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Maometto è Charlie, ma solo in copertina

Domani in mezzo mondo il nuovo numero di Charlie Hebdo. Il disegnatore Luz sulla marcia repubblicana: «Surreale con quei capi di Stato, praticamente tutti i nostri personaggi erano lì!»

di Francesco Ruggeri

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Anche Maometto è Charlie. Ma solo sulla copertina del nuovo numero del settimanale, il numero 1178, che uscirà domani in tre milioni di copie (quelle abituali erano 60mila), sedici pagine di disegni e testi inediti, tradotti in sedici lingue e diffusa in mezzo mondo. Il distributore da diversi giorni è bersagliato da richieste di migliaia di copie: sindaci che vogliono offrirle ai loro cittadini, imprese per i loro dipendenti, teatri per gli spettatori. All’estero, dove Charlie Hebdo vende solo 4mila copie, la MLP ha in programma di spedirne 300mila. Il numero rimarrà in vendita per otto settimane.

Il primo numero dopo il massacro di Rue Nicolas-Appert.

Maometto versa un lacrima dalla copertina di Charlie Hebdo e mostra un cartello con la scritta “Je suis Charlie”, mentre sulla sua testa campeggia la frase “Tout est pardonne'”: “E’ tutto perdonato”. I ‘sopravvissuti’ della redazione del settimanale satirico francese sono ospitati (come ai tempi dell’attentato del 2006) nella sede del quotidiano Liberatinon sul cui profilo twitter è stata anticipata la copertina di domani.

L’avvocato del giornale, Richard Malka ha ricordato che i disegni su Maometto e altre autorità religiose sono stati frequentissimi sul giornale per 22 anni anni. #JeSuisCharlie significa anche “diritto alla blasfemia” ma il giornale non è né violento – semmai irriverente, né è “islamofobo”, «ha attaccato molto meno l’Islam del cristianesimo – ha detto Malka – e ha criticato un indecente relativismo e la fede oscena».

Parlando della manifestazione, la marcia repubblicana, il vignettista Luz, ‘oscurantofobo’, l’ha trovata una situazione surreale. «Improvvisamente mi sono trovato davanti tutti i miei personaggi, l’assurdità contro cui tutti noi di Charlie lottiamo». Un piccione che ha ‘bersagliato’ Hollande su una spalla. «Dentro di me – racconta in una delle interviste – ho ringraziato quel piccione. E’ il benvenuto nella nostra redazione”. L’olandese Bernard Willem Holtrop, in arte Willem, “Ho visto che abbiamo molti nuovi amici, come il Papa, la Regina Elisabetta e Putin. Questo mi fa ridere davvero”.

Fa meno ridere che Erdogan, sanguinario presidente turco e islamico, sponsor dell’Isis, che attacca l’omologo israeliano, non meno macellaio, Benyamin Netanyahu, per avere «osato» partecipare alla grande manifestazione di domenica a Parigi contro il terrorismo e per la libertà di espressione dopo le stragi perpetrate da tre terroristi islamici. E’ vero, l’israeliano «dovrebbe rispondere prima delle 2.200 persone massacrate a Gaza» ma Erdogan dovrebbe rispondere davanti a un tribunale per il suo ruolo nel genocidio permanente della popolazione turca e di tutte le numerose minoranze etniche che vivono nello stato turco, per la repressione feroce dei giornalisti e per l’aiuto agli uomini del Califfo Nero. Anche la presenza di Ahmet Davutoglu, premier turco, come ricorda Zaman online, è stato al centro delle critiche di diverse Ong dei diritti umani e associazioni di giornalisti hanno condannato la sua passerella di domenica a Parigidenunciando la situazione della libertà della stampa nel paese della Mezzaluna e la posizione ambigua di Ankara nei confronti dei gruppi jihadisti in Siria. «Non dobbiamo lasciare i predatori della libertà di stampa sputare sulle tombe di Charlie Hebdo» ha commentato, rileva il quotidiano, il segretario generale di Reporter Senza Frontiere Christophe Deloire.

 

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