Le violenze in Olanda, Regno Unito, Stato spagnolo rivelano che le manifestazioni razziste stanno passando dalla sfera virtuale a quella reale (Miguel Urbán)
Sabato 20 settembre, una manifestazione contro l’immigrazione e l’attuale politica di asilo, convocata nel centro della città olandese dell’Aja, è stata teatro di violenti disordini. Una mobilitazione indetta da un’attivista di 26 anni che si presenta come Els Rechts (che si tradurrebbe come “Il Diritto”), che ha migliaia di follower sui social network e che la scorsa settimana ha raccolto quasi 20.000 euro attraverso la piattaforma di microdonazioni GoFundMe per realizzare la protesta.
Una manifestazione per chiedere “meno immigrazione”, una “giusta distribuzione degli alloggi” (sono contrari ai centri di accoglienza per rifugiati) e “politiche trasparenti”. Ciò ha portato a forti disordini, all’attacco alla sede del partito di centro-sinistra D66 – considerato dall’estrema destra come un partito pro-migrazione al servizio delle “élite progressiste” – e persino a un tentativo di assalto al Parlamento. Questi disordini hanno scosso l’opinione pubblica olandese a un mese dalle elezioni generali, che si terranno il prossimo 29 ottobre. L’immigrazione, e in particolare la legislazione relativa ai richiedenti asilo, è al centro del dibattito elettorale.
Le elezioni sono state anticipate a seguito dell’abbandono della coalizione di governo da parte del partito di maggioranza, l’ultradestra PVV, guidato da Geert Wilders. La decisione è stata motivata proprio dai disaccordi sull’inasprimento della politica di asilo dei Paesi Bassi. Il PVV intendeva decretare una presunta chiusura delle frontiere, uscendo dagli accordi firmati nell’ambito dell’UE e utilizzando l’esercito come garante della politica anti-immigrazione alle frontiere.
Il partito di Geert Wilders ha vinto facilmente le ultime elezioni del 2023 con il 23% dei consensi, diventando il partito più votato dei Paesi Bassi. Tuttavia, non è riuscito a ottenere abbastanza seggi per governare da solo e ha dovuto raggiungere un accordo con altri tre gruppi parlamentari di destra per poter formare un governo. Nonostante fosse la forza più votata, i partiti della coalizione hanno concordato che Wilders non solo non sarebbe stato il primo ministro, ma non avrebbe nemmeno fatto parte del gabinetto. In cambio, il PVV ha ottenuto cinque importanti portafogli ministeriali.
L’esclusione del leader di estrema destra non gli ha impedito di gestire i suoi ministri dall’esterno, ed è stato lo stesso Wilders ad annunciare sul suo profilo social X l’uscita dal governo. Il calcolo di Wilders era quello di forzare una ripetizione delle elezioni in un contesto vantaggioso per i suoi interessi, rendendo il rafforzamento della politica migratoria, la chiusura delle strutture di accoglienza e il rimpatrio dei richiedenti asilo alla frontiera i punti centrali del dibattito politico. E, nonostante il PVV fosse in testa nei sondaggi, il suo margine rispetto alla sinistra di GroenLinks-PvDA (alleanza tra verdi di sinistra e socialdemocratici) si è sensibilmente ridotta, a meno di quattro punti.
È indubbio che la mobilitazione e i successivi disordini all’Aja – che hanno ricevuto la condanna quasi unanime dello spettro politico olandese – avranno un impatto sui risultati elettorali del prossimo 29 ottobre. È ancora troppo presto per sapere se questo andrà a discapito dell’estrema destra o, al contrario, stimolerà la mobilitazione del suo elettorato. Ma, al di là dell’aritmetica elettorale, ciò che sembra fuori dubbio è che l’ascesa elettorale dei partiti di estrema destra e la normalizzazione delle loro proposte anti-immigrazione stanno favorendo un clima di violenza che canalizza i vari malcontenti verso un capro espiatorio propizio: il migrante.
Una situazione che, purtroppo, non è affatto una peculiarità dei Paesi Bassi, ma piuttosto una realtà diffusa in tutta Europa. Quest’estate ne abbiamo sofferto con particolare virulenza a Torre Pacheco, Alcalá de Henares, nell’Irlanda del Nord o nel Regno Unito lo scorso anno. Dove c’è un denominatore comune: l’odio verso i migranti poveri, specialmente musulmani; e lo stesso modello di azione: una campagna preliminare di disinformazione e odio.
Ma forse la novità di questo fenomeno è il modo in cui queste manifestazioni razziste stanno passando dalla sfera virtuale dei social network alla vita reale, alle mobilitazioni sociali nelle strade. Ciò avviene grazie alla comparsa di nuovi movimenti di estrema destra canalizzati attraverso influencer dell’odio, con un impatto significativo sui giovani, poco strutturati, marginalizzati e con una propensione a pratiche violente.
L’esempio più paradigmatico è stato quello dell’attivista neonazista Tommy Robinson (alias Stephen Yaxley-Lennon), fondatore della English Defence League (EDL) e principale fomentatore dell’odio nei pogrom del Regno Unito nell’estate del 2024. Robinson è riuscito a trasferire l’agitazione sui social network alla mobilitazione nelle strade: prima con i pogrom di un anno fa contro i migranti e, due settimane fa, con una mobilitazione a Londra che ha riunito circa 110.000 persone.
Questa mobilitazione, intitolata Unite the Kingdom, un gioco di parole con il nome del paese in inglese (United Kingdom), è stata una pietra miliare per il movimento neonazista inglese: mai prima d’ora nella sua storia era riuscito a ottenere una partecipazione così massiccia. Alla mobilitazione ha partecipato Elon Musk, che è intervenuto in videoconferenza come ospite a sorpresa. In effetti, lo stesso Robinson – e questo movimento – devono molto a Musk: senza di lui, molto probabilmente la manifestazione di Londra non sarebbe stata possibile. Non possiamo dimenticare che Musk ha ripristinato l’account di Robinson, cancellato per incitamento alla violenza, e ha amplificato i suoi messaggi sul suo social network X durante i pogrom, raggiungendo oltre 434 milioni di visualizzazioni, un volume cinque volte superiore alla media registrata prima dello scoppio delle violenze. Il miliardario e proprietario di X si è persino unito all’estrema destra inglese, attaccando la comunità musulmana del Regno Unito e il governo laburista, amplificando i messaggi razzisti nel mezzo dei disordini.
Le mobilitazioni nel Regno Unito si sono verificate nel contesto di una crescita vertiginosa nei sondaggi dell’estrema destra anti-immigrazione di Reform UK, che si colloca già al primo posto, a un passo da un’ipotetica maggioranza assoluta. Non solo assistiamo a una pericolosa crescita elettorale dell’estrema destra parlamentare, ma anche a una crescente mobilitazione di settori extraparlamentari ancora più radicalizzati, che stanno passando dai social network alle nostre strade. Così, mentre Geert Wilders e il suo partito PVV sembrano essere l’unica formazione dell’ex gabinetto di coalizione a mantenere i propri risultati elettorali nei sondaggi, posizionandosi nuovamente come prima forza, il promotore della mobilitazione che ha portato ai disordini dell’Aja, Els Rechts, si colloca come uno degli attori di spicco dell’estrema destra, soprattutto tra i più giovani.


