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Ma cosa dice la legge che fa incazzare i sindacati in Francia ma non in Italia?

Francia, cosa cambia con la legge el Khomri, il jobs act di Hollande: libertà di licenziare, in soffitta il contratto nazionale, via libera agli accordi aziendali, crollo delle retribuzioni

di Checchino Antonini

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Presentato il 17 febbraio, il progetto dalla ministra del lavoro Myriam el Khomri vuole introdurre una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro come il jobs act italiano. L’articolo 2, quello che più di tutti suscita la collera dei sindacati, smantella il contratto nazionale favorendo gli accordi interni alle imprese rispetto a quelli approvati a livello nazionale o di categoria per quanto riguarda i tempi di lavoro. Restano sulla carta le 35 ore settimanali ma a prevalere d’ora in poi saranno gli accordi di gestione interni a ciascuna impresa. Può crollare, in caso di accordo aziendale, dal 25% al dieci la maggiorazione per gli straordinari. In pratica ci sarà “un codice del lavoro per ogni impresa” e dumping sociale a go-go. I licenziamenti saranno possibili in caso di “abbassamento significativo degli ordinativi o del giro d’affari” così la crisi la pagheranno per intero e immediatamente i lavoratori, con buona pace della retorica del rischio d’impresa. Il 10 maggio, proprio come il suo epigono italiano, Renzi, il primo ministro Valls, di fronte alla fronda di una parte dei deputati socialisti, non ha esitato a utilizzare l’articolo 49.3 della costituzione, che consente di far adottare il testo senza il voto dell’assemblea nazionale, per evitare il rischio di una bocciatura o di una modifica profonda del progetto. Il progetto deve adesso essere esaminato dal senato a metà giugno, prima di tornare alla camera.

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