29.5 C
Rome
giovedì 29 Luglio 2021
29.5 C
Rome
giovedì 29 Luglio 2021
HomecultureAmnesty a Kiev: stop ai crimini di guerra dei battaglioni volontari

Amnesty a Kiev: stop ai crimini di guerra dei battaglioni volontari

Nel giorno delle minacce di sanzioni Ue alla Russia, l’Ong per i diritti umani chiede all’Ucraina di fermare gli abusi e i crimini di guerra commessi dai battaglioni volontari pro Kiev.

di Massimo Lauria

aidar1

Nel giorno in cui l’Europa minaccia pesanti sanzioni nei confronti del Cremlino per la gestione della crisi ucraina, Amnesty International chiede a Kiev di fermare gli abusi e i crimini di guerra commessi dai battaglioni di volontari «che operano accanto alle forze armate» regolari. La questione è stata al centro di un incontro tra il segretario generale di Amnesty International Salil Shetty e il primo ministro ucraino Arseniy Yatsenyuk.

«Le autorità ucraine non devono replicare l’assenza di legge e gli abusi ricorrenti nelle aree precedentemente controllate dai separatisti – ha dichiarato Shetty da Kiev -. Non fermare gli abusi e i possibili crimini di guerra dei battaglioni volontari rischia di aggravare significativamente la tensione nell’est del paese e di vanificare il proclamato intento delle nuove autorità ucraine di rafforzare e proteggere lo stato di diritto in modo più ampio», si legge sul sito dell’organizzazione internazionale per i diritti umani.

Tema dell’incontro, dunque, il ruolo discutibile dei gruppi paramilitari che combattono a fianco delle forze armate di Kiev. In particolare sotto accusa è finito il Battaglione Aidar – una delle trenta organizzazioni irregolari ucraine – che opera nella regione di Luhansk. I miliziani di Aidar, secondo quanto emerge da un’inchiesta di Amnesty International, sarebbero responsabili di numerosi atti di terrorismo e abusi nei confronti della popolazione civile.

Secondo gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), nel mese di agosto di quest’anno, il battaglione in questione – il cui capo si chiama Serhiy Melnychuk – si è reso responsabile di almeno due rapimenti nelle zone di combattimento del Donbass.

Amnesty International fa sapere di aver documentato «un crescendo di abusi, tra cui sequestri di persona, detenzioni illegali, maltrattamenti, rapine, estorsioni e forse anche esecuzioni, commessi dal Battaglione Aidar. In alcuni casi si tratta di crimini di guerra».

L’organizzazione per i diritti umani – si legge ancora sul sito – ha chiesto alle autorità ucraine di riportare tutti i battaglioni volontari, compreso Aidar, sotto un’effettiva linea di comando e di controllo, indagare immediatamente su tutte le denunce di abusi e consegnare alla giustizia i responsabili.

Proprio il 7 settembre la stessa Ong aveva denunciato violazioni dei diritti umani da parte di entrambi gli schieramenti, rilevando il preoccupante e massiccio uso di azioni asimmetriche per combattere una guerra che, stando ai dati forniti dall’Onu, ha già prodotto oltre 3.000 morti.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Insorgere, allora. La lezione di Gkn

“Siamo tutti GKN!” era l'urlo del corteo, a segnare il salto di qualità di una lotta di riunificazione del mondo del lavoro [Cristina Quintavalla]

Genova, mille ore di silenzio contro la guerra

Il 28 luglio, per la millesima volta, un gruppo di pacifiste/i si riunirà sui gradini di Palazzo Ducale. Stavolta la dedica è alle Veglie contro le morti in mare

L’inganno del Pleasure, ma esiste un porno etico?

Tutto quello che c’è da sapere sul porno – e che il film di Ninja Thyberg non ti dice [Monica Mazzitelli]

G8, poca luce sotto il Qr Code

Fare Luce, innovativa installazione tecnologica, ideata dal direttore Livermore che apre il G8 PROJECT del Teatro Nazionale di Genova [Carlo Rosati]

Cuba, l’urlo di Padura

A questo avvertimento disperato delle rivolte popolari, le autorità cubane non dovrebbero rispondere con gli slogan abituali [Leonardo Padura]