giovedì 18 ottobre 2018

Firenze non è Disneyland

Firenze non è Disneyland

Bottega fiorentina al di là dell'Arno, agosto 2016
Bottega fiorentina al di là dell’Arno, agosto 2016

Sembra che parli da sola la guida. Le mani in tasca, portamento eretto, ma lo sguardo basso. Come a ripassare una lezione. Racconta in spagnolo Firenze a una ventina di turisti che le vanno appresso, verso Santa Croce, con l’auricolare e lo sguardo che va e viene da mura antiche e vetrine scintillanti. Poi, tutt’a un tratto la guida si rianima e invita tutti a osservare l’esposizione delle scarpe in una delle migliaia di vetrine della città. Benvenuti alla Disneyland del Rinascimento, FiRenzi, città finta dove è stato sindaco l’attuale premier. Chissà se la guida spagnola dirà che Santa Croce è anche il quartiere in cui è più radicato l’antifascismo, dove viveva Alessandro Sinigaglia, “negro”, ebreo e comunista, ardito del popolo. Che qui vicino abitava Rossella Casini, studentessa che sfidò la ‘ndrangheta ma che sparì a Palmi. Chissà se sente l’eco delle urla dei rivoltosi del Carcere delle Murate. Chissà se gli frega qualcosa a lei e ai suoi ospiti col naso schiacciato sulla vetrina delle calzature. Le botteghe promettono Pokemon inside ma i muri e gli interstizi raccontano altre storie.

 

Eppure abbiamo bisogno di leggere altri segni che non siano quelli della fantasmagoria delle merci o di scorci imbalsamati, artificialmente identici a sé stessi. Riccardo Michelucci, autore di “Guida alla Firenze ribelle” (Voland 2017, 290 pagg, 18 euro), dimostra che è possibile leggere le città dai segni che i conflitti, le resistenze, la creatività popolari hanno disseminato nel tempo. Dal tumulto dei Ciompi a Michelangelo, da Savonarola ai Macchiaioli, da Dostoevskij a Dino Campana e a Don Milani, dagli uomini e le donne della Resistenza agli Angeli del fango: Firenze è densa di memoria di città aperta e solidale, capitale del pacifismo, luogo d’incontro e di dialogo tra i popoli e le religioni. E’ la città della gente delle case basse, del popolo magro (operai, braccianti che “ciompavano” la lana e si rivoltarono nell’estate del 1378), del primo social forum europeo alla Fortezza da Basso nel 2002; dell’assemblea nazionale della Pantera, il canto del cigno di quel movimento, nel 1990; degli angeli del fango – giusto cinquant’anni fa – quando migliaia di giovani giunsero in città dopo l’alluvione per lavorare al salvataggio delle opere d’arte e dei libri antichi. E, ancora, del primo quotidiano clandestino antifascista, il “Non mollare” dei fratelli Rosselli; della prima radio clandestina, Radio Cora che cambiava sede ogni giorno per fornire al comando dell’VIII Armata informazioni decisive per la guerra ai nazisti. Una città da riscattare al destino di gentrification e grandi opere.

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