domenica 16 dicembre 2018

“Mafia capitale” alla conquista di Roma

“Mafia capitale” alla conquista di Roma

Nuovi sviluppi e nuovi nomi, anche nell’ambito di tribunali e prefettura, emergono dalle indagini su Mafia Capitale. Schede false nelle urne delle Regionali del 2013

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Nuovi sviluppi sull’inchiesta “mafia capitale”, che continuano a svelare intrecci tra criminalità, affari e politica. Roma doveva essere conquistata palazzo dopo palazzo, istituzione dopo istituzione. Non era importante arrivare al numero uno, ma bastava che l’uomo o la donna giusti di quell’ufficio diventassero affiliati. Nessun rito di iniziazione, ma favori, affari e mazzette. Accade così che l’organizzazione di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi avesse un suo uomo, Luigi Lausi, anche dentro il Tribunale. Professore commercialista ora indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, Luigi Lausi aveva incarichi prestigiosi e delicati come curatele, liquidazioni di società, nonché di amministratore giudiziario direttamente nominato dai Tribunali e consulente di molti pubblici ministeri. Per gli inquirenti Lausi era “al servizio” dell’organizzazione in una posizione e con un ruolo nei Tribunali certamente strategico.

“Ci stiamo comprando mezza prefettura” dice l’ex terrorista nero in una intercettazione. Delirio o realtà Carminati instrada il socio Buzzi verso Palazzo Chigi dove incontra l’allora sottosegretario Gianni Letta. Da Palazzo Chigi a Palazzo Valentini alla Prefettura di Roma, dove sempre Buzzi incontra il prefetto Pecoraro. Il problema è sempre quello del centro richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, una gallina dalle uova d’oro per 20 milioni di euro, perché la mafia capitale, quando si tratta di centri di accoglienza e campi nomadi, non guardava in faccia a nessuno. Gli appalti o l’affidamento urgente dei servizi doveva finire a una delle cooperative della banda . Poi i soldi rubati, truffati o evasi finivano in una miriade di rivoli finanziari e bancari dal Lussemburgo alla Svizzera.

Le manovre di accerchiamento a palazzo Valentini si evincono anche da un episodio avvenuto a marzo di quest’anno. Sempre da quanto riportano gli inquirenti, all’epoca Buzzi avrebbe avuto una discussione con Luca Odevaine, ex vice-capo di gabinetto dell’ex sindaco Veltroni, “operativo” proprio nelle azioni di contrasto all’illegalità, colui che gestiva gli sgomberi di occupazioni abusive da parte da parte di forze della criminalità organizzata, in prima fila nelle operazioni di sgombero al Celio e a Tor di Nona.

Fino a una settimana fa Odevaine faceva parte del coordinamento per i rifugiati del Viminale. La discussione tra Buzzi e Odevaine del marzo scorso riguardava l’organizzazione di un incontro con Gianni Letta a proposito di progetti della cooperativa “29 giugno”, bloccati sul Cara (Centri di accoglienza richiedenti asilo), secondo loro, dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. “Io gliel’ho messo in mano alla Scotto Lavina (Direttore centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo) e lei m’ha detto che ‘È buono, questa roba mi piace, certo devo sentì Pecoraro che un po’ resiste”. “Allora gli si può chiedere a Pecoraro che sbloccasse la situazione – prosegue Odevaine – e Letta interverrà perché lì il filo c’è, se glielo dice lui si sblocca in un secondo”. L’incontro con l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio va così bene che subito dopo Buzzi chiama Mario Schina, ex responsabile decoro del Campidoglio e gli dice che Letta “mi ha mandato dal Prefetto. Alle sei vedo Pecoraro”.

“Mafia capitale” ha bisogno però anche di orientare i voti nelle elezioni per il rinnovo della Regione Lazio del 2013. Per questo è indagato l’ex consigliere regionale, capogruppo di Forza Italia, Luca Gramazio. Da alcune intercettazioni risultano che, a votazioni concluse, schede false sarebbero state inserite nelle urne.

Intanto la Commissione parlamentare antimafia ascolterà in audizione il prefetto Pecoraro e il procuratore della repubblica presso il tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone. Mentre una news annuncia che il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha delegato Pecoraro a esercitare i poteri di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Roma.

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