mercoledì 12 dicembre 2018

Le proteste inondano le strade messicane

Le proteste inondano le strade messicane

Chiedono giustizia per il massacro degli studenti di Ayotzinapa. Le truppe antisommossa reprimono la rabbia popolare a suon di manganelli e lacrimogeni

Migliaia di messicani indignati per scomparsa e il quasi sicuro massacro dei 43 studenti della Escuela Normal Rural de Ayotzinapa a Iguala, hanno attraversato questa mattina le strade di Città del Messico e di molte altre città del paese urlando al presidente Enrique Peña Nieto di dimettersi.

Esigono “verità e giustizia” i manifestanti, ma maggior parte vestiti di nero in segno di lutto, partiti da tre distinti punti della capitale messicana per dirigersi verso la Plaza de Zocalo, di fronte al Palacio Nacional, sede del Ministero delle Finanze e di alcune delle attività del governo presieduto da Enrique Peña Nieto.

A guidare i tre cortei i genitori degli studenti per ora ritenuti solo scomparsi, perché dai resti bruciati nella discarica di Cocula e poi gettati nel fiume San Juan dove sono stati ritrovati la settimana scorsa, non è stato ancora possibile risalire alle identità, sono in corso le prove del Dna.

Oltre Città del Messico, proteste sono state organizzate anche nel Guerrero, stato dopo i giovani sono scomparsi, in Oaxaca, in Chihuahua, a Guadalajara e a Cuernavaca; quasi ovunque la rabbia dei manifestanti è esplosa e si è scontrata con la repressione delle truppe antisommossa, nel giorno in cui la Rivoluzione messicana ha compiuto 104 anni.

Nel video che segue lo sgombero violento dei manifestanti da Plaza de Zocalo

In mattinata le proteste hanno bloccato le vie principali di Città del Messico e l’accesso all’aeroporto. La polizia è intervenuta duramente per disperdere i manifestanti.

Nella capitale altri gruppi hanno tentato l’accesso al Palacion Nacional ma sono stati respinti da lacrimogeni e manganali, scene già viste la settimana scorsa.

Man mano che l’indagine va avanti, diventano sempre più evidenti connivenze tra la politica (il sindaco di Iguala), narcotrafficanti e paramilitari. I 43 studenti desaparecidos a Iguala avevano osato denunciare e protestare contro queste connivenze. Non sarà facile far tornare la pace in Messico perché, come urlano dalle piazze “Se non c’è giustizia per il popolo, non ci sarà pace per il governo”

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