Ucraina/ L’ordine è: cacciare la gente in nome del gas

Ucraina/ L’ordine è: cacciare la gente in nome del gas

Proprio dove sono più duri i bombardamenti sorgeranno migliaia di pozzi per l’estrazione del gas scisto. I contratti da dieci miliardi l’anno con le multinazionali sono stati già firmati

di Franco Fracassi

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«La questione principale è ottenere una brusca riduzione del numero della popolazione locale, e lasciare sul territorio dei giacimenti solo le persone necessarie per i lavori di estrazione del gas». È scritto nero su bianco su un documento riservato redatto dal colosso energetico Burisma, con sede in Ucraina e dirigenza a Washington. Il territorio a cui si riferisce la multinazionale è l’Ucraina orientale. In particolare, la zona intorno a Slavyansk, dove i combattimenti e i bombardamenti sono stati più duri.

 

Credere che tutto quello che è accaduto in Ucraina e che la guerra civile in corso siano frutto della mente di un gruppo di multinazionali che vogliono appropriarsi di giacimenti di gas è fuori luogo. Però, in questa vicenda ci sono alcuni dati di fatto su cui è meglio riflettere. A partire dal valore dei giacimenti in questione: dieci miliardi di dollari l’anno.

 

Torniamo indietro di un anno e mezzo. Gennaio 2013. Sotto la presidenza del rimosso Viktor Yanukovich, la società Royal Dutch Shell ha firmato con il governo ucraino un accordo di cinquant’anni, a condizioni agevolate, per la spartizione della produzione derivante dallo sfruttamento e dall’estrazione del gas di scisto dei giacimenti di Yuzosk, situati al confine delle regioni di Donetsk e Kharkiv, nella zona petrolifera del Dnepr-Donets. Nel giugno 2014 la direzione della Shell ha confermato che i piani della società sono rimasti immutati: l’inizio dello sfruttamento del giacimento è previsto dopo la conclusione del conflitto e la stabilizzazione della situazione.

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In base all’accordo, le clausole rimarranno strettamente riservate per tutta la durata del contratto. Alla scadenza di questo termine, il governo ucraino non potrà avanzare il diritto di rifiutare la proroga dell’accordo, in cui sono indicate le coordinate esatte dell’area stanziata per l’estrazione del gas. Un territorio che si espande su 7.886 chilometri quadrati, che comprende la città di Slavyansk (situata al centro del giacimento), Izyum, una grossa parte di Kramatorsk, così come centinaia di piccoli insediamenti: Krasnyj Liman, Seversk, Yasnogorka, Kamyševka e così via.

 

Ai sensi dell’articolo trentasette comma due del contratto, gli abitanti che risiedono su questo territorio devono vendere la proprietà della loro terra. In caso di rifiuto i terreni gli verranno tolti con la forza a favore di Shell. Tutte le spese della società per «l’appropriazione del territorio», verranno risarcite dallo Stato ucraino con il ricavato dell’estrazione del gas. Per questo, lo Stato è tenuto a garantire l’accettazione di tutte le necessarie risoluzioni da parte delle autorità locali.

 

Altre aziende coinvolte nello sfruttamento del gas di scisto in Ucraina sono: 
Eurogas Ucraina, che fa parte delle azioni nelle mani della società britannica Mc Callan Oil & Gas Ltd, di proprietà, a sua volta, dell’americana Euro Gas;
 Burisma Holdings, nella quale Hunter Biden, figlio del vicepresidente americano, è da poco diventato uno dei membri del consiglio direttivo.

Dove le multinazionali estraggono energia in Ucraina. Eni, Chevron e Cossack Energy a ovest, Vitol a nord, ExxonMobil a sud, Shell e Burisma (che sulla mappa non è indicata) a est.
Dove le multinazionali estraggono energia in Ucraina. Eni, Chevron e Cossack Energy a ovest, Vitol a nord, ExxonMobil a sud, Shell e Burisma (che sulla mappa non è indicata) a est.

Le società energetiche hanno fatto sapere al governo di Kiev che desidererebbero procedere senza intoppi il lavoro di estrazione del gas di scisto. Sul territorio, ripulito dalla popolazione, è prevista l’installazione da ottantamila a centoquarantamila pozzi. Ciò significa distruzione della terra seminabile, demolizione di impianti industriali, di edifici residenziali, di luoghi di culto, tutto per il mantenimento delle infrastrutture del gas.

 

Per quanto riguarda le “terre nere” locali (l’Ucraina ha il ventisette per cento delle “terre nere” di tutto il mondo), si prevede di venderle all’estero.

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