domenica 21 ottobre 2018

Charlie Hebdo, attentato in redazione, dodici morti

Charlie Hebdo, attentato in redazione, dodici morti

Gridavano di voler vendicare il Profeta, in tre hanno fatto irruzione nella sede di Charlie Hebdo con un kalashnikov. Tra i morti Wolinski e il direttore Charb

di Checchino Antonini

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l’ultimo tweet sul profilo di Charle Hebdo

Charb – il direttore di Charlie Hebdo – aveva voluto farci una vignetta: «Ancora nessun attentato in Francia», si legge nel disegno, mentre un talebano armato risponde: «Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri». Charb è uno degli undici morti nell’attacco di questa mattina alla sede del giornale satirico francese da parte di terroristi islamici, probabilmente. Ci sono anche il celebre vignettista Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia, e il suo collega Tignous tra le vittime dell’attacco a Charlie Hebdo.

Anche se in queste ore è più difficile che mai, dobbiamo trovare la forza di dire che una risata seppellirà il potere, anche quello dei barbuti fascisti infami. Per trovare un precedente di fumettista ucciso bisogna risalire fino alla campagna di terrore scatenata dai militari argentini per conto della Cia e della loro borghesia nazionale e anche allora in nome della cristianità minacciata dal marxismo. Era la seconda metà degli anni ’70 e uno dei desaparecidos si chiamava Héctor Germán Oesterheld. Fu l’autore de “L’eternauta”. Scomparve il 21 aprile del 1977 a La Plata, prelevato da una squadra armata. Desaparecide anche le sue tre figlie. Per questo non ha alcuna credibilità chi ora, dopo aver alimentato il clima dentro cui sono cresciuti i rancori e l’oscurantismo islamico, grida all’unità nazionale in Francia e a quella europea-occidentale qui da noi contro un terrorismo speculare alle brutalità della guerra globale del liberismo.

Chi li ha visti ha raccontato di due-tre uomini incappucciati e armati che hanno fatto irruzione stamani nella sede della redazione aprendo il fuoco con dei kalashnikov gridando le stronzate tipiche di qualsiasi fanatico religioso convinto che un’entità superiore possa armare la sua mano contro un suo simile.

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l’ultima copertina di Charle Hebdo

E’ l’attacco più grave della sua storia contro un settimanale satirico. Undici persone sono state uccise, tra cui due agenti di polizia, altre quattro sono rimaste gravemente ferite, stando al bilancio del presidente francese Francois Hollande, immediatamente giunto sul luogo della strage. Secondo alcune testimonianze, dopo l’attacco i due assalitori sarebbero riusciti a fuggire, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto.

«È stato un attentato terroristico, non c’è dubbio. La Francia è sotto shock», ha dichiarato Hollande, i cui servizi sociali e quelli polizieschi non sono stati in grado di fermare la crescita dell’odio integralista. «Diversi attentati – ha aggiunto il capo dell’Eliseo – sono stati sventati nelle ultime settimane». Posti di blocco sono stati organizzati in tutta Parigi e il governo ha deciso l’immediato aumento del livello di allerta attentati terroristici in tutta l’Ile-de-France, la regione di Parigi. Polizia e gendarmi sono stati schierati davanti a scuole, edifici pubblici e redazioni di giornali.

Il settimanale, già in passato nel mirino dei fondamentalisti islamici per vignette su Maometto, aveva pubblicato stamani in copertina una caricatura dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi «Sottomissione», che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico. Circa un’ora prima dell’attacco, sul profilo twitter del giornale è apparsa una vignetta caricaturale del leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi con gli auguri per il nuovo anno.

«Parlavano perfettamente francese», «hanno rivendicato di essere di al Qaida». Questa la testimonianza della vignettista Coco, presente all’attacco contro Charlie Hebdo, al sito web de L’Humanitè. Gli uomini armati che hanno assaltato la sede di Charlie Hebdo a Parigi gridavano «vendicheremo il Profeta (Maometto, ndr)». Lo riferisce un testimone citato da France Info.

L’Npa – che sta animando le piazze in queste ore – ha parlato di  indignazione e rabbia per una violenza indiscriminata e mortale contro giornalisti e lavoratorii: «Ma non ci sarà di unità nazionale con gli apprendiste stregoni che giocano con il razzismo, l’odio contro i musulmani, gli stranieri, o l’uso di questo casi per creare nuove leggi draconiane. Essi hanno una grande responsabilità per l’atmosfera xenofoba e velenosa che conosciamo oggi. L’uno e l’altro sono nemici della democrazia, della libertà, nemici dei lavoratori, la classe operaia, i nemici di un mondo di solidarietà».

Il settimanale era finito nel mirino dell’integralismo islamico dal 2006 dopo la decisione di ripubblicare le dodici caricature di Maometto che, l’anno prima, erano apparse su un giornale danese, Jyllands-Posten, e su un quotidiano, Politiken, vicino alla locale chiesa protestante. In una di esse, Maometto è raffigurato con una bomba al posto del turbante. Da allota Charb e i suoi erano sotto scorta e anche il disegnatore danese era scampato a un attentato. Il giornale ha un successo straordinario che dura per qualche anno, fin quando le cause in tribunale non gli rendono la vita impossibile. Abbandonato da molti lettori, chiude nel 1981 dopo 580 numeri. Ricompare nelle edicole 11 anni dopo con ispirazione libertaria e populista, e più volte si scontra con le gerarchie religiose, non soltanto quella musulmana. Le prime caricature di Maometto risalgono al febbraio 2006, 400.000 copie vendute e un attentato di matrice islamica. A fine 2011, la redazione viene completamente distrutta da un incendio doloso e il sito del giornale piratato dopo un numero speciale denominato ‘Sharia Hebdò. Temporaneamente, la redazione si trasferisce nei locali del quotidiano Liberation, per poi migrare in nuovi locali. Ancora nel settembre del 2012, la sede fu blindata dalla polizia dopo le minacce per la pubblicazione di vignette ispirate al film anti-islam «L’Innocenza dei musulmani» che all’epoca stava infiammando il mondo islamico. Charlie Hebdo ha una tiratura media settimanale di 100.000 copie, con 15.000 abbonati.

La maggior parte dei media francesi ha deciso di non pubblicare le immagini più atroci dell’attentato. In particolare il video in cui un agente di polizia già ferito e steso a terra alza le mani, ma viene raggiunto dai due attentatori in fuga e freddato con il ‘colpo di grazià a distanza ravvicinata da uno di loro. «Preferiamo non pubblicare il video perchè il suo contenuto è estremamente violento, e soprattutto non rispetta la famiglia del poliziotto ucciso. Grazie per la comprensione», è stata la netta presa di posizione su Twitter del quotidiano Le Monde. E quasi tutti i media hanno seguito questa linea: i siti dei quotidiani Liberation, France Soir, Le Parisien, Paris Match pubblicano infatti scene generiche dell’attentato ma non quel video. Le tv francesi hanno scelto la strada del compromesso: mostrano il filmato ma lo interrompono prima dell’esecuzione a freddo del poliziotto. Alcuni siti hanno scelto di diffondere tuttavia l’audio agghiacciante del momento in cui il poliziotto a terra urla al terrorista: «Che mi vuoi uccidere? Basta così, capo». Mentre negli Usa la polemica riguarda la decisione del New York Daily News di censurare la vignetta di Charlie Hebdo su Maometto nella foto del direttore Stèphane Charbonnier (morto nell’attentato) che tiene in mano una copia del giornale del 2011: quando la redazione fu completamente distrutta da un incendio doloso e il sito del giornale piratato dopo un numero speciale denominato ‘Sharia Hebdò. Dalla Gran Bretagna invece arriva una critica di dubbio gusto proprio ai giornalisti di Charlie Hebdo. Secondo un editoriale shock del Financial Times, infatti, il settimanale ha peccato di «stupidità editoriale» attaccando l’Islam. «Anche se il magazine si ferma poco prima degli insulti veri e propri, non è comunque il più convincente campione della libertà di espressione», si legge ancora. «Con questo non si vogliono minimamente giustificare gli assassini, è solo per dire che sarebbe utile un pò di buon senso nelle pubblicazioni che pretendono di sostenere la libertà quando invece provocano i musulmani», conclude l’editoriale del giornale britannico.

«L’inquietante attentato alla sede del settimanale satirico francese va condannato senza esitazione. È un attentato perpetrato in nome di una visione del mondo e della società reazionaria e oscurantista, intollerante contro ogni libertà di stampa. – scrive l’esecutivo nazionale di Sinistra anticapitalista sulla scia di quanto dichiarato dall’organizzazione sorella francese, l’Npa (Noveau parti anticapitaliste) – Non può trattarsi qui di condividere o criticare articoli o vignette di Charlie Hebdo, ma di pronunciarsi in favore della più ampia libertà di espressione. Sono stati uccisi numerosi lavoratori e giornalisti. Sinistra Anticapitalista esprime la sua condanna più netta e la più piena solidarietà alla rivista e alle famiglie delle vittime.
L’attentato ha offerto su un piatto d’argento alla destra e alle forze xenofobe un’occasione straordinaria per rilanciare la loro campagne di odio e per invocare misure repressive e liberticide nei confronti di tutti i musulmani. Anche essi hanno una grave responsabilità nella creazione di un clima di crescente contrapposizione etnica e culturale. Gli integralisti islamici e gli xenofobi nostrani sono tutti colpevoli nemici della democrazia e solidarietà internazionale».

«Quello di stamane è un attacco diretto ai valori fondamentali della nostra società, a diritti umani universali. Bisogna dirlo a chiare lettere», ha commentato così Raffaele Carcano, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti (Uaar), l’assalto al settimanale satirico francese Charlie Hebdo che è costato la vita ad almeno dodici persone e che è stato attribuito a terroristi islamici.

«I leader musulmani hanno il dovere di condannare quanto avvenuto», prosegue Carcano, invitando però «a non cadere nella trappola degli scontri di civiltà: quello che davvero è urgente e necessario è che le nostre società volino alto, che individuino nel principio di laicità lo strumento garante della coesione e della libertà di tutti e tutte: maggioranze, minoranze e ovviamente, come ci ricorda il triste caso di oggi, giornalisti».

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dichiara: «L’attentato terroristico contro il settimanale satirico Charlie Hebdo é un atto barbaro e vigliacco che condanniamo nel modo più assoluto. Nell’esprimere il nostro cordoglio per i giornalisti uccisi e la nostra solidarietà a chi ogni giorno pratica e difende la libertà di stampa, di parola e di satira, diciamo con forza che la barbarie integralista dell’Isis va fermata e se questo non è stato fatto è a causa dei gravi e pesanti appoggi di cui l’Isis gode tra vari alleati dell’occidente, come Arabia Saudita e Qatar. Si colpiscano i centri di reclutamento e le centrali di finanziamento e l’Isis si sgonfierà rapidamente. Parallelamente è assolutamente necessario che il Pkk Kurdo, che fronteggia gli integralisti con le armi in mano, combattendo l’Isis a Kobane, sia tolto dalla lista delle organizzazioni terroristiche. L’Isis è forte perchè gli amici degli occidentali la finanziano e perchè chi combatte l’Isis – come il Pkk – viene considerato dagli occidentali una organizzazione terroristica. Questa politica va rovesciata per sconfiggere l’Isis e la barbarie che rappresenta».

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1 Comment

  1. eugenia

    I disegnatori STEPHANE CHARBONNIER, detto CHARB, abbattuto all’età di 47 anni, assicurava la direzione della redazione dal 2009, JEAN CABUT detto CABU 76 anni e GEORGE WOLINSKI 80 anni erano stati disegnatori nell’emblematico giornale HARA-KIRI, antenato di CHARLIE HEBDO, e lo avevano tenuto a battesimo. BERNARD VERLHAC più conosciuto col nome di TIGNOUS, aveva 47 anni.

    Ecco le vittime eccellenti, che si conoscono per ora, dell’attentato di oggi al giornale satirico Charlie Hebdo.

    Con loro muore il senso critico, l’immagine sinottica, la frase caustica che affrontavano il cinismo di un’epoca, la nostra, in cui i fondamentalismi di ogni dove impongono pensieri via via unici, nel senso che l’unico pensiero invadendo tutto, come lo straripamento di un fiume in piena, impedisce, censura, blocca, punisce, uccide lo sguardo irriverente, lo spirito autenticamente critico, il gusto del paradosso, del confronto, della libertà interiore, del respiro dell’intelligenza.

    Ma perché tutto questo? Ce lo spiega Ambrogio Donini nel libro “Breve storia delle religioni”:

    “I membri di una società divisa in classi, proiettando nel campo dell’ideologia quelli che sono dei rapporti di struttura economica e sociale, non possono ammettere che vi sia altra libertà che la loro libertà, altra morale che la loro morale, altra giustizia che la loro giustizia, altra religione che la loro religione. Ogni dottrina religiosa si è sempre basata sul più rigoroso classismo e la posizione ufficiale delle stesse gerarchie cattoliche non vi fa affatto eccezione.
    Es : “Rispondono pienamente ai disegni del Creatore sia la molteplicità delle classi, sia le differenze di questo nome” Lettera di Pio XII alla XXXI settimana sociale a Bari, 1958…
    L’intolleranza religiosa, come tutte le tristi e sanguinose vicende che l’hanno caratterizzata sin dai tempi più antichi e che riaffiorano troppo spesso anche ai nostri giorni, è dunque frutto della struttura di classe e come tale va affrontata.”

    L’orrore di ciò che accaduto oggi a Parigi ci ricorda che i demoni del monoteismo ci perseguitano perché le società diversamente teistiche hanno tutte strutture classiste, dunque i germi dell’intolleranza risolta con la violenza delle armi possono riattecchire anche nella nostra società tanto quanto altrove.

    Sto leggendo il dossier “A Verona tutta l’erba è uno (s)fascio” sugli accadimenti veronesi dal 2001 al 2014, dossier che presenteremo la settimana prossima venerdì 16 gennaio al C. S. 28 maggio di Rovato con gli autori e Saverio Ferrari, e trovo dei legami spaventosi fra Forza Nuova, Casa Pound e gli integralisti cattolici veronesi che propugnano il ritorno ad uno stato aristocratico, antiegualitario, anticomunista, razzista, integralista, gerarchizzato, ostile nei confronti di ogni debole e diverso, neofeudale … insomma pre rivoluzione francese!

    E parliamo di una città a noi molto vicina …

    Chi esercita un potere, anche minimo, lo può esercitare abusandone solo se riesce a far tacere l’intelligenza di chi lo patisce: noi libertari, noi comunisti, noi compagni dobbiamo essere sempre pronti a fargli le debite pernacchie!

    Senza sorriso.

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