Se la Bioeconomia la scrivono i padroni

Se la Bioeconomia la scrivono i padroni

L’impatto ambientale, sociale e geopolitico delle strategie europee per la bioeconomia. Una conferenza indipendente di scienziati a Roma

Parafrasando Carver: di cosa parliamo quando parliamo di bioeconomia? Meglio: di cosa parlano le istituzioni e i governi? «La teoria bioeconomica è stata messa a punto dal matematico ed economista Georgescu Roegen negli anni ’60 e si configura come un nuovo paradigma epistemologico fondato sull’entropia e la termodinamica, su un’economia compatibile con la vita e le leggi della natura, capace di coniugare le scienze sociali con quelle naturali», spiega il gruppo di scienziati che dopodomani, a Roma, hanno promosso una conferenza tematica multidisciplinare – “La strategia europea di Bioeconomia, scenari e impatti territoriali, opportunità e rischi” – ospitata dalla Società geografica di Villa Celimontana. Il gruppo si domanda se il termine bioeconomia, assolutamente inflazionato nel discorso pubblico e nella narrazione ufficiale e al centro di convegni finanziati da banche e multinazionali, sia davvero corrispondente al concetto di Roegen. «L’attuale idea di bioeconomia è davvero, come sembra, un’opportunità per coniugare lavoro e ambiente?», si legge nell’introduzione alla conferenza di cui pubblichiamo il pdf integrale. In realtà, secondo il gruppo di scienziati – Margherita Ciervo, geografa all’Università di Foggia, Daniela Poli, urbanista in quella di Firenze e Massimo Blonda, biologo dell’IRSA-CNR Bari, la bioeconomia che si sta affermando a scala europea è quella che fa riferimento alla Strategia “Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe” della Commissione europea (presentata nel 2012, revisionata nel 2017 e aggiornata nel 2018), un documento che sancisce la sostituzione delle fonti fossili con la biomassa per affrontare globalmente le quattro principali sfide societali interconnesse (sicurezza alimentare, scarsità di risorse naturali, dipendenza dalle risorse fossili, cambiamenti climatici), raggiungere una crescita economica sostenibile, offrire una soluzione alla crisi industriale.

Nell’aprile 2019 la Banca europea per gli investimenti e la Commissione europea hanno annunciato un finanziamento di quasi 1 miliardo di euro per i settori dell’agricoltura e della bioeconomia in Europa. Il 95% di quei fondi è stato impegnato in prestiti bancari intermediati in Italia, Francia e Grecia. A preoccupare gli scienziati è il fatto che la produzione di biomassa su larga scala, come sostitutivo delle energie fossili, necessita di vaste superfici di suolo. I suoi potenziali impatti territoriali a scala sia locale sia globale potrebbero essere il consolidamento del modello estrattivista in economia (con conseguente ulteriore apertura del ciclo biogeochimico del carbonio); il diffondersi della logica industriale e di sfruttamento insostenibile delle risorse naturali, in primis in campo selvicolturale e agronomico; la concentrazione della proprietà della terra secondo un trend di lungo corso a scala europea e mondiale (fenomeno che preoccupa anche l’ONU e recentemente denunciato dalla relatrice speciale sul diritto all’alimentazione, Hilal Elver, in seguito alla sua missione in Italia del gennaio 2020).

«La strategia europea considera il territorio come un “contenitore” di risorse da sfruttare, senza alcuna riflessione su obiettivi, scale, modelli e filiere di produzione, nonché su abitudini sociali e di consumo. Pertanto più che proporre un nuovo modo di fare economia, sancisce piuttosto un “nuovo” modo di fare industria, ovvero di produrre beni standardizzati su larga scala attraverso processi meccanizzati, input artificiali e risorse “rinnovabili”, secondo la logica della divisione del lavoro e del ruolo centrale del capitale, senza considerarne gli effetti sul piano ambientale e sociale, nonché geopolitico», spiega Margherita Ciervo. Considerando che i fornitori di biomassa sono situati nelle aree tropicali, subtropicali e mediterranee, «dove le condizioni naturali favoriscono alte rese», e chi fornisce la tecnologia necessaria sono i paesi della Triade, il Nord del mondo, è evidente l’apertura di nuovi scenari di conflitto legati all’accaparramento di terre e acqua e i rischi sociali e ambientali di questa polarizzazione.

Anche l’Italia sta recitando a soggetto: la Strategia nazionale – promossa nel 2016 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e predisposta dai Referenti di quattro Ministeri (MIPAFF, MIUR, MISE, MATTM), dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dall’Agenzia per la coesione territoriale e da alcuni Cluster tecnologici nazionali – è stata approvata nel 2017 (BIT I), mentre lo scorso maggio è stata presentata la BIT II, attualmente aperta a commenti e suggerimenti. La posta in gioco è altissima in tema di cambiamenti climatici, diritto all’autonomia alimentare, equilibrio ecosistemico, salvaguardia delle matrici vitali e dei sistemi socio-economici locali, per questo la conferenza di Roma prova ad aprire all’interno del mondo accademico e scientifico «una riflessione sistemica sulla genesi di tale Strategia, sulle opportunità e i rischi connessi, nonché sugli scenari che si profilano all’orizzonte per proporre eventuali correttivi alla sua definizione». La Conferenza tematica multidisciplinare vorrebbe conseguire una visione organica e complessiva del processo in corso e delle implicazioni territoriali e geopolitiche che esso produrrebbe. Un secondo tempo servirà fare il punto sui casi esistenti, sui progetti e sulle azioni concrete in corso utili per formulare proposte sulla ridefinizione della Strategia di Bioeconomia. La Conferenza di Roma partirà dall’inquadramento storico, dall’evoluzione concettuale della Bioeconomia e dagli scenari geopolitici per arrivare a rivelare gli impatti su paesaggio, salute, sistemi agro-alimentari, clima, foreste e biodiversità delle strategie europea e italiana.

Obiettivo finale dei lavori sarà duplice: l’elaborazione di un documento di valutazione della Strategia di Bioeconomia della Commissione Europea, nonché di valutazione e indirizzo della Strategia di Bioeconomia nazionale da diffondere all’interno del mondo accademico e scientifico che esprima osservazioni e raccomandazioni da inviare alla Commissione Europea, agli Stati membri e al governo italiano; una pubblicazione divulgativa finalizzata agli studenti e al più vasto pubblico.

Qui il programma completo e i relatori: Strategia_Euorpea_Bioeconomia_Conferenza_2020_Programma_Abstract_Copertina_def

 

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