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Meglio tardi che mai! Bentornato sciopero generale

Cgil e Uil: lo sciopero generale per il 16 dicembre. Pd imbarazzato. La Gkn: «Convocazione tardiva ma lo sciopero deve riuscire»

Se Draghi è “sorpreso” dall’ardire – a suo dire – di uno sciopero generale, c’è da essere indignati per una indizione tardiva e a ridosso di un dibattito parlamentare asfittico. Ma comunque bentornato sciopero generale perché «sia chiaro, non è un autunno come altri», avverte Franco Turigliatto, storico dirigente della Quarta internazionale in Italia, già senatore del Prc, “espulso” perché non volle votare i crediti di guerra al tempo del governo Prodi bis: «Se mettiamo insieme Pnrr, finanziaria, manovra fiscale, legge sulla concorrenza, sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, rilancio dell’autonomia regionale differenziata, restrizione delle libertà di manifestare, risulta fin troppo chiaro che padroni e governo puntano a un’ulteriore pesante modificazione dei rapporti sociali e una ulteriore sconfitta del movimento operaio e sindacale e a una profonda e inaccettabile regressione sociale», dice ancora Turigliatto.

Le burocrazie confederali si sono rifiutate in questi mesi di costruire vertenze e disturbare il manovratore, Draghi. Solo in zona Cesarini, CGIL e UIL hanno convocato uno sciopero il 16 dicembre, che rischia di arrivare tardi tanto più per incidere sul voto parlamentare. Il precedente è quello del 12 dicembre 2014 quando le stesse due sigle scioperarono contro il jobs act una settimana dopo la sua approvazione definitiva!

Ma questa data di mobilitazione e quella dello sciopero della scuola, il 10 dicembre, dovrebbe essere sostenuta e utilizzata come un momento non simbolico ma di forte opposizione al governo Draghi e di riattivazione delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro diventando una tappa verso un più ampio e vero sciopero generale e generalizzato come è stato evocato anche nell’assemblea della convergenza Genova 2021 durante le recenti mobilitazioni contro il G20 a Roma. Generale e generalizzato, lo sciopero è uno degli strumenti migliori per costruire legami e solidarietà tra pezzi di movimento operaio logorati dalle sconfitte e dalle crisi. Si può scioperare per sé stessi ma anche per chi non se lo può permettere ma potrà farlo in futuro se si faranno passi avanti nella riconquista di diritti e agibilità politica. E’ anche il senso dell’#insorgiamo lanciato dai cancelli della Gkn di Campi Bisenzio.

«Fin dall’inizio della nostra lotta abbiamo sostenuto la necessità di uno sciopero generale e generalizzato, perché abbiamo sempre pensato che la nostra vertenza fosse inserita in un quadro più ampio che parla di rapporti di forza, di processi ormai decennali fatti di fondi speculativi, delle scelte di Stellantis rispetto all’automotive, ma anche di una ripresa che si basa solo sul precariato, di un Governo che non risponde alle esigenze concrete della società», dice anche Dario Salvetti, delegato Fiom alla Gkn: «Lo sciopero emerge come esigenza sociale e per questo abbiamo sempre detto che sarebbe dovuto essere generale e generalizzato e non un appuntamento di routine.
Lo abbiamo detto fin dal 18 settembre chiarendo che la questione di uno sciopero generale stava nella sua costruzione e non tanto nella sua convocazione, e non perché siamo preveggenti, ma perché abbiamo provato a leggere le esigenze che crescevano nella società.
Questa convocazione alla fine è arrivata, anche se in ritardo e con evidenti problemi di preparazione, ma comunque contraddicendo e ribaltando le argomentazioni che fino a qualche minuto fa consideravano lo sciopero generale come un miraggio. Questa esigenza sociale a questo punto scende in piazza il 16 dicembre, ma non si dovrà fermare perché dovrà essere una prima tappa di un processo più lungo e articolato. Noi ci saremo e, anzi, invitiamo tutte le realtà sociali a promuoverlo, a partecipare convergendo tutti assieme su quella data».

«Lo sciopero deve riuscire!», osserva anche Eliana Como, coordinatrice dell’area di opposizione in Cgil, Riconquistiamo tutto: «Uno sciopero necessario, talmente necessario che andava fatto prima, non a ridosso di Natale e a finanziaria praticamente approvata. Francamente questo non aiuta nel rapporto con i lavoratori e le lavoratrici e quindi nella sua riuscita. Tanto meno tra i metalmeccanici, visto che la Fiom, dopo aver fatto assemblee, direttivi e volantini, sposta lo sciopero già deciso per il 10 dicembre e proclamato un mese e mezzo fa, quando appunto andava fatto. Perché aspettare così tanto? Speravamo davvero che Draghi ci ascoltasse? Non ci credo. Abbiamo aspettato, paralizzati, per non rompere l’unità sindacale. Pur sapendo dall’inizio che la Cisl non avrebbe mai scioperato (l’ha detto con chiarezza da subito). La conclusione è che siamo arrivati sotto Natale per aspettare la Uil… Lo sciopero deve riuscire, meglio che si può, le ragioni ci sono tutte e anche di più. Però la prossima volta, forse sarà il caso di fare sul serio, meglio e prima. DA SOLI!». 

Ma non è detta l’ultima: il giorno dopo l’annuncio, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri confermano la piazza del 16 dicembre ma allo stesso tempo si dicono pronti a dialogare, anche prima dello sciopero generale sui temi aperti, dalle pensioni alla riforma del fisco. Una scelta che spacca il sindacato e sembra imbarazzare pezzi della maggioranza di governo. Mentre il governo per ora valuta l’evolversi della situazione – con Mario Draghi a lavoro tutto il giorno a Palazzo Chigi, ci tiene a sottolineare il diligente compilatore di dispacci d’agenzia – e intanto cerca nuove risorse contro il caro-bollette. «La manovra è espansiva e c’è ripresa, è vero, ma per chi?» attacca il leader della Cgil, sottolineando, come fa il segretario generale della Uil, che nel Paese crescono «disagio sociale» e «disuguaglianze» cui la manovra non pone rimedio. A partire dall’anticipo del taglio delle tasse che non aiuta i redditi più bassi. In più, ricorda Landini, il sindacato aveva chiesto che gli 8 miliardi andassero «tutti ai lavoratori e ai pensionati» e invece si taglia per un miliardo anche l’Irap che «serve a pagare la sanità». I sindacati contestano la scelta di tagliare le aliquote Irpef (da 5 a 4 ) che non è «giusta e non assicura la progressività. Bisogna lavorare sulle detrazioni e sulla decontribuzione». Non basta, quindi, il miliardo e mezzo di taglio dei contributi una tantum per circa 10 milioni di lavoratori fino a 35mila euro di reddito. E non sarebbe bastato nemmeno il contributo di solidarietà, un punto sui cui è accaduto un fatto »grave«, perché è stato »messo in minoranza il presidente del Consiglio«. Molto difficile, però, che il governo possa riaprire davvero l’intesa trovata a fatica nella maggioranza sul taglio delle tasse. Tutti i partiti chiedono di fare di più e trovare altri fondi potrebbe aiutare anche a sminare le tensioni con i sindacati. Per ora, comunque, non ci sono convocazioni del tavolo sulle pensioni che era stato annunciato entro la prossima settimana. E che potrebbe anche slittare a dopo il 16, anche se i sindacati hanno spiegato che «si può tranquillamente dialogare, trattare e scioperare». Intanto comunque sono confermate le manifestazioni in varie piazze da Nord a Sud, che saranno collegate tra loro e nel rispetto delle norme anti-Covid (la sanità, in prima linea, è “esentata”) e che avranno il loro centro in piazza del Popolo a Roma. In casa Pd, dopo il ministro Orlando, che pur parlando di scelta «legittima» non nasconde «una certa sorpresa», la stessa di Draghi, per lo sciopero generale, la linea del Nazareno per tutto il giorno è quella della difesa dell’azione al governo, e di conseguenza la difesa di una manovra su cui il giudizio era e resta positivo, ma anche quella del dialogo perché, dice in serata il responsabile economico Antonio Misiani, «l’ultima cosa che il Paese può permettersi è una nuova stagione di conflitti sociali». Che invece resta l’unica strada per ricostruire le condizioni materiali e il senso comune in grado di tirar fuori le classi subalterne dalla minorità imposta da tre decenni di liberismo e dare vita a un’alternativa basata sulla giustizia sociale e climatica. Checché ne pensi il Pd. «

«Niente cambierà se non ci facciamo sentire, se non ci organizziamo, se non convergiamo per alzare insieme la voce e schierarci contro questo sistema distruttivo delle persone e della natura e per una società diversa e più giusta, basata sul mutualismo e relazioni di reciproco rispetto fra donne, uomini, popoli e con la natura – si legge nell’appello alla mobilitazione diffuso dal percorso di convergenza della Società della Cura e dalla rete Genova 2021 – i giovani sono in piazza per il clima e il futuro, le donne contro la violenza e per la rivoluzione della cura, i lavoratori per difendere occupazione, diritti e dignità. Uniamo le forze, difendiamoci insieme, torniamo a prendere in mano la nostra vita. Le alternative ci sono, vanno progettate e portate avanti insieme. Diamo vita, in tutto il paese, a una stagione di mobilitazione sociale per combattere le politiche del governo Draghi e i bla-bla-bla dei potenti della Terra, per dichiarare la totale insostenibilità di questo modello economico e sociale e affermare dal basso la rivoluzione della cura per un’alternativa di società.

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