martedì 20 novembre 2018

Scontri a Parigi. Notti in piedi e piazze piene contro il jobs act francese

Scontri a Parigi. Notti in piedi e piazze piene contro il jobs act francese

Ennesima manifestazione a Parigi contro la legge El Khomri. Scontri e arresti. Una Porsche in fiamme fa il giro del mondo su twittter. A place de la Republique prove di convergenza con i sindacati (video)

di Giulio AF Buratti

 

 

Scontri sono in corso a Parigi e in diverse città della Francia, centinaia gli arresti.

Tra Nuit Debout e i sindacati, la difficile convergenza contro il jobs act francese

 

Ennesima giornata di scioperi e manifestazioni in tutta la Francia. Lo stato di emergenza che il governo vuole prorogare per la terza volta, impedisce la libertà di manifestare e crea situazioni di forte tensione, per l’aggressività e gli arresti della polizia. Il movimento contro il Job Act francese (Loi El Komri), si divide sulla possibilità di rispondere alla violenza della polizia, e non subire le angherie dello stato d’emergenza.

Nelle Nuit Debout sempre più persone pongono il tema dell’opposizione esplicita allo stato d’emergenza. Secondo la polizia avrebbero partecipato al corteo parigino tra i 14.000 e i 15.000 manifestanti. Per il sindacato CGT, invece, nella capitale sono scese in piazza 60.000 persone. La questura precisa che «300 manifestanti incappucciati» hanno attaccato le forze dell’ordine. Negli scontri, due agenti sono rimasti feriti, di cui uno, appunto, in stato grave. Teatro delle violenze è stata la zona del Pont d’Austerlitz, uno dei ponti che attraversano la Senna. A Parigi, aggiunge la polizia, sono scattati almeno cinque fermi. Ma i casseur sono entrati in azione in tante altre città di Francia con decine di fermi, oltre sessanta soltanto a Marsiglia. Mentre su Twitter impazza la foto di una Porsche incendiata dai black bloc.

La manifestazione di oggi, 28 aprile, è anche l’opportunità per il movimento NuitDebout di provare un inizio di “convergenza” coi sindacati sul ritiro della legge El Khomri sul lavoro (il jobs act alla francesce, ndr). Prima della manifestazione, una delegazione di partecipanti ha incontrato Philippe Martinez, il segretario generale del CGT. Stasera, come scrive su Le Monde, Violaine Morin, Nuit Debout accoglierà i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. La segretaria confederale della CGT, Catherine Perret, rappresenterà il sindacato in una ” tavola rotonda” prevista per il 1 maggio, al termine del corteo tradizionale della Festa del lavoro. Uno dei poliziotti feriti durante gli scontri a Parigi a margine delle proteste contro la riforma del lavoro è stato «ricoverato d’urgenza con una lesione alla testa»: è quanto scrive France Tv Info.

Ma i cortei del 28 aprile e del 1 maggio non andranno fino alla Place de la Republique, luogo di adozione di Nuit Debout! anche se numerosi militanti sindacali raggiungeranno probabilmente il posto, a titolo individuale.

Dall’inizio dell’occupazione della piazza, il 31 marzo, Nuit Debout scrive di cercare la “convergenza delle lotte.” Ma, partito dalla contestazione del legge El Khomri, il movimento si è allargato alle istanze più diverse. Nd vuole riconsiderare tutto il sistema, mentre i sindacati si concentrano sull’obiettivo del ritiro del legge lavoro.

Questo allargamento di orizzonte e le modalità dell’occupazione contrapposte al modello delle relazioni sindacali hanno suscitato una certa diffidenza dei sindacati; così che Nd prova a rettificare un poco il tiro. “Non rivendichiamo niente”, diceva l’economista Federico Lordon alla vigilia della prima “notte in piedi”, il 30 marzo, nell’università Parigi I-Tolbiac occupata. Ma un sindacato, precisamente, rivendica sempre qualche cosa. Il 20 aprile alla Bourse du travail, l’economista è ritornato su quella frase. Segno di una volontà da parte di Nd di comprendere il passo sindacale e la sua “grammatica di azione”

Tra i sindacati in lotta per il ritiro del legge lavoro, i tre principali, all’infuori dei sindacati degli studenti, hanno degli atteggiamenti differenti rispetto al movimento. Da parte di Force Ouvriere (FO, vicino ai socialisti), si preferisce concentrarsi sul ritiro della legge. “I termini affrontati dal movimento superano la domanda sindacale e salariale del ritiro della legge. Noi, si resta concentrati sul ritiro”, ha detto Jean-Claude Mailly, segretario generale di FO.

Alla CGT, riunita la settimana scorsa in congresso a Marsiglia, i dibattiti sono stati numerosi per sapere se occorreva o no sostenere il movimento, e beneficiare così di un “nuovo soffio” nella lotta contro la legge sul lavoro. Un tipo di compromesso è stato trovato con gli incontri simbolici previsti il 28 aprile ed il 1 maggio. Ma il segretario dell’unione dipartimentale della CGT Parigi, Benoît Martin, resta circospetto sul carattere operativo di una tale mobilitazione, anche se saluta lo sforzo dei “nuitdeboutistes” e si rallegra che più giovani “si politicizzano”. “Non si decreta il blocco in piazza, ricorda. Sono i salariati che decidono, ed il posto di lavoro resta il luogo privilegiato per i rapporti di forza”.

Il sindacato Solidaire, è dall’inizio vicino a Nuit Debout. Ha parecchie volte prestato del materiale e dichiarato le occupazioni in prefettura. Al termine della manifestazione del 28 aprile, una presa di parola di un responsabile è prevista in Place de la Republique, spiega Eric Beynel, portavoce del movimento.

La situazione si è dunque globalmente “distesa” secondo François Ruffin, giornalista e regista di Merci Patron!, uno degli iniziatori di Nd. Ma la convergenza tra i sindacati ed i movimenti, se si farà, sarà al prezzo di un ritorno al dibattito di partenza sulla legge del lavoro. “Nuit Debout è ugualmente partita da ciò, era semplicemente un passo di più dopo una manifestazione contro quella legge”, ricorda Ruffin per cui la convergenza coi sindacati è un’evidenza: “Due forze che lottano per la stessa cosa devono lottare insieme”. Resta da sapere se l’Assemblea Generale di Place de la République sarà pronto a mettere da parte le sue altre istanze (parità, stipendio universale, ecologia, solidarietà coi migrati, educazione, rappresentatività democratica, ecc.) per permettere questa convergenza.

 

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