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Il grande crimine di Obama: i droni non uccidono i terroristi

Centinaia di droni vagano per il mondo alla silenziosa ricerca di membri di Al Qaida da eliminare. Amnesty: nel 96% dei casi si tratta di vittime innocenti

di Franco Fracassi

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Solo in Pakistan la morte dal cielo è arrivata per 2.379 persone. Poi c’è l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, la Libia, lo Yemen, la Somalia eccetera eccetera. Nel 2009 il presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha dato via all’ultima frontiera della lotta al terrorismo: l’utilizzo di droni senza pilota per colpire la rete internazionale di Al Qaida e distruggerla. Nel corso di questi cinque anni tutte le associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani hanno accusato la Casa Bianca di violarli in nome della guerra al terrore. Ma quando qualcuno è andato a verificare la vera identità delle vittime la sorpresa è stata grande. «Siamo rimasti senza parole. Solo il quattro per cento degli esseri umani assassinati dai droni sono risultati essere terroristi. Tutti gli altri sono stati uccisi per errore. Anche se ci siamo chiesti se si è trattato realmente di errori o di omicidi intenzionali», ha dichiarato Tom Warren, del Bureau of Investigative Journalism dell’Università di Londra.

 

Secondo quanto rivelato dal “New York Times”, Obama tutte le mattine presiede a una riunione con rappresentanti dei servizi segreti e del Pentagono durante la quale viene stilata la lista delle persone che dovranno morire entro la fine della giornata. Intervistato dal “Washington Post”, il presidente Usa ha spiegato: «Si tratta di decisioni strazianti dal punto di vista umano, ma necessarie per la sicurezza degli americani e per mantenere la pace. Non facciamo altro che identificare ed eliminare terroristi che minacciano la stabilità del mondo e le vite di tutti noi».

 

Il Bureau of Investigative Journalism (Bij) è un ente pubblico che si appoggia all’Università di Londra e lavora in collaborazione con testate giornalistiche di tutto il mondo, oltre che con associazioni che si battono per l’Ambiente, per i diritti umani e per la strasparenza della politica e dell’economia. «Il giornalismo investigativo è la spina dorsale di ogni Paese che voglia dimostrarsi democratico. Noi siamo il cane da guardia del potere. Senza di noi, e di altri giornalisti come noi, il potere ci schiaccerebbe e accecherebbe i suoi sudditi», si legge nella brochure del Bij.

 

L’inchiesta sui droni è stata svolta insieme ad Amnesty International, a Reprieve e al Centre for Civilians in Conflict.

 

Si legge nel rapporto: «Gli Stati Uniti investono ogni anno otto miliardi di euro nel programma uccisioni con i droni. Intervengono illegalmente in settantotto diversi Paesi. Anche se le tre popolazioni più colpite abitano in Pakistan, Afghansitan e Yemen. Si tratta di migliaia di morti ogni anno, più di dieci al giorno. Una vera e propria strage senza fine. Ebbene, abbiamo calcolato che nel solo Pakistan 168 vittime sono bambini sotto i quattordici anni, e che solo il quattro per cento degli assassinii hanno intaccato la forza militare di Al Qaida».

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