mercoledì 23 Ottobre 2019

Jorge Campos, la rivoluzione dei numeri uno

Jorge Campos, la rivoluzione dei numeri uno

Portiere volante, Jorge Campos portò la sua rivoluzione carnevalesca ai Mondiali americani, causando a più riprese l’ira di Blatter

di Carlo Perigli

camposAd Acapulco, il quarantanovenne Jorge Campos ammira l’oceano. Il surf gli piace, gli è sempre piaciuto, fin da quando era un ragazzino. Sfidare le onde, cavalcarne il moto imbizzarrito e irrefrenabile, affrontare faccia a faccia le regole della fisica e alla fine arrivare a domarle.Rovesciare lo status quo è un concetto che l’ha sempre affascinato, tanto da portarselo dietro in ogni percorso intrapreso nel corso della sua vita.

Come nel calcio, che, tutto sommato, di dogmi ne ha pochi. Ma Jorge Campos è stato un portiere, e, per quanto riguarda gli estremi difensori, il calcio è da sempre uno sport conservatore. Al portiere viene richiesto obbligatoriamente di essere alto – d’altronde deve coprire uno spazio notevole – di indossare la maglia numero 1, anche se questa tradizione negli ultimi anni ha subito diverse eccezioni, e di restare tra i pali per l’intera durata della carriera. Gli altri nel corso degli anni potranno cambiare posizione, lui no. Una volta indossati i guanti, sa che potrà sfilarseli solamente quando appenderà gli scarpini al chiodo, e che per anni, solitamente tanti, dovrà stare là, fermo, ad aspettare di essere chiamato in causa per salvare con un gesto disperato l’intera baracca.

A Jorge Campos i dogmi non sono mai piaciuti. È un portiere, ma ha un  passato da surfista, e non è decisamente portato per vivere con pacatezza la solitudine dei numeri uno. Gli piace emergere, essere protagonista, e ama farlo rompendo i tabù, rovesciando tradizioni stabilite da sempre. Campos irrompe nel calcio che conta determinato a dimostrare che anche gli estremi difensori possono conquistare le luci della ribalta, riservate solitamente ai numeri importanti, quelli dal nove in su per intenderci. E per farlo sceglie lo scenario perfetto, il Mondiale americano, quello segnato dalla classe di Baggio e Hagi, dai gol di Stoichkov e Romario, dalla squalifica di Maradona e dal dito medio di Effenberg. E dall’eccentricità di Jorge Campos, che sul palco a stelle e strisce si esibisce a sorpresa nella rivoluzione dei numeri uno.

camposA dispetto dei suoi granitici colleghi di reparto, il messicano non arriva al metro e settanta. Roba da coprire – saltando – a malapena la porta in altezza, figuriamoci in larghezza. Eppure tra i pali se la cava egregiamente, e tanto basta per sradicare il primo dei luoghi comuni. Al Mondiale indossa la numero 1, ma solamente perchè così è previsto dal regolamento della competizione. Per il resto, diventerò famoso perchè è il primo ad abbinare alla casacca da portiere il numero 9, mentre l’1 lo tiene stampato su una maglia da gioco che indossa sotto, pronta per l’uso. Già, perchè Campos, è un portiere-attaccante, un portiere volante come quelli che si vedono ai giardini, con una discreta vena realizzativa (38 gol in carriera, segnati perlopiù nei primi anni da professionista), in grado – e ben felice – di cambiare ruolo a partita in corso, giusto il tempo di cambiarsi d’abito.

La casacca poi, è quel tocco di estetica che garantisce alla rivoluzione il riconoscimento necessario, che contrasti l’austerità del completo coordinato, utile a rendere un effetto ottico gradevole anche durante le foto di rito. L’amore di Campos per i tipici colori sgargianti usati dai surfisti si sposa benissimo con la causa, divenendo un manifesto di ribellione volto a trascinare il portiere fuori dall’anonimato già prima del fischio di inizio. Così, negli stadi americani l’attenzione viene catalizzata dalle divise del portiere messicano, stilista e realizzatore delle sue casacche, con colori più che accesi e taglie decisamente più grandi del dovuto.

camposAlla rivoluzione però si oppone la restaurazione, incarnata per l’occasione da Joseph Blatter, negli anni ’90 Segretario Generale della Fifa, che in due occasioni si oppone all’eccentrico portiere messicano. Forse il deus ex machina del calcio mondiale era stufo di quel carnevalesco rivoluzionario, di quelle sue particolarità che accentravano su di lui le attenzioni di tifosi e sponsor di mezzo mondo, che costringevano nomi altisonanti a condividere i riflettori con la diretta negazione dello stereotipo del portiere, con gli avversari di turno che litigavano per potersi portare a casa le sue originali casacche a fine partita.

Forse fu per questo, forse per evitare che si creasse una breccia nelle regole non scritte del calcio mondiale, che nel 1994 Blatter proibì al Messico di schierare Campos sia come portiere che come attaccante nella stessa partita, nonostante le norme federali non lo vietassero in alcun modo. Non contento, quattro anni dopo diede il colpo di grazia al “personaggio Campos”, proibendogli di indossare al Mondiale francese le sue caratteristiche divise multicolore.

Vent’anni dopo, Jorge Campos guarda l’oceano e ammira i surfisti. Da soli, si caricano di coraggio e passione, e affrontano l’onda. A volte si cavalca, altre si viene respinti. Sempre solitari, mai soli. Come Jorge Campos, il portiere che portò nel calcio la rivoluzione dei numeri uno.

Jorge Campos, la rivoluzione dei numeri uno
www.storiedelboskov.it

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