Il plenum del partito-Stato è l’occasione per rinnovare composizione e linee politiche. Ma l’opacità del plenum alimenta il gossip [Jérôme Doyon]
Il 20° Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), uno degli organi supremi del partito, i cui membri sono stati nominati nel 2022, è riunito da lunedì 20 ottobre e fino a giovedì 23 ottobre a Pechino, presso l’hotel Jingxi, gestito dall’esercito, per il suo quarto plenum. Sebbene raramente siano occasione di grandi sorprese, i plenum del Comitato centrale scandiscono la vita politica cinese e alimentano voci e speculazioni sul funzionamento di uno Stato-partito opaco, sempre più sotto la guida di Xi Jinping.
Questi plenum si tengono almeno una volta all’anno, una frequenza che è stata normalizzata nello statuto del PCC dal 1982. Sono l’occasione per convocare tutti i membri del Comitato centrale: al momento della sua nomina, il 20° PCC contava 205 membri a pieno titolo e 171 supplenti, che dovevano rappresentare i diversi organi del partito a livello locale e centrale.
È tuttavia difficile fornire il numero esatto dei membri presenti al plenum, poiché oltre a quelli assenti per malattia o altri motivi personali, alcuni sono assenti per ragioni politiche, in particolare se sono stati destituiti dalle loro funzioni o sono oggetto di un’indagine da parte dell’apparato disciplinare del partito.
Il plenum del Comitato centrale è inoltre generalmente l’occasione per ufficializzare dimissioni, espulsioni e nomine decise in precedenza. Secondo lo statuto del PCC, le decisioni disciplinari che riguardano i membri del Comitato centrale devono essere convalidate in plenum. Quest’anno ciò riguarda in particolare l’ex ministro dell’Agricoltura e l’ex governatore della provincia dello Shanxi, entrambi espulsi dal partito dall’ultima plenaria (la terza del 20° Comitato centrale), nel luglio 2024, per corruzione e violazione delle regole disciplinari del partito, e la cui espulsione dovrebbe essere formalizzata questa settimana.
Il plenum di ottobre potrebbe anche essere l’occasione per ripopolare le file della Commissione militare centrale con generali fedeli a Xi Jinping. Una grande epurazione dell’Esercito popolare di liberazione ha visto questa istituzione suprema, attraverso la quale il partito controlla l’esercito, perdere tre dei suoi sette membri dal 2022.
Gestione del personale e annunci politici
Le riunioni plenarie del Comitato centrale sono soprattutto l’occasione per annunci politici di grande portata, che vanno dalle scelte di politica economica alla governance interna al PCC. Questi annunci sono tuttavia raramente sorprendenti, anzi a volte deludenti nel loro conformismo. È stato in particolare il caso dei testi relativi alle riforme economiche emersi dall’ultima riunione plenaria, il cui rinvio, previsto per luglio 2024 anziché nell’autunno 2023 come previsto, aveva alimentato speculazioni e speranze di cambiamenti di rotta economica.
Per quanto riguarda il quarto plenum che si terrà questa settimana, il Politburo ha annunciato a luglio che si concentrerà sull’elaborazione delle linee guida del quindicesimo piano quinquennale, indicando gli obiettivi di politica economica dello Stato-partito per il periodo 2026-2030. Poche sorprese sono attese su questo fronte. Il nuovo piano dovrebbe porre l’accento sull’innovazione e sui consumi interni, con l’obiettivo di limitare la dipendenza cinese dalle economie occidentali, pur mantenendo gli scambi internazionali.
Ciò è in linea con i due piani quinquennali precedenti. Il tredicesimo, nel 2015, aveva lanciato il piano “Made in China 2025”, volto a stimolare l’innovazione in settori strategici. Il quattordicesimo, nel 2020, aveva come tema centrale la “doppia circolazione”: in altre parole, il rafforzamento della domanda interna parallelamente alle esportazioni.
Ma se il quarto plenum del 20° Comitato centrale del PCC non dovrebbe portare a grandi cambiamenti, perché interessarsene? Almeno quanto le decisioni e gli annunci politici stessi, sono l’organizzazione e il ritmo dei plenum ad interessare molti osservatori e osservatrici della politica cinese, che vi vedono una sorta di termometro dello stato delle lotte al vertice.
Da questo punto di vista, questo quarto plenum è atipico. Si tiene con quasi un anno di ritardo, tre anni dopo la selezione del Comitato centrale, quando di solito si tiene il quinto plenum. Per questo motivo si concentra sull’elaborazione del piano quinquennale, tema solitamente trattato nel quinto plenum, piuttosto che su questioni di governance e disciplina interna al PCC, come spesso accade nei quarti plenum.
Questo ritardo è dovuto al rinvio di quasi un anno del terzo plenum, che è stato sostituito nel 2023 da una conferenza straordinaria dello Stato-partito sugli affari esteri, che si sarebbe tenuta nell’autunno del 2024. In assenza di informazioni sui retroscena di queste decisioni, tali ritardi e rinvii alimentano speculazioni e voci.
Queste piccole deviazioni dalle norme informali che regolano gli organi del PCC nella Cina post-maoista, così come le purghe sopra menzionate, devono essere interpretate come un segno della difficoltà di Xi Jinping nell’imporre la sua agenda politica o, al contrario, come un simbolo della sua forza, data la sua capacità di cambiare le pratiche e neutralizzare gli alti funzionari percepiti come sleali?
Queste domande sulle epurazioni e sui plenum rivelano come l’opacità del funzionamento dello Stato-partito crei un terreno fertile per le speculazioni. Lo stesso segretario generale del PCC, Xi Jinping, è oggetto di numerose voci, a volte stravaganti. Quest’estate, la sua assenza dalla scena pubblica per quasi due settimane, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, ha suscitato una serie di commenti sul suo stato di salute e persino su un possibile colpo di Stato militare.
Una riunione del Politburo del PCC a giugno e la pubblicazione di nuove regole sulle modalità di decisione ai livelli centrali del partito hanno alimentato l’idea che Xi potesse vedere limitati i propri poteri. In realtà, in un contesto di crescente codificazione della governance interna del PCC da un decennio a questa parte, queste nuove regole vanno nella direzione di formalizzare la centralizzazione del potere al vertice piuttosto che metterla in discussione.
Purghe ricorrenti
Non c’è nulla di nuovo in questo. Nel 2022 e poi nel 2024, le assenze di Xi Jinping, insieme ad altri “segnali” (cancellazioni di voli negli aeroporti di Pechino o pubblicazioni sui media ufficiali cinesi che non citavano correttamente tutti i titoli dell’interessato), avevano alimentato voci simili di colpo di Stato o malattia. Queste voci erano state ampiamente diffuse da alcune reti della diaspora cinese o dai media indiani.
Queste conclusioni affrettate rivelano una scarsa conoscenza del funzionamento dello Stato-partito cinese, portando talvolta a interpretazioni fantasiose di fatti minori o prevedibili. Ma, più in profondità, questa generalizzazione delle voci è legata all’opacità del regime, che costringe gli esegeti a “leggere nelle foglie di tè” per cercare di individuare potenziali cambiamenti politici e crisi.
L’onnipresenza di Xi Jinping nei media ufficiali rende quindi sospetta qualsiasi assenza, tanto più che il partito è così protettivo dell’immagine del suo leader da non ammettere che possa ammalarsi o andare in vacanza. Inoltre, le ricorrenti epurazioni sotto Xi Jinping mettono in evidenza in modo spettacolare i conflitti interni, senza mai permettere di comprenderne veramente i dettagli. Le interpretazioni di queste epurazioni rimangono quindi molteplici e possono rafforzare l’idea che la posizione di Xi Jinping si stia indebolendo.
L’opacità può quindi avere effetti controproducenti per lo Stato-partito, alimentando voci e dubbi sulla stabilità del potere del PCC e del suo leader, nonostante l’assenza di dati tangibili. Il controllo sempre più stretto sulle informazioni non fa che accentuare questa tendenza.
Che si tratti della crescente censura, della legge anti-spionaggio introdotta nel 2023 o, più semplicemente, della chiusura agli stranieri di numerosi siti governativi o banche dati, gli specialisti vedono rarefarsi le loro “foglie di tè”, lasciando sempre più spazio all’immaginazione e minacciando l’analisi informata.


