Addio ad Antonio Moscato

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Un primo ricordo dello storico del Movimento operaio e militante della Quarta Internazionale

Nella notte del 24 ottobre è morto Antonio Moscato, storico del Movimento operaio e militante della Quarta Internazionale fin dagli anni ’50. Aveva 88 anni e viveva da tempo a Recanati. Accanto a lui, da moltissimi anni Maria Novella Pierini, per tutti Titti, anche lei militante della stessa corrente.

«Diverse generazioni di compagne e compagni hanno avuto la fortuna di conoscere Antonio Moscato, il suo entusiasmo rivoluzionario, nelle sue attività politica, didattica e pubblicistica. Tre aspetti che lui ha sempre saputo fondere fino a quando le sue capacità fisiche non si sono affievolite», si legge nel ricordo scritto a caldo da Sinistra Anticapitalista, l’organizzazione a cui Moscato e Pierini hanno contribuito a dare vita dopo la fine di Sinistra Critica.

La sua vita ha coinciso con la costruzione della Quarta in Italia, dai cancelli delle fabbriche pugliesi e poi lombarde fino alle cattedre universitarie. Dagli anni dei GCR al presente di Sinistra Anticapitalista il ruolo di Moscato è stato fondamentale sia nella formazione politica di tantissimi militanti delle organizzazioni politiche attraversate da quella corrente (Pci e Psiup, Dp, Rifondazione Comunista) nonché di centinaia fra studentesse e studenti che hanno seguito i suoi corsi di Storia del Movimento Operaio, Storia contemporanea e Storia dei paesi afroasiatici all’Università di Lecce fino a quando una malcelata ostilità dell’accademia (fu molto contrastata la sua scelta di inserire lo studio del pensiero di Guevara tra gli insegnamenti), alla vigilia del suo pensionamento, non ha portato alla soppressione della cattedra di Storia del Movimento Operaio impedendo che qualcuno fra gli oltre 250 laureati con lui portasse avanti il suo impegno di ricerca.

«Ho incontrato Antonio Moscato nel dicembre 1969 a Milano, qualche giorno dopo la strage di Piazza Fontana, a casa di un compagno del liceo Volta, la scuola in cui avevamo costituito il Cub sull’onda del ruolo dell’omologo Comitato di base della Pirelli – ricorda Gigi Malabarba in un articolo scritto per il Centro Studi per l’Autogestione – fu in quell’occasione che ricevemmo da Antonio non solo il richiamo storico-teorico dell’esperienza della democrazia diretta (dai soviet ai consigli operai del biennio rosso), ma la trasmissione in tempo reale di cosa significasse la costituzione dei Consigli di fabbrica qui ed ora, a partire dall’esperienza del Pignone di Bari che lui seguiva quotidianamente in modo militante. Lui, professore universitario e storico marxista rivoluzionario, ogni giorno ai cancelli della fabbrica!».

Qualche tempo dopo Moscato e Pierini si traferirono proprio a Milano contribuendo con altri, a riorganizzare i GCR in quella città, nella sede di via Varchi, dove fu insediata la direzione nazionale, quella del giornale Bandiera Rossa e anche una tipografia. «E tra questi Franco Turigliatto che, pur non trasferendosi, si accollò una estenuante pendolarità tra Torino e Milano. E incontrare l’avanguardia operaia dell’Alfa Romeo e accompagnarla anche nella sua formazione è stato il lavoro quotidiano di anni e anni da parte di Antonio e Titti», scrive ancora l’ex operaio dell’Alfa di Arese poi senatore di Rifondazione.

«Lo ricordo come compagno di vastissima cultura e esperienza, instancabile, vulcanico, combattivo, inguaribile guevarista – ha commentato Maurizio Acerbo, segretario Prc – con lui se ne va anche un pezzo di storia di Rifondazione Comunista a cui partecipò dall’inizio con la confluenza di Democrazia Proletaria e fino alla scissione nel 2007 di Sinistra Critica. Ho sempre considerato quella scissione assai dolorosa perché Livio Maitan e i suoi compagni hanno dato un contributo davvero importante al progetto della rifondazione e alla costruzione di un partito interno alle lotte e ai movimenti».

Moscato era nato a Roma nel 1938. Ha iniziato gli studi universitari sotto la guida dello storico delle religioni Ambrogio Donini (sì, lo “stalinista” Donini che era al corrente della sua attività di “entrismo” trotskista), e poi del grande antropologo Vittorio Lanternari, di cui è stato assistente all’università di Bari, anche se ovviamente grandissima influenza sulla sua formazione lo ha avuto la collaborazione, avviata nel lontano 1957, con Livio Maitan.

Nella sua autobiografia, La Strada percorsa, proprio Maitan scrive che Moscato fu uno dei giovani che si erano avvicinati alla Quarta Internazionale grazie alle «doti non consuete di reclutatore» di «un giovane intellettuale siciliano», Giuseppe Paolo Samonà impegnato nelle battaglie interne al Pci e alla Fgci, e poi promotore della casa editrice Samonà e Savelli, che tra l’altro pubblicò i primi libri scritti da Antonio. Tra lui e il futuro storico iniziò un rapporto pluridecennale di collaborazione e amicizia.

Negli anni Moscato ha scritto tantissimo, con un ruolo importante di coordinamento della stampa trotskista. Ha diretto Bandiera Rossa, fondato Critica Comunista, scritto su La Sinistra, Erre e su l’Anticapitalista, collaborato con Liberazione, Limes, Popoff e gestito un sito web (appena recuperato da un archivista che era stato suo allievo) Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato che aveva aperto per riorganizzare il materiale accumulato durante l’attività come docente e poi esteso all’analisi quotidiana di svariati temi d’attualità politica e sociale, con particolare attenzione ai processi di cambiamento in atto nella Russia post-sovietica, in Medio Oriente e in America Latina. Moscato, a Cuba, aveva “messo le mani” nelle carte di Guevara. «Ha avuto modo di leggere e trascrivere le sue note critiche al “Manuale di economia politica” sovietico, rimaste a lungo inedite anche all’Avana – ricorda la redazione delle edizioni Alegre – Antonio era convinto che la mancata pubblicazione di quelle critiche fosse stato un grave danno per la sinistra di tutto il mondo, perché avrebbero permesso di capire e prevedere la crisi dell’Urss». Tra i suoi studi sul Che, sulla “variante cubana” del socialismo novecentesco e sulla realtà latinoamericana spicca “Il Che inedito. Il Guevara sconosciuto anche a Cuba” (Alegre, 2006).

Una bibliografia sterminata che era iniziata con gli studi di storia della religione e di cui troviamo tracce anche in titoli più recenti sull’intreccio tra religione e politica (Sionismo e questione ebraica (con J. Taut e M. Warshawski, Sapere 2000, 1983); Chiesa, partito e masse nella crisi polacca 1939-1981 (Lacaita, 1988); e Libano e dintorni. Integralismo islamico e altri integralismi (Sapere 2000, 1993). La maggior parte dei suoi libri sono dedicati tuttavia a quello che si autodefiniva il “socialismo reale” e alla sua crisi, ne citiamo alcuni: Intellettuali e potere in URSS 1917-1956 (Milella, 1986); Sinistra e potere. L’esperienza italiana 1944-1981, Sapere 2000, 1983; La ferita di Praga (a cura di A.M., pref. di Jiri Pelikan), Edizioni Associate, 1988; Il filo spezzato. Appunti per una storia del movimento operaio (Adriatica, 1996).

 

 

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Checchino Antonini
Checchino Antonini quasi sociologo, giornalista e scrittore, classe 1962. Dagli anni Ottanta segue e racconta i movimenti sociali e la “malapolizia”. Ha scritto e trasmesso su Radio Città Futura, TeleAmbiente, Avvenimenti, Ultime Notizie, Liberazione, Micromega, Erre e Megafono quotidiano, InsideArt, Globalist, PostIt Roma, Retisolidali, Left, il manifesto, Diogene. Ha pubblicato, con Alessio Spataro, “Zona del silenzio”, graphic novel sul caso Aldrovandi. Con le edizioni Alegre ha scritto “Scuola Diaz vergogna di Stato” assieme a Dario Rossi e “Baro” Barilli. Il suo primo libro è Zona Gialla, le prospettive dei social forum (Fratelli Frilli, 2002). L'ultimo, per ora, è un'antologia di racconti di Gabriele Brundo che lui ha ideato e curato assieme a Rimaflow e Archivi della Resistenza: Cocktail Partigiani (ETS, Pisa)

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