giovedì 15 novembre 2018

Napoli/Nonostante l’Unesco monumenti abbandonati

Napoli/Nonostante l’Unesco monumenti abbandonati

Dal chiostro di S.Chiara al colonnato di piazza Plebiscito, 200 delle 300 chiese di Napoli vandalizzate dai graffiti. L’Unesco ha stanziato 100 milioni ma i restauro sono fermi.

di Mario Conforto

La canzone di Pino Daniele, «Napule è mille colori, Napule è na’ carta sporca…», è più che mai attuale nonostante i suoi trent’anni. Appena finito il restauro della facciata del Duomo, in marzo scorso, i vandali subito l’hanno imbratta. Lo stesso è valso per il colonnato di piazza del Plebiscito e le statue dello scultore Antonio Canova. Graffiti ripetuti, dopo i lavori di pulizia, sui muri del chiostro e del campanile di Santa Chiara. Il colore delle pietre dell’ingresso della cappella Pappacoda, in Largo San Giovanni Maggiore, non esiste più. Per poi scendere verso il Pendino e incontrare una antica fontana di epoca vicereale, selvaggiamente devastata e imbrattata. Il portone di Palazzo Penne (Quindicesimo secolo), ancora abbandonato, quasi completamente corroso dalla ruggine. Si incontra poi la statua dello scrittore Ruggiero Bonghi, adiacente la sede dell’università Federico II, mortificata dai soliti tags selvaggi. Sono quattrocentoquarantotto le chiese di cui trecento in totale degrado. Chiese serrate da lucchetti, monumenti imbrattati e mutilati, palazzi storici abbandonati a loro stessi sono lo scenario che si presenta ai turisti.

 

In cantiere per il centro antico di Napoli, che dal 1995 è sotto tutela Unesco, sono disponibili cento milioni di euro per le opere di restauro. Ciononostante è ancora tutto fermo. Alcuni progetti di recupero ci sono ma riguardano solo piccole zone e non la complessità dell’area. Le preoccupazioni si leggono dai comunicati pubblicati sul sito del Comitato civico di Portosalvo che da anni si batte per il restauro integrale e per l’estensione della sua tutela. Nell’estate scorsa dei calcinacci piombati giù, dalla facciata della Galleria Umberto I, furono fatali per un ragazzo di quattordici anni. Ma a tranquillizzare gli animi ci ha pensato, il 22 ottobre scorso, l’assessore comunale all’urbanistica Carmine Piscopo: «Intanto l’Unesco, di recente, ha deciso di estendere il perimetro del sito tutelato. Per quanto concerne gli interventi ne sono ventisette di cui tre già aggiudicati dalle gare. Poi abbiamo disposto dieci procedure con i relativi bandi che sono stati resi pubblici. Quindi, nessun allarme sulla perdita dei finanziamenti e cercheremo di restare nei tempi previsti». E i restanti quattordici progetti?

 

L’associazione “Diversamente uguali”, durante il Cleanday del 29 settembre scorso, ha denunciato lo stato d’abbandono dei monumenti e soprattutto ha manifestato contro gli imbrattatori. In scena, nella piazza Trinità Maggiore in cui c’è la fontana Carlo II o del Re Piccolo, una perfomance con torsi scoperti e stuprati dallo spray degli imbrattatori che non risparmiano nulla. Corpi come sculture distrutte dai segni del teppismo. In evidenza il linguaggio visivo del dolore, per dire provocatoriamente, basta agli atti di vandalismo e per chiedere più attenzione da parte delle istituzioni. «La memoria, storica e collettiva, è maltratta da atti malvagi – ha dichiarato Pino de Stasio che è uno dei fondatori dell’associazione – la nostra organizzazione è molto sensibile alle problematiche sociali ed anche ai temi legati al mondo dell’arte. Purtroppo costatiamo che i controlli sono insufficienti e la manutenzione è inesistente nonostante le nostre sollecitazioni continue. In tanti anni sono state inviate lettere alle istituzioni nazionali e locali, alla prefettura e alla sovrintendenza. Un sistema di telecamere nel centro antico che non riesce a rilevare le infrazioni e a individuare gli imbrattatori che sono cosa ben diversa, invece, dai writers, i quali, sono artisti contemporanei, che producono “street art” colorando e, dando un’anima alle pareti di cemento».

 

Napoli e Genova detengono il primato negativo delle città con i monumenti più imbrattati, si legge sul sito del circolo di Legambiente centro storico. Nove monumenti su dieci sono sporcati dai gas colorati e secondo le stime dell’Associazione nazionale antigraffiti se ne vendono cinquecento mila all’anno.

 

Il Corpo di Napoli, o il Dio Nilo, la statua voluta dagli alessandrini nel II secolo avanti Cristo, dà il nome alla città antica. Si percorrono i decumani dell’epoca greco-romana, i Sedili (seggi o piazze), Nilo, Porto, Montagna, Portanuova e Capuana, erano istituzioni amministrative, i cui rappresentanti, detti Eletti, dal Tredicesimo al Diciannovesimo secolo, si riunivano nel convento di San Lorenzo per cercare di raggiungere il bene comune della città. Oggi, il male comune. Graffi e sfregi, metro dopo metro, percorrendo la parte più antica della città, in tutte le forme sulle pareti, cittadini e turisti leggono sui muri «ti amerò per sempre, non mi lasciare…». Addirittura su Facebook c’è un gruppo denominato “Amori grammaticalmente scorretti” su cui i cittadini denunciano il degrado e l’abbandono dei monumenti con le scritte sentimentali. Ancora. «Evviva il comunismo, a morte il fascismo». «Basta con l’imperialismo americano». Poi, «Juve merda, romanista infame», sono ovunque impressi. Gli scudetti del Napoli del 1987 e del 1990, le immagini di Maradona; il famoso ciuccio, simbolo della squadra quando il proprietario era Corrado Ferlaino. Gli ultras si radunano di notte, dopo le fumate di cannabis, nelle piazze del “Ventre di Napoli” – per dirla con il titolo del libro di Matilde Serao – e poi, via a vandalizzare l’arte. Uno dei gruppi più imbrattatori è quello dei Mastiffs, i quali agiscono dopo il ritiro delle forze di polizia municipale, per affermare la propria identità.

 

La storica chiesa di Sant’Eligio, uno dei pochi monumenti medievali, rimasti in piedi dopo lo sventramento della città avvenuto nella seconda metà del Diciannovesimo secolo, in Piazza Mercato, è da anni imbrattata. Decine di «scritte» sono sulla facciata dell’edificio. Oltre ai muri di tufo, che risalgono al 1270, c’è di tutto sull’ingresso della chiesa. Disegni osceni incrociati a dichiarazioni d’amore e slogan di tifosi come «forza Lavezzi», «Cavani sei il nostro eroe», infine, qualche parolaccia. Scarabocchi di vari colori in diversi metri. La struttura è in cattivo stato. I danni complessivi ammontano a circa diecimila euro secondo una stima fatta dal comitato civico di Portosalvo. I vandali non hanno risparmiato neanche la lapide dedicata a Salvo D’Acquisto. La targa di marmo, in onore del vice-brigadiere napoletano, eroe nazionale, dopo aver sacrificato la sua vita, durante la seconda guerra mondiale, per salvare dai tedeschi, alcuni cittadini, è posta ai piedi del monumento, al centro di piazza Carità, macchiata da scritte selvagge.

La performance di Diversamente uguali dal titolo: “Basta non ci violentate, ora fermatevi”. Da sinistra a destra: Giuseppe Sbrescia, Alessandro Fiore e Pino de Stasio. (foto di Giulia Sirigatti)
La performance di Diversamente uguali dal titolo: “Basta non ci violentate, ora fermatevi”. Da sinistra a destra: Giuseppe Sbrescia, Alessandro Fiore e Pino de Stasio. (foto di Giulia Sirigatti)

Il controllo del territorio, lascia a desiderare e, non ci sono abbastanza risorse umane ed economiche per fermare tale delinquenza. Antonio Micillo, sindacalista Uil-Fpl della polizia municipale, che opera nel quartiere Sanità (dove è nato Totò), commenta: «Una volta l’amministrazione era dotata di un’unità operativa specializzata nella protezione del patrimonio storico e artistico. Il nucleo perseguiva i trasgressori dal punto di vista amministrativo e, poi, inviava i fascicoli all’autorità giudiziaria. Oggi non ci sono abbastanza uomini e risorse economiche ed è difficile, da parte nostra, controllare, viabilità, commercio e patrimonio culturale».

 

Nel 2010, in occasione di una parata militare, sulla via Caracciolo, adiacente il lungomare famoso, il Comune intervenne con un restauro della “Colonna spezzata”, spendendo dodicimila euro soltanto per eliminare l’imbrattatura di un monumento. Il Codice dei Beni culturali fa riferimento alle opere illecite contro i monumenti. La legge italiana punisce gli imbrattatori con una multa di centotre euro e chiunque deturpi e sporchi i beni sia pubblici che privati. Se il fatto è commesso su cose d’interesse storico-artistico si rischia fino a un anno di carcere e la contravvenzione può raggiungere a mille euro. Ma è solo sulla carta?

 

In collaborazione con l’università di Napoli, il Comitato civico di Santa Maria di Portosalvo, presenta ogni anno, il progetto “Sentinart” grazie alla disponibilità dei fondi europei. In effetti, i volontari diventano sentinelle dei monumenti e mani esperte puliscono le opere d’arte maltrattate. Il lavoro degli studenti della facoltà di architettura è prezioso. Due sono i tipi di azioni, il primo è la pulitura straordinaria, mentre il secondo, riguarda la manutenzione giornaliera.

 

Durante la seduta del consiglio comunale di settembre scorso, in cui si è discusso il bilancio preventivo, è stato approvato all’unanimità, un ordine del giorno in cui è stata disposta una cifra per la pulizia de monumenti imbrattati. La prima firmataria e presentatrice, la consigliera Elena Coccia di Rifondazione comunista nonché presidente dell’osservatorio “Grande progetto Napoli centro storico Unesco”, ha voluto con forza tale atto. «È un fenomeno grave cui non tende ad arrestarsi. Dovremmo, insieme ai mass media, alle istituzioni e alla società civile collaborare affinché non accadano più queste azioni barbare e dobbiamo scoraggiare i vandali soprattutto con la repressione continua presidiando il territorio».

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