mercoledì 17 ottobre 2018

Giornata della memoria, il medico senza figli che amava i bambini

Giornata della memoria, il medico senza figli che amava i bambini

Giornata della memoria, due libri su Janusz Korczak, ammazzato nel capo di Treblinka. Pediatra senza figli, ma padre di tutti i bambini dell’orfanotrofio

di Isabella Borghese

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La dignità dei bambini. L’osservazione del loro mondo. Il dovere di non “trattarli con il guinzaglio”. E soprattutto la volontà e la capacità di riuscire a creare per gli orfani, fino ai loro quattordici anni, un posto dove formarsi.

Risale così al 1912 la costruzione de la Casa degli Orfani a Varsavia, in via Krochmalna. Si tratta, come è stata definita, di una Piccola Repubblica in cui le regole di vita erano uguali per tutti. Nessun privilegio per alcuno. Ma, soprattutto, una casa il cui ambiente e le condizioni culturali ed educative non implicavano nulla che avesse a che fare con un sistema punitivo. Piuttosto il clima che si respirava era fondato sul perdono, sul consegnare un’altra opportunità a ciascuno.

All’interno di questa Piccola Repubblica vigeva una gestione condivisa fra tutti quelli che ci vivevano e dove solo la responsabilità, invece, era tutta del “piccolo dottore”, che aveva fortemente voluto la fondazione di questa casa e che ha dedicato tutta la sua vita ai bambini, lavorando per l’affermazione della loro stessa dignità e credendo in quanto su scritto.

Ma chi era questo “piccolo dottore”? Si parla di Janusz Korczak, nato nel 1878, il cui nome d’arte era Henryk Goldszmit, ucciso nel 1942 in una camera a gas del campo di sterminio di Treblinka. Medico e pediatra vissuto in una pagina della storia molto complicata, crudele, dal sapore amaro: era ebreo, polacco sotto l’occupazione russa.

Una pagina commovente quella dei suoi giorni, che decise di condurre senza sposarsi e senza mettere al mondo figli, con una scelta più che consapevole.

Korczak, per chi non conoscesse la sua vita, manifestava il timore che la malattia mentale del padre, che causò la sua stessa morte quando il figlio non era che un adolescente, potesse essere trasmessa a eventuali bambini che avrebbe potuto avere; e forse, chi lo sa, anche desiderare, come sembrerebbe possibile asserire riflettendo sulla sua scelta di dedicare ai piccoli tutta la sua esistenza.

Ma su questo Korzack esprimeva la sua. A chi lo reputava un uomo generoso, lui non esitava a ricordare che chi dice di vivere di ideali è un bugiardo. Il suo, ammetteva, era solo amore. Lui amava i bambini e si dedicava a questo bisogno. Nessun sacrifico, di amore puro si sta parlando.

Sono due testi, rispettivamente di Edizioni dell’Asino e Orecchio Acerbo che vogliamo ricordare, e con il piacere di restituire vita e memoria a questo dottore, che se è vero condusse una vita scombinata, frenetica, finanche solitaria, è altrettanto doveroso ripensarlo e farlo rivivere in questi tempi come un uomo e un dottore che visse ogni giorno e portò avanti la sua scelta senza mai indugiare.

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Il diritto del bambino al rispetto, con la prefazione di Grazia Honegger Fresco (pagine 62 – tradotto da Anastasja Buttitta – euro 8,50) è un pamphlet edito nel 2011 dalla casa editrice romana Edizioni dell’Asino. “Noi non rispettiamo il bambino – pensava Korczak – poiché egli non sa, non ipotizza, non intuisce. Non conosce le difficoltà e le complicazioni della vita adulta, non sa da dove scaturiscano i nostri periodi di eccitamento, di scoraggiamento e di stanchezza, che cosa turbi la nostra quiete e rovini l’umore: non conosce le mature sconfitte e le bancarotte. È così facile addormentarlo, traviare l’ingenuo e nascondere. Lui pensa che la vita sia semplice e facile. C’è il papà, c’è la mamma: il padre guadagna, la madre spende. Non sa cosa significhi tradire i propri doveri, non sa cosa sia la lotta dell’uomo per ottenere quello che gli spetta e ancora di più”.Anche da queste parole nascono i principi fondamentali dei diritti del bambino. Da qui arrivano gli insegnamenti principali di questo pediatra, così umano, che riteneva necessario da parte degli adulti “l’abbassarsi al livello” dei bimbi per scoprire in questo stato la complicità con loro e dunque la possibilità di comprensione e di osservare questi esseri umani che, in fondo, quando si mostrano con atteggiamenti che rispecchiano desiderio di libertà, comportamenti proprio del ribelle, non raccontano altro che un modo di essere ricco di risorse.

Bisogna essere alleati dei bambini perché spiegava: “Un bambino è un essere dotato d’intelligenza, conosce bene le necessità, le difficoltà e gli ostacoli della sua vita. (…) Serve un’intesa piena di fiducia, un’iniziazione all’esperienza, collaborazione e coabitazione”. Sono piccoli, hanno bisogno di una guida e “Dobbiamo rispetto alla sua ignoranza” perché il tempo degli adulti è diverso dal tempo dei bambini.

E’ un viaggio emozionante e un momento delizioso e toccante, dopo l’immersione nella vita di Korczak, sfogliare le pagine di L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini, di Irène Cohen-Janca, illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello, traduzione di Paolo Cesari ed edito in questi giorni grazie alla splendida realtà di Orecchio Acerbo.61

E’ in queste pagine che emerge tutta la delicatezza e la profondità del pensiero di Korczak. Simone è adolescente da poco tempo, ma è anche il tutore di Mietek, arrivato in orfanotrofio da poco. I due con gli altri compagni sono diretti verso il ghetto. E’ questa la volontà degli occupanti tedeschi. Volontà che se non è riuscita a intralciare e mettere in discussione il lavoro di Pan Doktor (il dottor Korczak), “Il protettore di noi bambini” che “Non può essere morto”, scrive Iréne, nelle prime pagine, non ha mai rovinato la loro convivenza. A guidare quella comunità, come sempre, c’è stato Pan Dokto. Mentre camminano, “E’ lontano dove stiamo andando?”, chiede curioso Mietek. E Simone, che evidentemente ha imparato bene gli insegnamenti di Pan Doktor, “No – risponde – cammina. Questa distanza un passerotto può percorrerla in un battito d’ali, e il Gatto con gli stivali in un solo passo”. Simone sa che i tedeschi non vogliono far diventare grandi i bambini ebrei, sa anche che “finire dall’altra parte”, può essere un posto vicino, ma anche molto lontano. Lontano come quando all’orfanotrofio il 5 agosto del 1942, 192 bambini del e 10 adulti dalla Casa della Repubblica verranno portati al campo di Treblinka.Di Korczak sono centinaia gli scritti per i bambini. Ricordiamo tra gli altri Momenti educativi, Come amare il bambino, Pedagogia giocosa, Il diario del ghetto. E Quando ridiventerò bambino, la storia di un insegnante che diventa bambino – ecco l’immedesimazione di Korczak nel fanciullo, – seppur mantenendo le conoscenze dell’adulto. Solo così i più grandi si rendono conto delle difficoltà della vita dei più piccoli.B7JMcXbIUAAWmyi

Del resto conoscendo la vita del pediatra è facile intuire questa necessità di mettersi nei panni del bambino per avvicinarsi a lui e capire ogni sfaccettatura della sua vita e da lì cominciare questo viaggio meraviglioso, tra adulti e bambini, di crescita nella complicità, nella condivisione e nella coabitazione . Allora è intuibile e comprensibile perché un uomo della sensibilità e della profondità di Korczak dinanzi alla domanda: “Perché hai fatto recitare ai bambini un testo così triste?”, senza esitare rispose: “Perché i bambini imparino a morire serenamente”.

Sulla sua vita il film di Andrzej Wajda nel film Dottor Korczak del 1990.

 

Lunedì 2 febbraio 2015 ore 18.30 presso Istituto Polacco di Roma via Vittoria Colonna, 1 – Roma

Serata dedicata a Janusz Korczak

Conversazione intorno ai volumi L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini di Irène Cohen-Janca e Maurizio A.C. Quarello (Orecchio Acerbo, 2015) e Janusz Korczak. Un’utopia per il tempo presente, a cura di Laura Quercioli Mincer e Luisella Battaglia (Università degli Studi di Genova, 2014).

con la partecipazione di: Ilana Bahbout, coordinatrice del Dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Luisella Battaglia, professore di filosofia morale, Università di Genova

Goffredo Fofi, saggista, critico teatrale e cinematografico, editore

Laura Quercioli Mincer, professore di letteratura polacca, Università di Genova

Fausta Orecchio, direttore editoriale ed editore di Orecchio Acerbo

 

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