complotto abbiano creato anche il vaccino. Solo così, infatti, avrebbe agito un vero criminale, o meglio una banda di criminali: psicopatici, sì, ma non folli (altrimenti riduciamo tutto all’ipotesi del pazzo, che però, in un romanzo giallo come nella realtà, non è dato ammettere, altrimenti si dovrebbe ammettere qualunque cosa). In tale circostanza, resterebbero in piedi le motivazioni del solo attore che avrebbe potuto porsi a capo di un complotto simile: la Casa Bianca. Che a breve, al massimo entro inizio aprile (prima che l’economia a stelle e strisce finisca a terra), dovrebbe annunciare al pianeta che gli Stati Uniti hanno trovato il vaccino e salveranno l’umanità, facendo schizzare ai massimi storici il prestigio americano nel mondo (a vantaggio, quindi, dell’economia americana, e in particolare di quelli che, come Ray Dalio e tutti coloro che sono stati parte del presunto complotto, già si sarebbero vaccinati a suo tempo e quindi sarebbero sempre stati immuni al virus). Ci sarebbe persino da augurarsi che tale ipotesi fosse vera, perché vorrebbe dire che a breve avremmo il vaccino…

Battute a parte, si può credere all’ipotesi suddetta? No. Ma, alla luce dei fatti e delle informazioni disponibili, essa non si può scartare a priori. Si potrà farlo presto, tuttavia: se a breve gli Stati Uniti non annunceranno di avere trovato il vaccino al nuovo coronavirus, anch’essa cadrà miseramente.

A cosa credere?

A cosa credere, quindi? Nemmeno al fatto che un laboratorio batteriologico americano si sia lasciato “sfuggire” il virus per errore, e che qualche militare contagiato lo abbia portato a Wuhan durante i giochi olimpici militari effettivamente svoltisi nella città cinese a dicembre 2019 (questo è quanto ha recentemente sostenuto lo stesso governo cinese). Se così fosse avvenuto, infatti, il virus si sarebbe propagato prima che in Cina negli Stati Uniti. Altro che qualche caso americano di Covid già nel 2019, erroneamente diagnosticato come polmonite, come è stato paventato dai cinesi: ce ne sarebbero stati decine di migliaia entro poche settimane, come accaduto proprio in Cina.

A cosa credere, insomma? Ebbene sì, al pipistrello. Lo “spillover”, ovvero il salto di specie da animale a uomo da parte dei virus – come insegnano i biologi e gli storici – è un fenomeno che accade da diecimila anni, da quando l’uomo vive in promiscuità con gli animali. Accadde con la peste, con il vaiolo, con il morbillo. Accadde con la SARS quindici anni fa e con la MERS otto anni fa. La peste era un complotto? Il vaiolo anche? E la SARS? Ma per favore!

E viene da chiedersi, infine: ma perché sprecare tante energie intellettuali, cari Mazzucco e soci complottisti, quando basterebbe ammettere che è lo stile di vita insostenibile di questo pianeta iperpopolato, iperurbanizzato e iperconnesso – unicum nella storia, come unica è stata la velocità di questa pandemia – ad averla causata? Forse perché è meno interessante, fa meno audience e impedisce di identificare un nemico ben preciso – Dalio, Trump, il Pentagono – costringendo invece a fare i conti con uno molto più generico, e molto più vicino a tutti noi, e quindi più insidioso: il nostro stile di vita.

*giornalista e scrittore, autore con il nome collettivo di Tersite Rossi di diversi romanzi. L’ultimo è “Gleba”, pubblicato con Pendragon, un noir sul lavoro sfruttato

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