Palestina, uno Stato da riconoscere. Ma non è sufficiente

Palestina, uno Stato da riconoscere. Ma non è sufficiente

Nel 1947, l’Onu divise la Palestina in due Stati. Uno di essi fu proclamato quasi immediatamente, Israele. L’altro sta ancora aspettando

di Marina Zenobio

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Basta guardare la mappa a corredo di questo articolo dei paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, per constatare che in un mare di zone rosa (paesi che l’hanno riconosciuto), c’è una vasta zona grigia di paesi che non lo hanno fatto e che, evidentemente, rappresenta quasi totalmente le potenze occidentali.

Il 30 ottobre scorso la Svezia è diventata la 135ma nazione che ha riconosciuto la Palestina come Stato, ma anche il primo paese dell’Unione Europea ad unirsi agli altri che, a partire dal 1988, iniziarono a riconoscere la Palestina dopo la proclamazione unilaterale di indipendenza di questa nazione.

La questione divide gli Stati Occidentali e le maggioranze politiche dei governi, ma la comunità internazionale fa finta di aver dimenticato quanto da essa stessa stabilito quasi 67 anni fa. Il 29 novembre del 1947 la neonata Onu adottò la Risoluzione 181 per la ripartizione della Palestina in due Stati, uno ebraico l’altro arabo. Uno di essi fu proclamato quasi subito, nel marzo del 1948, Israele. L’altro sta ancora aspettando.

La guerra e la colonizzazione israeliana si interposero nel mezzo. Quasi settant’anni tutto sembra congelato alle origini. Ma il sangue versato dai palestinesi sotto l’occupazione di Israele è sempre caldo.

donna pal con bandiera

L’entrata della Svezia nella lista dei paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina ha sì per certi versi riattivato il movimento di riconoscimento.

Lo scorso 14 ottobre il parlamento britannico ha votato in favore della mozione che riconosce l’esistenza della Palestina come Stato accanto a Israele, appoggiando la mozione “come contributo per assicurare una soluzione a due Stati”. I voti a favore sono stati 274 contro 12, benché quasi la metà dei membri del parlamento si siano astenuti dal voto, specialmente i conservatori e il premier Cameron. Durante la sessione di voto, un gruppo di manifestanti pro-palestinesi si è riuniti fuori del palazzo di Westminster innalzando un cartello che riportava la scritta “è tempo di dare indietro ciò che non avevate il diritto di prendere”, una citazione della Dichiarazione Balfour del 1917.

Il prossimo 28 novembre è la volta dell’Assemblea nazionale francese, chiamata a votare una mozione promossa da un gruppo di deputati della maggioranza socialista, che “invita il governo francese a fare del riconoscimento dello Stato della Palestina uno strumento per ottenere una soluzione definitiva del conflitto”. La mozione ha fatto propria la stessa analisi del primo ministro socialdemocratico svedese, Stefan Lofven sulla situazione del conflitto israelo-palestinese: è l’unico modo di arrivare a “una soluzione definitiva del conflitto” all’interno di una situazione “insostenibile e pericolosa” grazie all’istituzione di uno “Stato democratico e sovrano, che viva in pace e in sicurezza con Israele, sulla base delle frontiere del 1967 e con Gerusalemme come capitale dei due Stati”.

Questi termini sono stati fino ad ora la sfida impossibile da superare. Ed è difficile pensare che il risultato anche del voto francese, che come quello inglese non sarà vincolante per l’esecutivo, possano determinare un cambiamento nelle mire espansionistiche di Tel Aviv sui territori occupati.

I “sinceri democratici” definiscono, ipocritamente, l’approvazione di queste mozioni ad “alto valore simbolico” e che “potrebbe avere implicazioni a livello internazionale”.
Ben vengano certo, ma il valore simbolico intanto si infrange contro i cantieri residenziali illegali che Israele continua impunemente ad aprire in Cisgiordania, rubando sempre più terra ai palestinesi.

Cisgiordania.  Insediamenti israeliani illegali
Cisgiordania. Insediamenti israeliani illegali

Dalle pesanti catene della diplomazia del vecchio continente e delle potenze occidentali in generale, le stesse che anno permesso il massacro israeliano contro Gaza dell’estate scorsa, non c’è da aspettarsi improvvise accelerazioni.
L’ex presidente israeliano Shimon Peres, soleva dire: “il tempo gioca contro di noi”. Per ora il tempo continua a giocare contro la pace.

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7 Comments

  1. Roberto

    Peres e’ vivo e vegeto, ha 92 anni e fa’ conferenze in giro per il mondo propagando i suoi ideali di pace nel contesto di un nuovo medio-oriente con due paesi per due popoli.
    Si informi un po’ di piu’ per favore

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  2. Daniele Coppin

    In Israele il 20 % della popolazione è arabo, mentre Abu Mazen ha dichiarato più che nel futuro Stato di Palestina non potranno vivere Ebrei. Inoltre, inaugura partecipa a manifestazioni in cui si rappresenta, come Stato di Palestina, tutto il territorio compreso tra il fiume Giordano ed il Mare Mediterraneo. L’autrice dell’articolo, che queste cose omette di riportarle, crede davvero che riconoscere lo Stato di Palestina al di fuori di un accordo tra questi e Israele sia un contributo alla Pace?

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    1. Simone

      Visto Cecchino col cognome di Antonini di Casa Pound?! Una volta chiusi all’angolo della VERITA’, quando né tu né il genio Zenobio potevate più minimamente argomentare, se non tramite altre menzogne che si sarebbero sommate alle altre e a quelle dell’articolo… I commenti vengono cancellati! Questo è NAZISMO, questo ha ucciso Hebdo, voi SIETE LA JIHAD!

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  3. Simone

    Sapendo che continuerete a cancellare sempre…perché incapaci di stare al nostro passo, sappiate che si stando interessando molto a voi e quindi quando io non mi interesserò più perché censurato per eccesso di argomenti e verità…ci saranno personaggi MOLTO PIU’ PREPARATI DI ME nella lotta all’antisemitismo…che non commenteranno su queste pagine ridicole, ma piuttosto si coordineranno con la Digos e la Magistratura!
    Behatzlachà!

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  4. Mario

    Forse la signora Zenobio si è dimenticata di dire che per ben 19 anni i “poveri” palestinesi potevano costruire il loro Stato. Fino alla”famigerata” guerra dei 6 giorni, Gaza a la West Bank NON ERANO “OCCUPATE” da Israele. Perché non hanno costruito il loro Stato così come sancito dall’ONU?!?
    I palestinesi NON VOGLIONO UNO STATO A FIANCO DI UN ALTRO STATO, MA UNO STATO AL POSTO DI UN ALTRO STATO!!!!!

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    1. Checchino Antonini

      grazie per il commento intelligente, è consolante sapere che ci siano in giro dei raffinatissimi analisti politici capaci di sfruttare le possibilità di interazione offerte dai nuovi media elettoronici

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