La manifestazione filopalestinese impedisce alla Vuelta di concludersi a Madrid (El Salto diario)
le foto sono di David F. Sabadell
Le proteste in diversi punti hanno mandato in tilt il massiccio dispiegamento di forze di polizia disposto dalla Delegazione del Governo. Alle 18:30, la gara è stata paralizzata dai blocchi stradali nell’ultima tappa della Vuelta a Madrid.
La Vuelta 2025 si chiude com’era cominciata e proseguita, ovvero nel segno delle manifestazioni in favore dei palestinesi e contro la guerra nella Striscia di Gaza, tutto partendo dalla presenza del Team Israel nella corsa. Nell’ultimo atto, la 21/a tappa che si sarebbe dovuta chiudere a Madrid con un circuito finale e la passerella trionfale di Jonas Vingegaard, vincitore della corsa a tappe, è successo quello che tutti si aspettavano, l’invasione del centro della capitale spagnola da parte di centinaia di Pro-pal con slogan, cori contro Israele poco prima che arrivassero i corridori; ed alla fine anche scontri e cariche da parte della polizia che ha dovuto far ricorso anche ai fumogeni. Nuova manifestazione che ha costretto gli organizzatori ad annullare la tappa ed a dichiarare questa edizione della corsa chiusa senza il vincitore dell’ultimo sprint, le premiazioni e la festa finale. “Per ragioni di sicurezza la 21 tappa – recita il comunicato ufficiale della Vuleta – è stata cancellata e non ci saranno cerimonie di premiazione sul podio”.
Lo stato sionista non l’ha presa bene: Pedro Sanchez e il suo governo sono “una disgrazia per la Spagna”, ha detto il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, accusando l’esponente socialista di “aver incoraggiato i dimostranti a manifestare”.
Non che il sindaco di Madrid abbia fatto di meglio: “Siamo stati testimoni di fatti molto gravi e senza precedenti”, provocati da gruppi violenti che “non sono il popolo di Madrid né della Spagna” e “danneggian l’immagine della città nel mondo – ha dichiarato il sindaco di Madrid, José Luis Martinez Almeida (PP) dopo l’interruzione della tappa a 56 km dal traguardo, e l’annullamento della cerimonia di premiazione – Madrid è stata testimone di qualcosa che ha messo a rischio i ciclisti e la polizia, questo è un reato. Si sono superati tutti i limiti. La politica non può utilizzare lo sport per coprire i problemi politici della Spagna”.

La 21a e ultima tappa prevedeva 103.6km da Alalpardo a Madrid, con un tratto di trasferimento iniziale e i successivi giri del circuito cittadino che avrebbe dovuto portare all’ultima volta tra Jasper Philipsen e Mads Pedersen, e alla premiazione finale. Di questi 103.6km se ne sono percorsi meno della metà, con la corsa che è stata bloccata completamente prima dell’arrivo a Madrid e del via del circuito conclusivo. I manifestanti pro-Palestina hanno deciso infatti di non far entrare i corridori (e la Israel) in città, sfondando le transenne e generando un lungo corteo che ha bloccato le vie della capitale. Già in due occasioni, nell’11a e nella 16a tappa, la corsa era stata accorciata e questa volta la decisione è stata ancora più drastica. Era lo scenario più prevedibile, nonostante gli oltre duemila agenti schierati in una Madrid blindata fin dal mattino. Prima che l’ultima tappa fosse fermata, il premier, Pedro Sanchez, aveva ribadito la posizione del governo di Madrid: “La nostra ammirazione a un popolo spagnolo che si mobilita per cause giuste come quella della Palestina – il suo messaggio – La Spagna è stata d’esempio davanti alla comunità internazionale, che ha visto come il Paese ha fatto un passo avanti nella difesa dei diritti umani condannando la barbarie”.
Ecco la cronaca di el Salto, uno dei siti più interessanti nel panorama mediatico dello stato spagnolo:
Nonostante questa stessa mattina, il 14 settembre 2025, Pedro Sánchez abbia espresso la sua “ammirazione” per le migliaia di persone che hanno protestato contro La Vuelta per la presenza di una squadra israeliana, Israel Premier Tech, nella competizione sportiva, il Governo ha messo in atto un dispositivo di controllo della città di Madrid in grande stile. 2.300 agenti sono mobilitati da sabato e, prima dell’inizio della tappa, sono state diffuse le foto dei blindati della polizia nei punti chiave dove avrebbe dovuto passare la gara nel suo ultimo giorno. Niente di tutto ciò è stato sufficiente, la vittoria del movimento filopalestinese è stata schiacciante: nessun giro sul circuito previsto nella capitale. Zero. Fin dall’arrivo a Madrid, la situazione era impraticabile per il proseguimento dello spettacolo.

Dopo le 18:20, diversi interventi dei manifestanti e le informazioni provenienti da diversi punti hanno reso impossibile il proseguimento della gara. La Vuelta si è conclusa con la gara neutralizzata, senza tappa finale e con migliaia di persone che hanno sfidato il forte dispiegamento organizzato, i manganelli, le transenne e gli scudi.
Alle 18:00, un folto gruppo di manifestanti ha bloccato il percorso intorno a Gran Vía e Callao. In quel momento sono state diffuse diverse immagini di manganellate e cariche della polizia contro i manifestanti. Le cariche e lo spostamento delle transenne hanno raggiunto l’ultimo chilometro della corsa, intorno a Plaza de Cibeles e anche ad Atocha.
Alle 18:10, l’organizzazione ha annunciato che il circuito sarebbe stato ridotto al minimo e che si sarebbe corso solo il tratto tra Neptuno e Plaza de Colón. Anche il piano B non ha funzionato. Non c’era modo di continuare: la situazione era ormai fuori controllo.

Il contingente di controllo era composto da 1.100 poliziotti nazionali, 400 guardie civili e 800 poliziotti locali. La corsa è iniziata ufficialmente ad Alalpardo alle 16:30 e prevedeva, sulla carta, sei giri su un percorso urbano lungo i viali centrali della capitale.
Centinaia di persone si erano mobilitate con largo anticipo verso i raduni previsti ad Atocha, Cibeles, Callao e Colón. La chiamata per il boicottaggio era stata diffusa già da due settimane tramite gruppi di messaggistica istantanea e social network.
Prima delle 17:30, l’organizzazione della Vuelta ha apportato almeno due modifiche al percorso inizialmente previsto. In primo luogo ha ridotto di cinque chilometri il percorso per evitare il passaggio sull’autostrada A6 e, una volta iniziata la gara, ha evitato il passaggio per il centro di Alcobendas, città situata nella parte settentrionale della regione.

Dopo lo scoppio della rivolta popolare e l’interruzione della gara, le manifestazioni di protesta improvvisate convergevano intorno a Cibeles. Continuavano le cariche e il lancio di proiettili da parte delle unità antisommossa. Le grida “Questa volta vince la Palestina” o “Israele uccide, l’Europa sponsorizza” risuonavano nelle strade del centro e nella trasmissione della RTVE, abbandonata prima del tempo dai presentatori della gara. Alle 19:00 sono state segnalate forti cariche con lancio di proiettili di gomma nella zona di Neptuno.
Un grido contro il silenzio che ha attraversato La Vuelta
L’avvocata e attivista per i diritti umani Patuca Fernández Vicens, in una dichiarazione a El Salto, spiega cosa ha significato la mobilitazione di queste settimane intorno alla Vuelta España: “Credo che la presenza di tutte queste settimane della società civile, che ha gridato su tutte le strade, in tutte le vie, in tutte le città, in tutti i paesi, contro il genocidio, è la prova che si tratta di un movimento inarrestabile, che la società civile ha più forza di quanto crediamo, che abbiamo la capacità di condizionare l’agenda politica e di mettere sul tavolo e rendere visibile ciò che per tanto tempo gli agenti governativi, le aziende, le istituzioni pubbliche non hanno voluto vedere. È in atto un genocidio perpetrato da Israele con il sostegno e la complicità del mondo, in particolare di un’Europa che si è dimostrata incapace di difendere i diritti umani che erano parte integrante della sua fondazione”.

L’impatto delle proteste in tappe come quelle che dovevano concludersi a Bilbao e Mos (Pontevedra) ha segnato una gara ciclistica che non riceveva tanta attenzione né a livello nazionale né internazionale da decenni. Le due tappe di Madrid erano state designate per concludere la protesta a causa della presenza di una squadra ciclistica che rappresenta gli interessi di soft power dello Stato sionista, responsabile di 64.871 morti confermate al 14 settembre.


