martedì 10 20 Dicembre19

Teppisti in divisa a Firenze. La mattanza degli ultras dell’Atalanta

Teppisti in divisa a Firenze. La mattanza degli ultras dell’Atalanta

Firenze, ultras dell’Atalata denunciano l’aggressione a un pullman di tifosi da parte di agenti in tenuta antisommossa. I video smentiscono la versione della questura

Circa 130 ultras dell’Atalanta identificati dalla polizia, altri da individuare, e cinque poliziotti feriti. Perfino l’Ansa si azzarda a dire che è tutta da chiarire la causa dei tafferugli scoppiati a Firenze tra tifosi ospiti (in totale circa 3mila) e agenti dopo la partita serale di Coppa Italia Fiorentina – Atalanta finita 3-3 e con ottime prospettive di qualificazione alla finale per l’Atalanta. Sul video che postiamo non c’è traccia di quanto sostengono la questura e i leader sindacali della polizia.

Un’azione apparentemente incomprensibile avvenuta in un tratto isolato e senza telecamere della superstrada con protagoniste le forze dell’ordine in tenuta antisommossa. L’avvocato degli ultras parla di almeno 30 referti di ragazzi finiti in ospedale. ACAD, l’associazione contro gli abusi in divisa, sta collaborando a raccogliere la documentazione. La versione della questura è smentita da video, foto e testimonianze, BgReport, un sito d’informazione bergamasco avanza un’ipotesi: «Attaccare un pullman per affibbiare l’ennesimo Daspo a tutti quelli che vi viaggiavano sopra per indebolire una Curva come quella atalantina, che non ha mai smesso di denunciare i soprusi e le leggi liberticide applicate negli stadi? Poliziotti che credono di fare impunemente ciò che vogliono urlando “Adesso mandiamo metà di voi in Questura e l’altra metà in ospedale”? E’ la mancanza di numeri identificativi a far sentire i poliziotti così certi i di non pagare mai per i loro abusi? Oppure ciò che è successo questa notte è imputabile all’accanimento della questura di Bergamo mai doma nella sua battaglia per annientare il mondo ultras? Lo capiremo anche dalle reazioni a questa violenza gratuita e ingiustificabile».

L’Atalanta, sul sito ufficiale, sembra prendere le distanze dalla versione ufficiale delle forze dell’ordine: “Vogliamo solo la verità. Chiediamo che sia fatta luce su quanto accaduto mercoledì notte a Firenze.
Abbiamo visto, con sgomento, le immagini che circolano sui media. Non amiamo i processi sommari ma crediamo fortemente nella giustizia e nella lealtà dei comportamenti e per questo riteniamo opportuno che quanto successo, e documentato con immagini e testimonianze, sia oggetto di approfondimenti.
Siamo per la legalità e per la tutela delle forze dell’ordine, che svolgono un importante servizio a garanzia della sicurezza pubblica, ma la denuncia sollevata dai tifosi impone, da parte del Ministero degli Interni e di tutte le Autorità competenti, un elevato grado di attenzione per difendere i diritti anche di chi segue lo sport ed il calcio.
La violenza, da qualsiasi parte arrivi, non è tollerabile e l’Atalanta sarà sempre in prima fila perché solo la passione sportiva e la sana competizione siano i fenomeni trainanti per il nostro calcio.
Non potevamo rimanere silenti di fronte a certe immagini e la speranza di tutti, cittadini e sportivi, è che su questi episodi sconcertanti sia fatta totale chiarezza e che i colpevoli, chiunque siano, vengano puniti secondo giustizia”.

 

Ecco una testimonianza: «E’ l’una di notte circa. Son sul pullman che ci sta riportando a casa da Firenze, il secondo dei pullman della Curva. Da qualche kilometro stiamo percorrendo una superstrada a tre corsie e tra meno di un kilometro imboccheremo l’autostrada. Siamo ormai ad una decina di kilometri dallo stadio. L’aria è tranquilla, non si è visto nessun fiorentino e con la Polizia tutto è filato liscio: non c’è stata alcuna tensione, nemmeno durante quel prefiltraggio assurdo. Seduto sul sedile, di spalle all’autista, socchiudo un attimo gli occhi, inizio a pensare al domani: “che bale, domà go de andà a Milà a laurà, mèi dörmì ‘n po”. Nemmeno il tempo di pensarlo e i ragazzi di fianco iniziano ad urlare: “cosa cazzo sta succedendo lì davanti?”. Mi alzo e mi giro verso la direzione di marcia. Il primo pullman, quello davanti a noi (precedentemente scortato con una camionetta davanti ed una dietro), viene affiancato nella corsia di sinistra da un’altra camionetta, con sportellone aperto e con all’interno agenti armati di scudo, manganello e casco in testa, pronti a scendere. La camionetta davanti decide allora di fermarsi e di bloccare il pullman. Scendono immediatamente tutti i poliziotti dalle tre camionette. Di fretta e furia cercano di salire sul primo pullman, ovviamente armati e con poca intenzione di scambiare due chiacchiere. Siamo in un punto della strada completamente isolato, nel bel mezzo del nulla, senza telecamere che possano documentare il fatto. Tutto chiaramente premeditato.

Vediamo la polizia caricare il pullman, i manganelli volano. Alcuni ragazzi del secondo pullman scendono per cercare di capire cosa sta succedendo. Ma niente da fare, anche loro vengono presi a manganellate e decidono allora di tornare sul nostro pullman. Un poliziotto ordina caldamente al nostro autista di aprire le porte del pullman. Aperta la porta, salgono due poliziotti che iniziano a manganellare chiunque cerchi di ottenere spiegazioni. Dopo qualche minuto abbandonano il nostro pullman. L’autista decide allora di ripartire ma veniamo fermati 500 metri più avanti, poco prima del casello autostradale. Veniamo fatti scendere uno ad uno (“o scendete o vi prendiamo a schiaffi!”, queste son le opzioni). Ci viene richiesto un documento e veniamo fotografati. I poliziotti nel frattempo non fanno altro che minacciarci ed insultarci, chiaramente in attesa di una nostra reazione, che però non arriva. Siamo una settantina sul pullman doppio e la polizia ci mette più di un’ora ad identificarci tutti. Decidono poi di perquisire il pullman. Sequestrano tutte le bandierine ed i due aste (tra cui il due aste del mio vicino di posto, regalatogli dalla sua nipotina di 10 anni, chissà che pericolo).

Riprendiamo il tragitto, decisamente provati. Chiamiamo i ragazzi dell’altro pullman. A loro è andata decisamente peggio: sono stati fatti scendere a pugni e manganellate dal loro pullman, per poi essere messi faccia a faccia col muro della superstrada. Identificati, sono tornati sul pullman mentre i poliziotti si erano schierati su due file in modo da suonargliele sia da destra che da sinistra. Il risultato è di diversi ragazzi feriti, alcuni con tagli sulla testa, altri con escoriazioni sul volto e zigomi gonfi.

Arriviamo a Bergamo verso le 8 di mattina. Ho capito stanotte chi rappresenta il primo pericolo quando si va allo stadio, proprio chi dovrebbe garantire la tua sicurezza. La frustrazione è che nessuno potrà mai difenderti quando la Polizia abuserà dei suoi poteri, nessuno arriverà in tuo soccorso. Ma rimango con il pensiero che nella vita tutto torna, e con la coscienza pulita ripenso ai bei momenti di ieri. Alla fine non sono riusciti a scalfirli».

Gli scontri tra ultras nerazzurri e agenti, secondo quanto riporta l’Ansa, sono avvenuti quando la colonna di oltre venti pullman era ormai fuori città e stava raggiungendo l’A/1 dal viadotto Varlungo in rientro a Bergamo. Secondo la questura, una cinquantina di tifosi avrebbe fermato il pullman su cui viaggiavano scendendo in strada a volto coperto e con aste, mazze e bastoni. Sarebbero stati fatti risalire solo grazie a un duro intervento del reparto mobile in tenuta antisommossa. Nel parapiglia tre agenti sarebbero stati trascinati nel bus rimanendo colpiti. Altri tifosi sarebbero scesi da alcuni pullman indietro, costringendo anche qui la polizia a intervenire per farli risalire. In questa fase, un funzionario della questura avrebbe ricevuto un violento calcio al volto, riportando ferite guaribili in 10 giorni. Contuso anche un agente con lui. Nel pomeriggio però da Bergamo i tifosi dell’Atalanta Curva Nord Bergamo hanno fatto sapere su Fb di cercare «foto, video o semplicemente testimonianze dirette» dei tafferugli «a 500 metri dal casello di Firenze Sud». Il gruppo precisa che «non c’è stato alcun contatto con la tifoseria viola, né prima né dopo la partita, e il clima era di assoluta tranquillità» e che la carovana è stata «separata e divisa dalle forze dell’ordine per controllare un pullman che si stava staccando». Poi però scatta l’accusa di Curva Nord Bergamo alla polizia di Stato nello stesso post: «Il reparto celere fa accostare il primo pullman, facendo aprire le porte e salendo in assetto antisommossa, colpendo e ferendo indistintamente tutti gli occupanti e rompendo i finestrini dopo aver divelto la porta anteriore».

Su BgReport si legge che «Lo spiegamento di forze dell’ordine che scorta i pullman è più ingente di quello utilizzato nel pre-partita e l’itinerario che la Questura sceglie per accompagnare i tifosi è differente da quello percorso all’arrivo. Eppure quando i mezzi si muovono, sono ormai passate due ore dal termine della sfida calcistica. I blindati delle forze dell’ordine continuano a distanziare un pullman dall’altro fino a quando, a poche centinaia di metri dal casello autostradale bloccano il primo pullman e lo circondano. A differenza di quanto sostenuto dalla Questura, quell’autobus non aveva nessuna porta aperta e nessun supporter atalantino è sceso. L’autobus è circondato da decine di agenti che distruggono i finestrini, divelgono la porta anteriore e iniziano a manganellare le persone all’interno. Dal pullman partono le chiamate ai tifosi sugli altri pullman che tentano di fermarsi, ma la polizia intima agli autisti di proseguire col chiaro intento di isolare l’autobus prescelto per la mattanza. I ripetuti tentativi di fermarsi vanno a vuoto, un solo autobus riesce a bloccarsi e chi prova a scendere per chiedere cosa sta succedendo è aggredito senza alcuna spiegazione, tutti i passeggeri vengono identificati.

I bergamaschi se ne stavano andando tutti insieme dopo una splendida serata, ma per la Questura la partita sembra iniziare proprio adesso. Dal bus accerchiato le telefonate di aiuto agli altri si susseguono. “Stanno sfasciando tutto”, “Ci vogliono massacrare”. La scena si svolge sulla circonvallazione che porta al casello, senza alcun testimone, nella carreggiata isolata dalle forze dell’ordine. E allora i reparti mobili di Bologna e Firenze rimangono soli con l’autobus, caricano ripetutamente pestando i primi che incontrano. Nemmeno l’autista ha scampo, viene picchiato anche lui. Poi obbligano uno a uno a scendere dal mezzo aggredendoli, li identificano e li fanno risalire in mezzo a due colonne di agenti che sfogano le proprie frustrazioni sui corpi dei ragazzi. Calci, pugni, manganellate e insulti.

Quello che è successo ieri è grave perché non c’era nessun problema di ordine pubblico: dal pullman nessuno voleva scendere, la porta non era aperta. Queste sono le falsità che la Questura ha sostenuto, prontamente riprese dai giornalisti, ma non corrispondono a verità. Che senso avrebbe abbandonare gli autobus sul Ponte del Varlungo, su una circonvallazione deserta? Una tesi che serve solo per tentare di giustificare delle violenze efferate e gratuite».

I 130 rischiano una denuncia per resistenza, violenza, lesioni a pubblico ufficiale e travisamento. Il Sap, il sindacato che tributò la standing ovation del suo congresso nazionale ai quattro assassini di Federico Aldrovandi, strepita oggi per il «daspo a vita». «Non si è trattato di scontri che hanno richiesto l’intervento della Polizia, ma di una vera e propria retata violenta nei confronti dei colleghi, uno dei quali colpito con un violento calcio in pieno volto», è la versione di Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, Sindacato autonomo di polizia, succeduto a quel Tonelli che ora siede in Senato con la divisa della Lega di Salvini. «Per i delinquenti identificati chiediamo che sia applicato un daspo a vita oltre al carcere. Chi tenta di sovvertire l’ordine – conclude Paoloni – organizzando agguati alla polizia, merita di finire in galera». Forse ha ragione BgReport: «quando sei indifendibile la miglior difesa è l’attacco» a proposito delle dichiarazioni bellicose anche di un altro sindacato di destra della polizia, Fsp: «L’aggressione da parte dei tifosi dell’Atalanta contro la Polizia avvenuta ieri sera a Firenze è un fatto di estrema gravità. Fermare una colonna di autobus in transito, scendere armati e travisati e aggredire le Forze dell’ordine è inammissibile, è la prova ulteriore, che certo non serviva, di come la violenza in queste occasioni sia preordinata, cieca, spudorata, praticata consapevolezza di non subire conseguenze degne di preoccupazione. Questo è un fatto ormai innegabile, eppure non vediamo alcuna seria contromisura a tanta inciviltà criminale, mentre per i poliziotti andare a volgere questi servizi d’ordine equivale ad andare in guerra, nel senso dell’assoluta certezza di trovarsi di fronte chi ha giurato loro odio eterno e voluta e convinta volontà di fargli del male». Sostieni la Curva sta raccogliendo materiale per dimostrarlo (la mail a cui indirizzare le testimonianze è sostienilacurva@tim.it). La Questura è riuscita in poche ore a fornire versioni contraddittorie: prima si parla di un poliziotto salito solo aggredito all’interno di un pullman atalantino, poi si descrivono tifosi e armati inferociti che assaltano la polizia. Peccato che nessun bastone né asta siano stati trovati nella perquisizione dell’autobus.

 

 

 

 

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