lunedì 24 settembre 2018

Gennaio ha due volti e uno è di Viggo Mortensen

Gennaio ha due volti e uno è di Viggo Mortensen

Il nuovo film di Hossein Amini, sceneggiatore di Drive, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith è al cinema. Su Popoff la recensione.


Il trailer del film

«Faccio la guida turistica e scrivo poesie./ Sono poesie allegre o deprimenti?/Non pubblicate, per lo più». È in questo modo che Rydal (un Oscar Isaac da tenere d’occhio), sfrontato –e spiantato- giovanotto americano, costantemente alla ricerca di un espediente per sopravvivere giorno dopo giorno (e truffare i turisti in vacanza a Atene gli pare quello migliore), entra nella vita dei coniugi MacFarland. Chester (un Viggo Mortensen affascinante al punto giusto) e Colette (un’elegante Kirsten Dunst) sembrano al giovane la coppia facoltosa giusta da imbrogliare bonariamente per racimolare qualche banconota in più. Chester e Colette, tuttavia, non sono quello che sembrano. In realtà sono un uomo e una donna in fuga da un passato pericoloso in cui Rydal finirà coinvolto suo malgrado.
La trama de I due volti di gennaio non lascia spazio a fraintendimenti: siamo di fronte a un thriller e il fatto che sia tratto dal romanzo di una nota autrice come Patricia Highsmith è qualcosa che rassicura in un primo momento. Come potrebbe rassicurare il fatto che la pellicola sia stata girata dallo sceneggiatore di Drive, Hossein Amini.

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Dirò una cosa che farà inorridire molti, storcere il naso ad alcuni e decidere ad altri di non leggere più le mie recensioni. Ritengo che la sceneggiatura di Drive sia una delle più brutte scritte negli ultimi anni. Ecco, già vi vedo, con la freccia del mouse pronta a cliccare sulla crocetta di chiusura di questa pagina. Sono irremovibile e lo ribadisco: Drive è un film brutto perché ha una brutta sceneggiatura. Per questo credo che il talento di Mr. Amini sia molto sopravvalutato. E I due volti di gennaio non ha fatto altro che confermarmelo.
Amini gioca a fare l’Alfred Hitchcock del momento e finisce per cadere miseramente in alcuni manierismi tipici di Anthony Minghella. Alla fine non è l’uno né l’altro. Non è nemmeno se stesso. Rimane un ibrido indeciso, che si dibatte disperatamente tra i possibili risvolti psicologici del suo film e la ricerca spasmodica di una suspense che non arriva mai. Più che tenere con il fiato sospeso, questo è un film che fa sospirare di noia. La durata contenuta (appena un’ora e mezza) è una magra consolazione.

«La verità è che ormai siamo inseparabili». Non è proprio tutto da buttare. I costumi, ad esempio, rappresentano un notevole elemento di raffinatezza che si sposa perfettamente con le scenografie, altro elemento accurato e azzeccato. Ma non sono (solo) questi gli elementi in grado di rendere verbalmente e visivamente la complessità di un personaggio, le sue paranoie, le sue stupidità e i suoi dannosi difetti.
Hossein Amini si adagia sul materiale che ha a disposizione senza la volontà di tirarne fuori qualcosa d’indimenticabile e il risultato finale è un film di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno. Manca il mistero, manca il colpo di scena, manca l’ansia, manca la rabbia, quella vera, manca la claustrofobia, manca la sensazione di non avere una via d’uscita.

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A quelli che mi stanno ancora maledicendo per aver insultato Drive ricordo che Amini è stato sceneggiatore anche de Le ali dell’amore, Le quattro piume e di Biancaneve e il cacciatore tra gli altri (e non ho citato quelli più imbarazzanti). Perciò non ce l’abbiate troppo con me.
È che certe personalità e certi omicidi, messi in scena e risolti così, sono roba da dilettanti.
Qualcosa che uno sceneggiatore nominato addirittura agli Oscar non dovrebbe mai avere il coraggio di permettersi.

I DUE VOLTI DI GENNAIO
Regia di Hossein Amini
Con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, Daisy Bevan, David Warshofsky
Titolo originale: The Two Faces of January
Thriller, 96 min.
Gran Bretagna, USA, Francia, 2014
Uscita giovedì 09 ottobre 2014
Voto Popoff: 1,8/5

mipiace da vedere se: vi piacciono i costumi e le scenografie elaborati
nonmipiace da non vedere se: ritenete che Amini sia sopravvalutato

 

 

 

 

 

 

 

 

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