mercoledì 12 dicembre 2018

Respiri Terni e poi muori. Ma al sindaco non importa

Respiri Terni e poi muori. Ma al sindaco non importa

Lo studio Sentieri ha evidenziato con precisione la delicata situazione ambientale ternana. Dati che, tuttavia, al Comune non sembrano interessare. Terni è la settima città più inquinata

da Terni, Marco Vulcano e Carlo Perigli

inquinamento-aria

Giudicata dall’ultimo rapporto di Legambiente come la settima città più inquinata d’Italia, Terni fa registrare in atmosfera e al suolo livelli altissimi di cromo, cadmio, mercurio, diossine e PCB (policlorobifenili). Anche alcune falde acquifere, nelle vicinanze della discarica dove giacciono le scorie residue della produzione d’acciaio, risultano contaminate, delineando una criticità ambientale che definire preoccupante è forse eufemistico. Nella definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di sito contaminato, dove centrale è la presenza di sostanze pericolose per la salute in acqua, suolo, aria e catena alimentare, sembra di scorgere la fotografia di Terni; un territorio la cui geo-morfologia è quella di una conca, dove i venti fanno fatica a penetrare e in cui, accanto alla grande acciaieria, al polo chimico e a numerose zone industriali, sorgono anche due inceneritori, uno già in funzione, l’altro in attesa della probabile autorizzazione da parte del Comune

Dal 2011 al 2014, la Asl locale ha commissariato analisi a campione su uova, latte ed ortaggi in un raggio di 15 chilometri dal centro cittadino, per valutare la contaminazione di tali elementi da diossine e PCB. I dati delle ricerche, in cui si evidenziano diversi casi di superamento della soglia limite stabilita dal legislatore per la concentrazione di queste sostanze, sono stati pubblicati nel settembre del 2014 da associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, ma non dalla Asl e dal Comune, fedeli osservanti della regola aurea del silenzio. La cortina silente fatta scendere sulla città dal governo municipale non è però un trattamento riservato solo ai campionamenti della Asl. Ben prima di questi, la stessa accoglienza è stata riservata ai risultati dello studio SENTIERI, una ricerca effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Airtum (Associazione Italiana Registri Tumori), che ad oggi risulta la sola e unica trattazione sistematica dell’impatto sanitario che può avere sui cittadini la residenza in un Sito di Interesse Nazionale da bonificare, come quello di Terni.

Nonostante il Primo Cittadino sia un medico, niente da fare. A parlare in pubblico per la prima volta dello studio SENTIERI e dei risultati che questo fa emergere a Terni, ci ha dovuto pensare il comitato No Inceneritori, organizzando un convegno nella giornata di sabato 7 febbraio, nel silenzio dell’amministrazione cittadina e del partito dominus (il Pd). Il perché è presto detto; a Terni lo studio SENTIERI rileva una mortalità generale più alta del dato atteso, un’ospedalizzazione per malattie dell’apparato respiratorio maggiore del resto dell’Umbria e un eccesso di incidenza tumorale. In particolare, le patologie cancerogene di cui si registra una presenza eccessiva sono il cancro al polmone e i mesoteliomi, entrambi direttamente collegati all’inquinamento e in particolare a diossine e PCB, i tumori del rene, della mammella, delle vie urinarie e i linfomi non Hodkin. Un profilo epidemiologico, quello ternano, che Paolo Ricci, docente di sanità pubblica alla Cà Foscari di Venezia e tra gli autori dello studio, ha definito “coerente con l’impatto esercitato da un polo industriale dell’acciaio”.

Tuttavia, nell’agone politico, gli unici ad aver sottolineato per tempo questi dati sono stati gli esponenti del Movimento 5 Stelle. Non è mai stato effettuato a Terni un monitoraggio dell’inquinamento ambientale e biologico finalizzato alla prevenzione, mai studiati gli operai dell’acciaieria, le matrici ambientali, la catena alimentare, la popolazione in base ai quartieri di residenza. Studi compiuti in una città come Brescia, altra realtà di cui lo studio SENTIERI ha evidenziato alcune criticità, ma non a Terni, dove l’amministrazione non solo non ha mai cercato di approfondire la questione, ma l’ha negata in ogni modo con un’operazione di autentica falsificazione.

La principale fonte scientifica di cui il governo cittadino usufruisce per negare la compromessa situazione sanitaria locale è infatti costituita dai “dati” prodotti dall’osservatorio provinciale sull’ambiente, il cui consulente scientifico di riferimento è Lamberto Briziarelli, membro del direttivo locale di Legambiente

Nonostante la parità di genere di molte patologie tumorali indichi la presenza di contaminazioni ambientali, mentre la scarsa presenza di cancro alla laringe o alla vescica, solitamente associati al tabagismo, indichi come l’insorgenza di tumore ai polmoni sia legata all’inquinamento e non a un particolare radicamento del fumo, i dati prodotti dalla Provincia affermano l’esatto contrario. Il problema è che si tratta di affermazioni prive di ogni valore scientifico, a partire dai dati di riferimento, che lo stesso Paolo Ricci ha definito senza mezzi termini “letteratura grigia, che non trova riscontri di alcun tipo nella letteratura di settore”.

Non è dato sapere quali altre amministrazioni comunali in Italia stiano adottando il comportamento negazionistico tenuto a Terni, quante ricerche prive di valore scientifico siano utilizzate come una clava per addormentare conflitti, rassicurare e occultare criticità ambientali che andrebbero invece affrontate tutelando la salute dei cittadini. L’augurio è che Terni, da questo punto di vista, sia sola. Il rischio, anche stavolta, è di unire all’ottimismo della volontà il pessimismo della ragione.

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