venerdì 21 settembre 2018

Il chitarrista che stregò Lucio Dalla e ha conquistato l’Arena di Verona

Il chitarrista che stregò Lucio Dalla e ha conquistato l’Arena di Verona

Nessuna giuria da talent show ha decretato l’X factor di Marco Sbarbati. Ma la strada. Piazza Maggiore, a Bologna, dove insieme alla sua chitarra ha stregato Lucio Dalla. Poi, l’incontro con Caterina Caselli, che lo ha voluto nella sua major Sugar. Ecco la storia del giovane busker che ha conquistato l’Arena di Verona.

 

di Alessandra Contigiani

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Più che canzoni, quelle di Marco Sbarbati sono frammenti di storie. Screenshots urbani che trasudano emozioni, fragilità, desiderata di una generazione malinconica, ma capace di (sor)ridere di se stessa. E, soprattutto, di non cedere al disincanto. Una voce fuori dal comune, di quelle che non ti stancheresti mai d’ascoltare. Di quelle che hanno stregato prima Lucio Dalla, folgorato da quel giovane busker che cantava in inglese nelle piazze di Bologna. E poi, Caterina Caselli, tanto da farne l’ultimo acquisto della sua major Sugar.

 

Marco, raccontaci di te. Di come la musica è entrata nella tua vita. 

Ho iniziato ad ascoltare musica da bambino insieme a mia sorella nel salotto dei miei nonni. In quegli anni anche mia mamma ha avuto un ruolo importante, perché quando ci portava dalla nonna in macchina, ci faceva ascoltare sempre i suoi cantanti preferiti. Poi è arrivata l’adolescenza, che praticamente ho passato con le cuffie sulle orecchie e la musica sparata a tutto volume. A volte mi stupisco che io ci senta ancora bene.

 

Da giovane busker che interpretava canzoni nelle piazze di Bologna, vieni notato da Lucio Dalla. Cosa è stato per te, questo incontro?

Incontrare Lucio Dalla in Piazza Maggiore è stata la mia “fortuna”, non tanto per le porte che quell’evento mi ha aperto, ma perché ricevere dei complimenti e dei consigli da un grande come lui mi ha fatto capire che ero sulla giusta strada, che potevo farcela anche partendo dal basso. La fortuna a volte non basta; se non fossi stato così cocciuto e appassionato non so se sarei arrivato agli stessi risultati.

 

La collaborazione con Lucio Dalla ha portato frutto: nella colonna sonora del film “AmeriQua” di Giovanni Consonne e Marco Bellone (2013) troviamo il tuo singolo “I don’t wanna start”.

Qualche mese dopo aver conosciuto Lucio Dalla, sono stato chiamato nel suo studio di registrazione dove stava lavorando alla colonna sonora del film “AmeriQua”.

In studio insieme a lui c’erano alcuni suoi collaboratori ed il produttore del film Marco Gualtieri. Ad un certo punto, mentre sincronizzavano la musica alle immagini del film, Lucio si è voltato verso di me e mi ha detto che aveva provato ad inserire una mia canzone (“I don’t wanna start”) in una scena del film. Il risultato finale gli era piaciuto così tanto che aveva pensato di inserire il brano nella colonna sonora. Dopo avermi mostrato la scena, mi ha chiesto se io fossi d’accordo. Per sembrare il più professionale possibile ho annuito senza scompormi troppo, ma dentro di me ho “urlato” dall’emozione.

 

Poi, finalmente, l’approdo a “Sugar”, la major di Caterina Caselli. In compagnia di artisti del calibro di Elisa ed Andrea Bocelli. Com’è nata questa collaborazione e che cosa significa per te?

Ho conosciuto Caterina Caselli durante un “Hangout” organizzato da Google+, dopo aver vinto una sorta di concorso musicale su YouTube. In seguito, grazie al mio attuale manager che conosceva Caterina Caselli, sono riuscito a farle ascoltare alcuni miei “demo” su disco. Lei, curiosa di conoscermi, mi ha invitato nel suo studio a Milano per farle sentire dal vivo alcune mie canzoni. Qualche mese dopo sono entrato in Sugar. Lavorare con lei ed il suo team per me significa molto. Sugar è un’etichetta che, soprattutto grazie ad Elisa, conosco da tempo. E’ l’inizio di un percorso professionale che ho sempre desiderato intraprendere.

 

E con “Sugar” sono già usciti due singoli, “Backwards” e “Se”. 

In queste due canzoni sono rappresentate la mia voglia di scrivere sia in inglese che in italiano ed il mio essere sempre in bilico fra la nostalgia del passato e la speranza per le cose belle che potrebbero arrivare. In “Backwards” descrivo la sensazione che provo quando mi ritrovo al punto di partenza, dopo aver lavorato tanto. E’ un po’ come quando nel gioco della “Jenga” posizioni male il blocco di legno e tutta la costruzione cade. “Se” invece parla dei viaggi mentali che ci facciamo ogni giorno, quando notiamo una persona e subito iniziamo ad immaginare un possibile futuro con lei.

 

Dalle strade di Bologna all’arena di Verona: quali sono state le tue emozioni nel teatro musicale più importante d’Italia?

Il 2 settembre del 2013 ero all’Arena di Verona ad ascoltare Battiato ed Antony and the Johnsons. Durante il concerto mi sono chiesto come sarebbe stato emozionante esibirsi in quel posto. Non mi sembra vero che un anno dopo io sia salito su quel palco per aprire un concerto di Elisa, un’ artista che seguo da sempre. E’ stato molto intenso, difficile descriverlo a parole, dovevate vedere la mia faccia quella sera.

 

Progetti per il futuro?

Sto lavorando al mio nuovo singolo, è una canzone a cui tengo molto sia per l’energia che ho messo nel progetto sia per i professionisti con cui ho avuto la possibilità di collaborare.

 

link alla canzone “Se”.

link alla canzone “Bacwords”.

 

Se volete seguire Marco su Facebook, lo trovate qui.

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