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Dream, un sogno di mostra

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Dream al Chiostro del Bramante di Roma, dove l’arte incontra davvero i sogni

Potrebbe essere il sogno perfetto, se non fosse una mostra. Un sogno di mostra – Dream, l’arte incontra i sogni, appunto – dove alle parole seguono i fatti, come rare volte accade. Caso quasi unico, Dream promette quello che contiene il titolo. L’arte incontra davvero i sogni, nella collettiva al Chiostro del Bramante di Roma, a cura di Danilo Eccher. E per sognare ancora, a riprova del successo dell’evento, la chiusura prevista ai primi di maggio è prorogata a fine agosto.
Dream è senz’altro una mostra che val bene una proroga. Tutta da gustare dai tre ai 103 anni, negli spazi ideati per il cardinale Carafa nel 1500 da Domenico Bramante, sfuggito alla Milano dov’era tracollato Ludovico il Moro, suo protettore, e impreziositi dalla ventina d’autori esposti. Opere a cui s’accompagna il commento sonoro di altrettanti attori, se proprio non ve la sentite di lasciare l’audioguida da parte per tuffarvi nelle atmosfere oniriche affastellate da Eccher.
Iniziamo dal chiostro, dove la duplice scultura marmorea di Jaume Plensa, accostata per l’occasione, accoglie il visitatore al pianterreno, con le sue venature capaci di dare movimento alla materia come neppure un Boccioni avrebbe saputo immaginare. Un capolavoro da gustare al meglio sotto il tamburellare della pioggia che scende dall’apposito caditoio, magari in notturna, quando gli oleogrammi marmorei dell’artista spagnolo riverberano di luci multicolorate. Ad accogliere il visitatore all’interno è il video Sharon di Bill Viola, poi Merz e Anselmo, il teatrino d’ombre costato a Christian Boltanski cinque anni di lavoro con cartone e fildiferro, spilli e foglie.
Segue la passerella dove si sta tra alberi sospesi d’Hakansson, serpenti piumati di Mccgwire e infiniti d’alabastro di Anish Kapoor, senza dimenticare le sculture in legno di recupero di Claudio Costa: Il carro del sole e Saltafossi – dalle dida, ahinoi, invertite – per giungere al cuore della mostra. La cascata di piattine allumate dai led di Tsuyoshi Tane, capace d’affabulare attempate signore e pargoli, tutti in trance sotto la pioggia d’oro dell’artista nipponico. Da traversare senza esserne bagnati, come il residuo benessere contemporaneo. Dopo l’ignudo disteso sotto la caduta di stelle di Kiefer, a fare il verso a Tane, si sale al piano nobile per le cavernose tarsìe di Alexandra Kehayoglou, lavoro site specific come molti in mostra. Dove il primitivo in noi non può fare a meno d’apporre la mano sui vellutati muschi dell’antro, a fare il verso al Sapiens da cui discendiamo. Sbucati dalla cavità si ha appena il tempo di non lasciarsi disorientare dalle luminescenti convessità del corridoio al piano nobile, reinterpretato dalle curve bianconere di Peter Kogler, altro lavoro ad hoc, prima di lasciarsi andare all’Heliondimio di Luigi Ontani. Il letto d’artista frutto dell’interazione tra sole e luna, con orpelli alle pareti fucsia cari all’immaginario del poliedrico visionario emiliano.
Per rilassarsi davvero non c’è che da sdraiarsi a mirare Time sky di Tatsuo Miyajima, la congerie di numeri sul soffitto della stanza successiva, immersi nella luce bluastra d’una cromoterapia artistica. Spalletti, en passant, con le sue pastellate tavolozze ritorte, poi un’ultima sosta sui sacconi a riprendere fiato con Sensing touhgt di James Tuyrrell, sorta d’immaginifica porta del cielo dove ogni miraggio s’acquieta. E se arduo è tornare a rimirare il reale, dopo tanto sognare, se ancora spazio v’è rimasto dentro agli occhi e nel cuore, fermatevi a rimirare le Sibille di Raffaello dalla caffetteria del chiostro, capolavoro della rinascenza che occhieggiano dall’attigua chiesa di Santa Maria della Pace. Sacro e profano, con il contemporaneo che in occasione di Dream si è saputo calare nella magia dell’antico senza sfigurare, arricchendo anzi, e avvolgendo un capolavoro dell’architettura rinascimentale con le sembianze del sogno. Fino al 25 agosto, approfittatene: www.chiostrodelbramante.it.

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Giornalista e scrittore, è nato il primo novembre 1963 a Poggio Mirteto, in Sabina, e vive a Roma. Dopo l’alberghiero a Rieti e la leva come ufficiale di complemento a Firenze, si è laureato in scienze politiche alla Sapienza di Roma (Comunismo e titoismo, con Pietro Scoppola, 1994) e si è specializzato in scienze della comunicazione (Il consenso videocratico: masse, media e potere nella transizione dalla partitocrazia alla telecrazia, con Mario Morcellini, 1996). Ha scritto su Paese Sera, il Manifesto, Diario, Medioevo, Archeo, Ragionamenti di Storia (dove ha provato, grazie a documenti inediti, l’uso dei gas da parte dell’esercito italiano nella guerra d’Etiopia). Ha ideato e diretto il mensile Cittànova (1996-97). È stato caporedattore dei periodici d’arte Inside Art e Sofà (2004-2014). È opinionista sul quotidiano Metro e su Agi. Ha pubblicato il Dito sulla piaga. Togliatti e il Pci nella rottura fra Stalin e Tito, 1944-1957, Mursia, 2008. Con questa casa editrice è uscito il romanzo fantastorico Cenere (2010), primo di una trilogia sul mito. Sito www.mauriziozuccari.net.
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