venerdì 21 settembre 2018

Parigi, fotoracconto di una rivolta

Parigi, fotoracconto di una rivolta

Scioperi e manifestazioni in tutto il pease. Provocazioni e cariche della polizia. Sindacati, movimenti studenteschi e sinistra anticapitalista ancora in piazza a Parigi per chiedere il ritiro della loi El Khomri

a cura di Giampaolo Martinotti, fotogallery da Parigi di Lily Manapany

 

In Francia non si arresta la grande lotta contro la loi El Khomri, la riforma del diritto del lavoro con la quale François Hollande e Manuel Valls vorebbero erodere i diritti dei lavoratori seguendo alla lettera i peggiori diktat del neoliberismo più aggressivo. Dopo il successo dello sciopero generale del 31 marzo, che aveva portato in strada più di un milione di persone, continua dunque la mobilitazione che i sindacati (CGT, FO, FSU, Solidaires), i movimenti studenteschi (UNEF, Fidl, UNL) e la sinistra anticapitalista e radicale (NPA, PCF, PG) stanno ormai portando avanti a oltranza.

Secondo la Cgt, la Confédération générale du travail, il 28 aprile più di mezzo milione di manifestanti hanno sfidato lo stato di emergenza scendendo in piazza in tutto il paese. A Parigi il corteo partito da Place Denfert-Rochereau in direzione di Nation ha radunato circa 60 mila persone. Nella capitale ci sono stati violenti scontri con la polizia, prima sul Pont d’Austerlitz, sulla rive gauche della Senna, e poi nei pressi di Place de la Nation, dove la famigerata BAC, la Brigade anti-criminalité,  ha effettuato arresti e controlli d’identità all’ingresso della metropolitana. Tra i diversi feriti ci sarebbe anche un poliziotto in borghese, forse colpito dai suoi stessi colleghi. Durante il tragitto i manifestanti, prima di essere storditi dalle granate assordanti, hanno scandito a gran voce uno slogan che riassume la situazione in modo esplicito: “police partout, justice nulle part!”. Gas lacrimogeni e manganellate anche a Nantes e Lione, mentre a Marsiglia sono una sessantina le persone arrestate durante la manifestazione. Diversi delegati sindacali hanno parlato di una “strategia della tensione” e di “provocazioni da parte delle forze di sicurezza condotte al fine di far degenerare i cortei”. A Rennes uno studente di vent’anni è stato gravemente ferito da un tiro di “flashball” da parte della CRS, la Compagnies Républicaines de Sécurité, e rischia ora di perdere un occhio.

Proprio gli studenti, dopo essere stati ricevuti in delegazione dalla ministra dell’Education nationale Najat Vallaud-Belkacem, hanno ribadito con la loro presenza come “persistano profondi disaccordi” nelle reciproche visioni sul futuro dei giovani all’interno del mondo del lavoro, legando le proprie rivendicazioni di giustizia sociale alla dichiarazione congiunta presentata da tutte le organizzazioni in previsione della giornata di ieri. “Il testo del disegno di legge non rispetta i diritti, le condizioni di lavoro e di vita delle generazioni attuali e future, perché la flessibilità e la precarietà non hanno mai rappresentato un fattore di progresso e di occupazione”, recita il comunicato.

Il presidente Hollande, dopo aver strumentalizzato lo “stato di emergenza” per reprimere la protesta, utilizzando la retorica del “paese in guerra” per convincere i francesi a sottomettersi alle sciagurate politiche di austerità, ha tentato disperatamente di dividere il fronte intersindacale offrendo in maniera elusiva un accordo per soddisfare parzialmente alcune delle richieste dei movimenti studenteschi. La manovra del governo però, essenzialmente strumentale alle finalità della Confindustria francese, è stata prontamente respinta, come lo erano state in precedenza le modifiche marginali che il premier Valls e la commissione per gli Affari sociali di Palais Bourbon avevano apportato al testo, certi di poter così ottonere il blocco dell’opposizione grazie al vecchio trucco “del bastone e della carota”.

Ma la verità è che né la repressione né le ridicole concessioni del governo hanno allentato la pressione della mobilitazione. François Hollande, al contrario di Matteo Renzi, si è senz’altro reso conto di sostenere una riforma assolutamente impopolare e teme che il suo governo non sarà in grado di raccogliere la maggioranza in parlamento nel momento decisivo. A tale proposito, una petizione lanciata sul web, e firmata da oltre 1 milione e 300 mila cittadini, chiede proprio ai deputati di rigettare questo Jobs Act alla francese in tutte le sue parti. Oltretutto, con le elezioni presidenziali in programma per quest’anno, un inatteso “sgambetto” da parte dei deputati della destra all’irresponsabile presidente marziale potrebbe risultare piuttosto deleterio per il governo.

La precarizzazione del lavoro che le impopolari politiche governative vogliono imporre ai francesi viene denunciata quotidianamente, dagli scioperi alle manifestazioni che si susseguono in tutto il paese, passando per le Nuit debout di Place de la République. In questo contesto, risulta fondamentale il processo di unificazione di tutte le categorie sociali e professionali che sta avvenendo in Francia da oltre un mese: “Tutte le organizzazioni sindacali riaffermano con fermezza le rivendicazioni nei confronti del governo per chiedere il ritiro di questo progetto di regressione sociale. La determinazione della protesta è intatta ed è sostenuta in maniera massiccia dall’opinione pubblica”.

Per il Nouveau Parti Anticapitaliste questa nuova giornata di lotta si inserisce in una dinamica di cambiamento ancora più ampia: “Come nel maggio del ’68 è necessario portare avanti una lotta senza sosta. Piccoli imprenditori e dipendenti si mobilitano contro i licenziamenti e la chiusura delle loro attività, o contro i tagli nella pubblica amministrazione. I ferrovieri sono in sciopero, mentre gli intermittents du spectacle hanno occupato il teatro Odéon di Parigi. Gli studenti sono in piazza al fianco dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e dei pensionati. Oggi finalmente abbiamo la possibilità di unire le forze e porre fine al dispotismo del governo e del Medef. Insomma, questa volta possiamo vincere!”.

Martedì 3 maggio il testo approderà in commissione all’Assemblée nationale e le forze di opposizione promettono di continuare la mobilitazione con ulteriori azioni a tutti i livelli, finché la voce delle migliaia di manifestanti, e della maggior parte dell’opinione pubblica francese, non verrà finalmente ascoltata. Nel frattempo, chissà se il vento della rivolta che soffia oltralpe riuscirà a portare una seppur tenue folata di novità verso l’Italia. Per le forze che si oppongono alle fallimentari politiche del governo Renzi la situazione nel nostro malandato “belpaese” è certamente critica, con la Cgil piegata da tempo immemorabile al volere degli sciamani del pensiero unico e una Fiom che sopprime il dissenso in maniera autoritaria e con estrema nonchalance, proprio mentre l’aumento incontrastato dell’utilizzo dei voucher legalizza di fatto il lavoro nero e lo sfruttamento di milioni di lavoratori. Rivitalizzare il conflitto sociale e unificare le lotte, è forse questo l’unico vero vaccino per contrastare efficacemente la più feroce metastasi che minaccia la vita di tutti, il neoliberismo.

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