mercoledì 19 dicembre 2018

Sud Tirolo, l’uscita di scena, da sconfitta, di Eva Klotz

Sud Tirolo, l’uscita di scena, da sconfitta, di Eva Klotz

Lascia la politica la leader degli indipendentisti altoatesini. Il suo partito sospettato di legami con l’estrema destra nazista

di Enrico Baldin

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Eva Klotz ha chiuso con la politica. Ai più il nome di Eva Klotz suonerà ignoto, perché ai più è ignota la storia recente di una terra di confine – la più a nord della penisola italiana – che è conosciuta per le montagne e i panorami che la natura ha disegnat, ma non è conosciuta per le sue vicissitudini storiche e politiche.

Il Sud Tirol infatti è terra di dispute tra governanti e dalle forti contraddizioni, acutizzate soprattutto dopo il primo conflitto mondiale, quando i territori sudtirolesi si trovarono in breve tempo a subire il gioco delle spartizioni: passarono dall’Austria-Ungheria al Regno italiano senza che i tirolesi fossero interpellati.

E senza essere interpellati subirono l’italianizzazione forzata imposta dal fascismo: espresso divieto dell’uso della lingua tedesca, italianizzazione dei toponimi e dei cognomi dei dipendenti pubblici, incentivi agli insediamenti di italiani nelle città germanofone come Bolzano, Brunico e Merano. Finché l’alleanza tra Mussolini e Hitler portò alle cosiddette “opzioni” sulle popolazioni germanofone: i cittadini altoatesini potevano scegliere se preservare lingua e origini trasferendosi nei territori d’occupazione tedesca o se rimanere dov’erano subendo l’italianizzazione definitiva. Quelli che scelsero la prima opzione non furono in pochi, quelli che scelsero la seconda trovarono il Reich successivamente, quando dopo l’8 settembre 1943 l’esercito nazista occupò anche la provincia di Bolzano.

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Questi decenni di storia – determinanti per comprendere le vicende contemporanee – aprirono le porte agli accordi tra De Gasperi e il suo omologo austriaco Gruber, che al termine del secondo conflitto ripristinarono il bilinguismo ed una certa autonomia nelle terre che comunque rimasero sotto la giurisdizione italiana.

Fu dopo questa fase che iniziò l’avvento dei Klotz, padre e figlia, due autentiche istituzioni nell’Alto Adige. Georg Klotz – padre di Eva – fu tra i fondatori dei BAS, organizzazione terroristica che rivendicava la secessione del Sud Tirolo dall’Italia e la sua annessione all’Austria. I BAS entrarono in azione ben prima della strage di piazza Fontana e in contrapposizione con la cautela della Sudtiroler Volkspartei, inaugurarono una stagione di bombe. L’episodio più eclatante risale a una notte del giugno 1961 quando una settantina di bombe fecero saltare trentasette tralicci dell’alta tensione costringendo al buio l’intera città di Bolzano. Per questo Georg Klotz venne condannato. Ma la sua mano fu determinante anche in alcuni dei 191 attentati – eseguiti anche fuori del Tirolo – che portarono a 19 morti tra il 1961 e il 1969. Una stagione di terrore di cui Klotz fu tra i principali fautori anche da Innsbruck dove era fuggito per scappare alla giustizia italiana. Non fu solo: stando a quanto confermato dagli storici a dare man forte ai bombaroli secessionisti vi erano anche i servizi segreti italiani, Gladio e un forte gruppo di neonazisti austriaci e tedesci, specialmente dopo il 1964. I neonazisti austriaci erano legati in diversi modi al defunto Terzo Reich, o per eredità politica, o perché diversi membri ne fecero parte. Lo stesso Georg Klotz per la sua permanenza a Innsbruck, fruì di aiuti dall’estrema destra locale. Klotz morì poco prima che ripartisse una nuova stagione dinamitarda tra 1978 e 1988, tesa a condizionare Italia e Austria che cercavano un nuovo accordo – poi trovato e ratificato – sullo status degli altoatesini.

A Bolzano e provincia non sono pochi quelli che oggi non nascondono la loro approvazione per le azioni armate dei BAS e degli altri gruppi terroristici che si sono susseguiti tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Sintomo di questo sentimento popolare sono i monumenti e le vie dedicate a Georg Klotz, Luis Amplatz e altri nel frattempo defunti. E sintomo è anche quella mozione approvata in consiglio provinciale cinque anni fa votata anche dal PD (solitamente meno vicino alle questioni dei germanofoni) che chiede la grazia per i “combattenti per la libertà” ancora in carcere o ancora latitanti.

immagini1La stessa SVP, il maggior partito dell’Alto Adige – che in consiglio provinciale a Bolzano conta su 17 seggi su 35 totali oltre ad una manciata di parlamentari – non si azzarda a condannare gli attentati degli anni ’60, anzi. Ma gli eredi diretti di quella fase storica sono alcuni gruppi di destra, in particolare il Sud Tiroler Freiheit fondato da Eva Klotz, rieletta anche alle ultime provinciali per la settima volta consecutiva con fiumi di preferenze, e che di certo non soffre della sindrome da oscuramento da papà ingombrante. Eva Klotz fece notizia quando per la sua prima seduta di consiglio provinciale al classico tailleur preferì treccia e dirndl, il classico abbigliamento sudtirolese. Il suo partito, fondato nel 2007 da una scissione dall’Union fur Sudtirol che lei stessa fondò, si è sempre caratterizzato per le azioni di impatto e le polemiche anti-italiane. Non ultima l’eterna polemica sugli atleti altoatesini da non considerarsi italiani o la cartellonistica apposta dal partito della Klotz ad ogni passo di montagna che recita “L’Alto Adige non è Italia”. Il gruppo della Klotz fa spesso “comunella” con Die Freiheitlichen, altro partito di destra storicamente associato a quello che fu il partito in Austria di Jorg Haider e con stretti legami con la Lega Nord (che non ha alcun rappresentante a palazzo Widmann), capace di sette seggi in consiglio provinciale.

george-klotzIl Sud Tiroler Freiheit della Klotz si è caratterizzato spesso anche per uscite xenofobe e per le strizzate d’occhio all’estrema destra europea. Ma se la Klotz afferma di tenersi alla larga dai neonazisti, il giovane capogruppo della sua formazione – Sven Knoll – è ritenuto tessitore, anche dalla polizia, di legami con l’estrema destra europea. La presenza in Alto Adige di gruppetti di neonazisti anti-italiani non è da trascurarsi. Il sogno pangermanico però pare essere stato momentaneamente accantonato, perché ora i secessionisti tirolesi puntano all’autodeterminazione attraverso un referendum, come in Scozia. Desiderio che sembra destinato a rimanere irrealizzato e Eva Klotz esce di scena da sconfitta.

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