domenica 8 20 Dicembre19

Referendum: basta un Sì. Per rovinarci

Referendum: basta un Sì. Per rovinarci

Referendum. Perché Renzi bolla come “burocrazia” la Corte costituzionale che boccia il decreto Madia? Perché tenta la stessa fusione storica riuscita al fascismo storico

di Giorgio Cremaschi

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Anche se più volte son stato tentato di farlo, ho finora sempre evitato di ricorrere alla parola fascismo per definire ciò che si agita attorno alla controriforma renziana della Costituzione. Questa cautela però non ha più ragione d’essere dopo le ultime parole del presidente del consiglio, quelle a commento della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il decreto Madia. Renzi ha bollato quella sentenza come un esempio della burocrazia che blocca il paese. E naturalmente tutta la grande stampa e le tv hanno raccolto e amplificato  il messaggio, gridando che per colpa della burocrazia i furbetti del cartellino la faranno franca.

Dunque secondo il presiedente del consiglio e la sua stampa, la Corte Costituzionale, cioè il presidio supremo e ultimo della nostre libertà democratiche, è burocrazia. Una burocrazia che si oppone al progresso del paese e che per questo dovrebbe essere spazzata via con la nuova costituzione, che opera una cancellazione ad ampio raggio di poteri  democratici a favore del governo,  che così finalmente potrebbe decidere senza intralci.

Peccato però che attualmente sia ancora in vigore la vera Costituzione e che, come suo dovere,  la Corte ne abbia preteso il rispetto da parte di un governo che invece si comporta come se avesse già vinto il referendum. Il decreto Madia è stato bocciato perché non prevede alcun ruolo delle regioni in quel processo di privatizzazione e liquidazione del pubblico che costituisce il suo scopo di fondo. Si badi bene la Corte non è arrivata a giudicare incostituzionale la svendita di servizi e stato sociale, ma ha semplicemente detto che secondo le regole vigenti il governo non può fare tutto da solo.

Apriti cielo, la burocrazia ci blocca, ha urlato il coro dei renziani. La legalità ci uccide esclamò il reazionario francese Barrot nel 1849. Le classi dominanti  chiamano pastoie burocratiche le regole democratiche e i diritti  quando vogliono sovvertirli, quando ritengono che il loro affari ed interessi siano troppo frenati dai lacci e laccioli che vengono dalla democrazia. Questo sovversivismo dall’alto è una caratteristica storica  delle classi dirigenti del nostro paese, come ci ha insegnato Antonio Gramsci sul fascismo. E oggi questa storica insofferenza verso regole e diritti da parte dei potenti di casa nostra può godere di due fondamentali apporti. Da un lato la spinta del capitalismo finanziario  multinazionale a distruggere ogni costruzione pubblica che freni il suo dominio. È stata la banca Morgan ad affermare brutalmente come le costituzioni antifasciste costituiscano un freno al pieno dispiegarsi delle politiche liberiste e di austerità. D’altro lato la rabbia popolare per le devastazioni della crisi a volte  spinge a trovare il colpevole nel vicino di casa, migrante o impiegato pubblico a seconda delle preferenze. E  il sistema mediatico da anni alimenta la guerra tra i poveri e la sfiducia verso la democrazia.

Così quando il presidente del consiglio chiama burocrazia la democrazia, sintetizza tre spinte reazionarie. Quella delle multinazionali, quella dei nostri poteri forti di sempre, quella qualunquista di massa. Renzi tenta la stessa fusione politica riuscita al fascismo storico, naturalmente con altre forme e modi, ma con un punto comune: il ricorso alla insofferenza che in Italia c’è verso regole e diritti, il sentimento per il quale alla fine ci voglia qualcuno che comandi sul serio senza ostacoli. Una volta erano i treni che dovevano arrivare in orario ora sono le leggi, il concetto di fondo è sempre lo stesso. Il fascismo è un’ autobiografia della nazione, scrisse Piero Gobetti.

Non pensiamo quindi che le frasi reazionarie e sovversive di Renzi siano un errore, esse sono invece una calcolata ultima carta per vincere il referendum. Che la controriforma ha già perso tra la popolazione più attiva e attenta, ma che può ancora vincere se si muove la maggioranza silenziosa. Quella a cui si rivolge ora la campagna del presidente del consiglio, solleticandone i più  antichi  pregiudizi, risvegliandone le più irrazionali paure. Attenzione, in un paese logorato da dieci anni di crisi economica senza uscita e da un ancora più lungo percorso di riduzione della democrazia, l’appello di Renzi al fascismo profondo che si annida nella società può avere successo.

In questi  ultimi giorni di campagna referendaria vanno denunciati con forza gli interessi economici ed i poteri che si celano dietro la controriforma della costituzione. Interessi e poteri che in  caso vittoria si considererebbero svincolati da ogni limite. Va diffuso l’allarme democratico per un successo del SI, che  farebbe un danno persino superiore a quello dei contenuti autoritari della costituzione renziana. Dobbiamo far capire che basta un SI per rovinarci.

 

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1 Comment

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    eugenia

    Che cos’è il fascismo? E’ la conseguenza di una crisi catastrofica (così scrive Gramsci) nel rapporto di forza tra le classi, cioè è il frutto del fatto che la borghesia non può più governare e il proletariato non sa ancora farlo. La borghesia non ha più margini per espandersi (e ciò è vero almeno a partire dalla prima guerra mondiale, secondo l’analisi leninista) e quindi non può più esercitare il potere in forma egemonica; però, siccome la crisi della borghesia non coincide affatto con la rivoluzione come pensavano i socialdemocratici, è questa stessa crisi borghese che, in mancanza di un intervento soggettivo del proletariato, si tramuta in un terribile contraccolpo reazionario. In altre parole: in mancanza della rivoluzione, della capacità del proletariato di trasformare la crisi in rivoluzione, il dominio della borghesia passa dalle forme liberali, dell’egemonia, alle forme della dittatura aperta, del dominio. Questo è il punto: ma se è così, allora superare il fascismo si può solo se si riesce ad attrezzare il proletariato ad attuare i suoi compiti storici, quelli che sono storicamente maturi, oggettivamente maturi, ma soggettivamente immaturi.

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