Per l’Europa non è tempo di giochi

Per l’Europa non è tempo di giochi

Popoff vi propone la traduzione di un articolo di Yanis Varoufakis pubblica sul The New York Times lo scorso 16 febbraio

di Yanis Varoufakis

Varoufakis

Scrivo questo articolo in un momento di negoziato cruciale con i creditori del mio paese, un negoziato il cui risultato può segnare una generazione e dimostrare che costituisce anche un punto di svolta per l’esperimento che l’Europa sta sviluppando con l’unione monetaria.

Gli specialisti in teorica dei giochi analizzano i negoziati come se fossero giochi per ripartire pezzi di torta tra giocatori egoisti. Poiché nella mia vita passata di professore universitario ho passato molti anni facendo ricerca sulla teoria dei giochi, alcuni commentatori si sono affrettati a supporre che, come nuovo ministro dell’economia greco, procedessi affannosamente nell’elaborazione di bluff, stratagemmi e opzioni esterne, dibattendo con me stesso per migliorare un fragile trucco.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità

Se di qualcosa mi ha convinto la mia formazione sulla teoria dei giochi è che sarebbe pura follia pensare alle discussioni in corso, tra la Grecia e i nostri partner, come un gioco di contrattazione che si deve vincere o perdere attraverso bluff o sotterfugi tattici. Ma nelle discussioni in corso tra i nostri partner europei e il nuovo governo greco, la mossa essenziale risiede nell’anticipare le nuove ragioni. Creare un’attitudine mentale che trascenda le divisioni nazionali, dissolva la distinzione creditore-debitore in favore di una prospettiva paneuropea e situi il bene comune europeo oltre le politiche meschine, un dogma che si è dimostrato tossico se universalizzato e che equivale alla mentalità del “noi contro loro”.

Come ministro dell’economia di un piccolo paese, sopraffatto fiscalmente, carente di una banca centrale e visto da molti dei suoi partner come un debitore problematico, sono convinto che abbiamo solo una opzione: evitare qualsiasi tentazione di trattare questo momento cruciale come un esperimento di strategia e presentare con onestà i dati relativi all’economia sociale della Grecia, presentare le nostre proposte affinché la Grecia torni a crescere, spiegare perché è nell’interesse dell’Europa e mostrare le linee rosse che la logica e il dovere ci impediscono di attraversare.

La grande differenza tra questo governo greco e di quelli che l’hanno preceduto è duplice: siamo determinati ad affrontare i potenti interessi costituiti in modo dare un nuovo inizio per la Grecia e guadagnare la fiducia dei nostri partner. Siamo determinati a far sì da non essere trattati come una colonia per debiti costretta a subire qualsiasi cosa. Il principio di maggiore austerità per una economia depressa sarebbe pittoresco se non causasse tanta inutile sofferenza.

Recentemente mi hanno chiesto: che succede se l’unica maniera per assicurarsi finanziamenti fosse quella di attraversare le tue linee rosse e accettare misure che consideri parte del problema più che la soluzione? Fedele al principio per cui non ho diritto di seguire bluff, la mia risposta è: già stiamo andando ad attraversare linee che avevamo segnato come rosse. In caso contrario non sarebbe davvero rosse, ma solo bluff.

Ma che succede se questo procura al suo popolo gravi sofferenze?, mi hanno chiesto. Chi lo chiede sta implicitamente pensando che non può non esserci un bluff.

Il problema di questa linea di argomentazione suppone, seguendo la teoria dei giochi, che viviamo nella tirannia delle conseguenze. Che non può darsi nessuna “circostanza” quando dobbiamo fare ciò che è corretto, non come strategia ma solo perché è…. corretto.

Contro questo cinismo, il nuovo governo greco vuole introdurre innovazioni. Rinunceremo, quali siano le conseguenze, ad accordi che siano dannosi per la Grecia e dannosi per l’Europa. Finirà il gioco “estendere e pretendere” iniziato nel 2010, dopo che il debito pubblico della Grecia è diventato insostenibile.

Non più prestiti, non finché avremo un piano credibile affinché cresca l’economia con l’obiettivo di rimborsare i prestiti. Per aiutare la classe media a rimettersi di nuovo in piedi e affrontare la spaventosa crisi umanitaria. Non più programmi di “riforme” che prendono di mira i pensionati poveri e tolgono alle famiglie la possibilità di curarsi, mentre resta intoccabile la corruzione su grande scala.

Il nostro governo non chiede ai partner una uscita per non rimborsare i nostri debiti. Chiediamo qualche mese di stabilità finanziaria che permetta di portarci avanti nel compito delle riforme che la maggioranza dei greci possa sopportare e supportare, in modo da poter riprendere la crescita e toglierci dalla nostra incapacità di pagare ciò che dobbiamo.

Si potrebbe pensare che questo ritiro dalla teoria dei giochi sia motivata da un programma di sinistra radicale. Non è il caso. In ciò l’influenza principale viene da Immanuel Kant, filosofo tedesco che ha insegnato che il razionale e la libertà fuggono dall’imperio della propria convenienza per operare in modo corretto

Come sappiamo che la nostra modesta agenda politica, che costituisce le nostre linee rosse, è giusta in termini kantiani? Lo sappiamo guardando gli occhi degli affamati nelle strade delle nostre città o la nostra classe media oppressa, prendendo in considerazione gli interessi della gente che lavora duramente in qualsiasi paese e città d’Europa all’interno della nostra unione monetaria. E infine, ma tornando all’inizio, l’Europa recupererà la sua anima solo quando riconquisterà la fiducia del suo popolo, mettendo interessi di quest’ultimo al centro della scena.

(Traduzione di Marina Zenobio)

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