Spagna, la censura sui poliziotti infiltrati colpisce la stampa. Attacco a El Salto

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L’AEPD, equivalente spagnolo del Garante della privacy chiede una sanzione pecuniaria a El Salto e lo obbliga a censurare le inchieste sugli agenti infiltrati fino a renderle incomprensibili

La redazione de El Salto Diario, quotidiano cooperativo spagnolo

L’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEPD) ha comminato a El Salto una sanzione pecuniaria di 5.000 euro, oltre all’obbligo di censurare diversi articoli in cui veniva smascherata l’infiltrazione di agenti di polizia in movimenti politici e sociali. La decisione è stata presa dopo aver respinto le contestazioni in primo grado presentate dal media cooperativo, che è il quarto a essere sanzionato per gli stessi fatti. Quest’estate, sia La Directa che Vilaweb e Diari de Balears hanno ricevuto una sanzione simile dall’AEPD. Complessivamente ammontano a oltre 30.000 euro, una somma considerevole se si tiene conto del fatturato annuo di ciascuna testata.

«Siamo sorpresi da questo provvedimento, che interpretiamo come una ritorsione per aver portato alla luce la pratica illegale dello spionaggio nei confronti della dissidenza politica», afferma Sara Plaza, giornalista del media cooperativo. Plaza avverte inoltre che questa sanzione «potrebbe rappresentare un freno alle nostre indagini sull’infiltrazione di agenti di polizia nei movimenti sociali che non svolgono attività criminali e ha gravi conseguenze per il diritto all’informazione e alla libertà di stampa».

L’AEPD non mette in dubbio che le informazioni pubblicate siano attendibili e precise, ma impone ai media interessati di eliminare tutte le immagini (nonostante esse siano state elaborate per rendere difficile l’identificazione dei soggetti ritratti) in contrasto con le proprie raccomandazioni precedenti, le iniziali dei nomi reali dei funzionari di polizia interessati, anche in questo caso in contrasto con i suoi criteri abituali, le identità fittizie utilizzate dagli agenti indagati e persino i riferimenti alle coperture ideate per infiltrarsi (dati irreali e non soggetti ad alcuna protezione), nonché i riferimenti al corso al termine del quale si sono diplomati all’Accademia di Polizia di Ávila e qualsiasi riferimento al loro passato, alla loro formazione, alle loro opinioni o a quelle dei loro familiari. «Ciò implica mutilare i testi per impedire qualsiasi tracciabilità, qualsiasi elemento oggettivo verificabile con cui si dimostri che questi agenti abbiano commesso il reato di spionaggio», spiega Raúl Maíllo, avvocato di El Salto.

«Ricorreremo a tutte le vie legali per far valere il diritto e la libertà di informazione, nonché il diritto di tutta la società a ricevere informazioni veritiere e verificabili, cercando di ottenere non solo l’annullamento della sanzione economica, ma anche il ripristino delle informazioni pubblicate» afferma Maillo.

Da parte sua, Sara Plaza sostiene che «la pubblicazione dei dati da noi effettuata, sempre in forma limitata, con foto sgranate e iniziali al posto dei nomi veri, concilia adeguatamente il rispetto della privacy con i principi giornalistici di tracciabilità, credibilità e verificabilità».

L’impunità giudiziaria delle infiltrazioni contrasta con le sanzioni inflitte ai media che le hanno portate alla luce, e persino con le precedenti azioni della stessa AEPD, la quale, ad esempio, non ha ritenuto degna di alcuna indagine la fuga di notizie a un organo di stampa di fotografie provenienti dagli archivi della polizia relative a giudici che il media aveva collegato al movimento indipendentista, in un chiaro tentativo di intimidazione nei confronti dei membri del potere giudiziario.

Le persone sottoposte a intercettazioni, vittime di torture da parte delle forze dell’ordine secondo quanto riconosciuto da diversi tribunali e organismi, non sono riuscite a ottenere che alcun tribunale spagnolo giudicasse i fatti, nonostante abbiano presentato diverse denunce, alcune delle quali proprio contro gli agenti smascherati oggetto della presente sanzione. La Procura, in tutti i casi, si è schierata dalla parte degli agenti, bloccando i vari procedimenti; rimane ora solo il ricorso costituzionale, in attesa di risoluzione, nonché i ricorsi presentati ai tribunali europei per i diritti umani. L’unica conseguenza giuridica è stata la sanzione a cui sono soggetti sia El Salto che La Directa, Vilaweb e Diari de Balears.

Inoltre, queste indagini hanno avuto ripercussioni politiche: al Parlamento della Catalogna è stata istituita una commissione d’inchiesta parlamentare che mira a fare chiarezza sulla portata e sullo svolgimento di tali pratiche, mentre al Congresso dei Deputati sono state presentate diverse iniziative per interrogare il governo in merito a tali situazioni. Ciò ne attesta l’importanza e l’impatto sulla vita pubblica.

Il Ministero dell’Interno non ha riconosciuto apertamente nessuno dei casi venuti alla luce, ma, grazie alla risonanza politica e sociale che hanno avuto, le infiltrazioni sarebbero state presumibilmente giustificate dalla figura dell’«agente dei servizi segreti», diversa da quella dell’agente sotto copertura, che richiede la supervisione giudiziaria, eludendo così qualsiasi controllo nonostante siano stati lesi diritti fondamentali quali la libertà sessuale, l’inviolabilità del domicilio, la protezione dei dati, la libertà politica e di opinione. Così ha affermato l’allora Segretario di Stato per la Sicurezza, Rafael Pérez Ruiz, in sede di commissione per gli affari interni tenutasi il 19 giugno 2024, in risposta alle domande del deputato di EH Bildu Jon Iñarritu.

Un caso eclatante di SLAPP

Il caso rientra nel contesto delle cosiddette SLAPP, acronimo inglese che sta per “contenziosi strategici contro la partecipazione pubblica” che, secondo la stessa Commissione europea, sono «azioni legali infondate o esagerate e altre forme di intimidazione legale avviate da organi statali, società commerciali e persone al potere contro soggetti più deboli — giornalisti, organizzazioni della società civile, difensori dei diritti umani e altri — che esprimono critiche o trasmettono messaggi scomodi ai potenti su una questione di interesse pubblico».

Questo approccio contrasta nettamente con le denunce di infiltrazione emerse nel Regno Unito, nell’ambito del caso “Spy Cops”, riportato dai media tradizionali che riportano i nomi reali e le fotografie degli agenti coinvolti in uno scandalo per il quale diverse istituzioni statali hanno chiesto pubblicamente scusa. Inoltre, lo Stato britannico ha declassificato i documenti che dimostrano che gli agenti infiltrati hanno effettivamente svolto attività di spionaggio, con una misura volta a riparare il danno causato alle vittime.

Ciò è ancora più sorprendente alla luce della direttiva anti-SLAPP 2024/1069, ignorata dalla stessa AEPD, che mira a proteggere le persone fisiche e giuridiche coinvolte nella partecipazione pubblica a questioni di interesse pubblico — tra cui i giornalisti, gli editori, le organizzazioni dei media,  gli informatori e i difensori dei diritti umani, nonché le organizzazioni della società civile, le ONG, i sindacati, gli artisti, i ricercatori e gli accademici— da azioni legali intentate contro di loro per dissuaderli dal partecipare alla vita pubblica.

Le quattro testate giornalistiche sanzionate hanno segnalato la questione alle organizzazioni giornalistiche a livello europeo, come il Media Freedom Rapid Response, che ha inserito il nostro caso nel “Mapping Media Freedom”, un rapporto che documenta gli attacchi al diritto all’informazione e gli atti di censura subiti dai mezzi di comunicazione.

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