giovedì 15 novembre 2018

Varoufakis, dilettante a chi?

Varoufakis, dilettante a chi?

Contro Yannis Varoufakis si è schierata un’ampia schiera di “falchi”. Le critiche tecniche che gli sono mosse nascondono un’insofferenza politica verso il ministro che non obbedisce

da Atene, Elena Sirianni

varoufakisYanis Varoufakis, ministro greco delle Finanze è, secondo i suoi colleghi dell’Eurogroup, “incompetente, dilettante e perditempo”. Poco importa che sia professore ordinario di Economia in prestigiose università internazionali e che venga considerato uno degli economisti più brillanti e originali al mondo, stimatissimo dal premio Nobel Joseph Stiglitz e dall’economista americano James Galbraith che dichiara che nessuno in Europa ha studiato e lavorato tanto su questa crisi quanto Yanis Varoufakis.

Alla guida del fronte dei “falchi” schierati contro il ministro greco c’è il presidente dell’Eurogroup  Jeroen Dijsselbloem,  coinvolto in uno scandalo in Olanda per aver falsificato il suo curriculum con un dottorato in economia mai conseguito. Quando nel 2013 venne eletto all’attuale carica, sponsorizzato dal ministro delle Finanze tedesco Schäuble, la BBC commentò: “Non ha nessuna precedente esperienza in finanze pubbliche, ha studiato economia agraria”.

La maggior parte dei mezzi di informazione, appositamente imbeccati., invece di interrogarsi sul perchè di queste critiche e della loro inusuale durezza,  fanno da cassa di risonanza alle “indiscrezioni” trapelate dalla riunione dell’Eurogroup del 24 aprile scorso a Riga, ingigantendole ad arte e cercando di convincerci che il problema non è politico, non nasce dalla inconciliabilità di posizioni fra chi ripropone una ricetta fallimentare che ha ridotto allo stremo la Grecia e chi chiede di smettere di scaricare i costi della crisi sui ceti più deboli avviando finalmente politiche di crescita. Il giudizio su Varoufakis sarebbe diametralmente opposto se invece di difendere pensioni e lavoro, avesse presentato  “riforme impressionanti” come quelle auspicate dai creditori, non importa se di impatto recessivo e destinate ad aggravare la crisi umanitaria. Avrebbe ottenuto il plauso generale se avesse proposto un’ulteriore riduzione delle pensioni come concordato dai suoi predecessori con la troika,  se avesse accettato la libertà per le banche di confiscare la prima casa, se avesse detto sì ai licenziamenti collettivi. I giornalisti però ci spiegano che il problema non è politico, ma è proprio lui, Varoufakis che con la sua incompetenza  sta facendo perdere tempo prezioso al negoziato facendo “innervosire” i partners europei.

Il  Financial Times che la settimana scorsa aveva paragonato la Grecia a un bimbo che fa i capricci e le istituzioni europee a genitori divisi sul metodo migliore per calmarlo, adesso si spinge più in là e punta anch’esso il dito su Varoufakis. Secondo le solite fonti ben informate, dopo l’Eurogroup di Riga, Tsipras si starebbe preparando a “lasciarlo in panchina” e a prendere in mano personalmente le redini della trattativa insieme al vicepremier Dragasakis per raggiungere comunque un accordo con le istituzioni. C’è da dire che ogni volta che si riunisce l’Eurogroup viene fuori questa “indiscrezione” poi puntualmente smentita dal governo greco e dai fatti. Prima dell’Eurogroup del 9 marzo scorso,  il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan diede come certa la notizia che alla riunione la Grecia sarebbe stata rappresentata dal vicepremier Dragasakis anzichè dal suo ministro delle Finanze. Poi fu lo stesso Dragasakis a smentire.

Come è evidente si tratta di un “desiderio”  delle istituzioni europee, fatto trapelare attraverso la stampa,  allo scopo di mandare al governo greco il messaggio che la trattativa potrebbe sbloccarsi se Varoufakis si togliesse di mezzo. Sempre secondo il F.T. una fonte da Bruxelles dice:  “C’è una  differenza di percezione. Varoufakis non capisce che non può negoziare ogni cosa da un punto di vista politico. Ci sono altre persone che lo fanno “. Poi riferisce di una fonte vicina al governo greco che afferma “Varoufakis è un impedimento alla leadership di SYRIZA”. Tuttavia è improbabile che lasci l’incarico. “Il momento opportuno per Tsipras di sostituirlo sarà quando verrà raggiunto l’accordo ponte con i creditori e inizierà la discussione per il nuovo programma di salvataggio”.  Praticamente un suggerimento al governo greco su come e quando sarebbe opportuno sostituirlo.

Quando tre mesi fa, all’indomani della vittoria di Syriza, Yanis Varoufakis  fu nominato ministro delle Finanze del nuovo governo greco facendo irruzione sulla scena politica europea col suo giubbotto di pelle, la sua moto e le sue camicie scure,  in poco tempo raggiunse  una popolarità internazionale senza precedenti per un ministro delle Finanze di un piccolo paese come la Grecia. Ma nelle  riunioni dell’Eurogroup  dove una serie di  “belle statuine” è chiamata a dare un tacito assenso a piani e politiche economiche già stabilite altrove, il suo arrivo per la maggior parte dei presenti (ministri ed eurotecnocrati)  deve avere avuto l’effetto spiacevole di un terremoto. Dopo anni di pedissequa adesione alle politiche di austerità,  all’Ecofin è arrivato qualcuno che mette tutto in discussione e con cognizione di causa.  Uno che nelle riunioni dell’Eurogroup invece di portare la lista della lavandaia delle riforme che l’Europa si aspetta, le mette in dubbio e dice “E’ nostro dovere  convincere i nostri partners che stiamo lavorando a interventi  reali, a riforme profonde e a politiche di bilancio responsabili. E’ loro dovere sganciarsi dalla sterile fedeltà alla fallimentare logica dei memoranda”. Uno che nel suo ultimo libro afferma  “La verità è che le nostre società non sono semplicemente ingiuste: sono spaventosamente inefficaci nelle misura in cui disperdono le nostre potenzialità di produrre vera ricchezza”.

Deve essere stato un colpo per le onnipotenti “istituzioni” trovarselo davanti, abituate com’erano a trattare con i suoi predecessori con qualche pacca sulla spalla, qualche buffetto in testa e poche parole per farsi capire. Come il laconico “Yannis, scordatelo” che Schäuble rivolse all’ex ministro delle Finanze Stournaras, quando questi osò timidamente chiedere quanto  suggeritogli  da Christine Lagarde, di portare alla discussione dell’Eurogroup il problema della ristrutturazione del debito greco considerato non sostenibile dal FMI.

Intanto continuano a trapelare le indiscrezioni sul clima nell’Eurogrpup di due giorni fa a Riga.  Dicono i giornali che l’attacco a Varoufakis è stato durissimo e collettivo, 18 contro uno! I suoi colleghi sono stufi di ascoltare “lezioni” da lui e vogliono finalmente le riforme! Qualcuno fa sapere dello sfogo  del ministro delle Finanze slovacco che avrebbe aggredito Varoufakis dicendo  “Hai soldi per pagare le pensioni? Perchè io non avevo i soldi per pagarle in Slovacchia, e non dò soldi per le pensioni greche”.  Un’altro collega (Dijsselbloem?) gli ha dato del perditempo e giocatore d’azzardo…Insomma, un clima avvelenato che ha fatto dichiarare al ministro delle Finanze di Malta  Edward Scicluna che si è assistito al “crollo completo” della comunicazione fra le due parti.

Non solo, l’isolamento del ministro greco sarebbe continuato anche dopo la riunione. Riferisce l’Agenzia Reuters che mentre gli altri ministri e funzionari dell’Eurogroup,  a suon di musica cenavano con salmone e branzino, Varoufakis vagava solo nella notte della capitale lettone.

Come interpretare questo peggioramento del clima negoziale? C’è chi ipotizza una spaccatura  nelle “istituzioni” e nello stesso governo tedesco fra chi, come Angela Merkel , non vuole assumersi il peso politico di un Grexit e ne teme le conseguenze sul resto di Europa, e chi vuole inasprire lo scontro e dare il benservito ai Greci bugiardi e inaffidabili che hanno alzato la cresta. Soprattutto c’è chi non ha mai digerito lo spodestamento  della troika e delle sue ancelle (come la Task Force del tedesco Horst Reichenbach) e chiede che venga immediatamente reinsediata. Perchè uno dei primi successi negoziali di Tsipras e Varoufakis in tandem, è stata proprio la fine della troika. Anche se si è fatta molta ironia su questo, si è scritto che la troika è viva e vegeta e ha solo cambiato nome. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Intanto oggi Varoufakis discute a Bruxelles, ad Atene  o in altre capitali europee con i suoi colleghi ministri e non con tecnocrati preoccupati solo di racimolare soldi per i creditori senza alcun vincolo costituzionale o di legge. Sono finite per sempre le incursioni del trio dell’Apocalisse ( definizione dell’ex ministro Papakostantinou) nei ministeri, finita l’epoca in cui gli “uomini in nero” (questa invece è la definizione data da Cristòbal Montoro, ministro delle Finanze di Rajoy) facevano irruzione negli uffici statali mettendo alla porta ministri e i funzionari Greci, finita per loro l’umiliazione di aspettare fuori in corridoio di poter riprendere possesso delle proprie scrivanie. Finite le mail ultimative e le telefonate notturne ai ministri “indisciplinati”.

Anche se non in maniera ufficiale,  l’allontanamento di Varoufakis dal governo è stato più volte chiesto anche da Berlino, perchè a parte il problema politico non c’è mai stato feeling fra il ministro greco e quello tedesco delle Finanze. Schäuble  non deve avergli perdonato di aver affermato nella prima conferenza stampa congiunta, al cospetto di giornalisti di tutto il mondo,  che nei grandi scandali per corruzione in Grecia c’è quasi sempre implicata una società tedesca e che la Germania e la magistratura tedesca devono essere più collaborative  con la Grecia nel perseguire i colpevoli.

Un’altra lettura che si può dare è che l’attacco a  Varoufakis viene fatto per dividere il governo greco e far esplodere contrasti fra l’ala più radicale di Syriza e quella più moderata, nella speranza che si inneschi  una crisi di governo  Senza sottovalutare che la delegittimazione di Varoufakis otterrebbe anche un altro risultato, riportare indietro le lancette del negoziato rimettendo in discussione un’altro successo ottenuto da Varoufakis,  la sensibile riduzione dell’avanzo primario richiesto alla Grecia dal 4,5% (previsto dal precedente memorandum) a ll’1,2 – 1,5 % concordato all’Ecofin dello scorso 20 febbraio.

La risposta di Tsipras e del suo governo non si è fatta attendere. L’Avghì di oggi riferisce che ieri si è tenuta una riunione presso la presidenza del Consiglio a cui hanno partecipato oltre al premier Tsipras tutti i ministri economici (Dragasakis, Varoufakis, Stathakis), il ministro senza portafogli Pappas e il viceministro per i Rapporti Economici Internazionali  Euclide Tsakalotos. Nel corso della riunione si è deciso di costituire una squadra politica per i negoziati guidata da Varoufakis e sintonizzata da Tsakalotos. A questa si affiancherà una squadra tecnica che dovrà stendere un piano per lo sviluppo dell’Economia  che costituirà la base di discussione per il nuovo accordo di giugno. Il governo rinnova la sua fiducia al ministro Yanis Varoufakis divenuto bersaglio di attacchi pianificati sulla stampa internazionale.  Il governo fa sapere che il ministro Varoufakis agisce sempre sulla base di decisioni collegialmente prese dal governo e continuerà a lavorare allo stesso modo per una soluzione sostenibile.

Infine lo stesso Varoufakis ha ieri replicato ai suoi detrattori  via Twitter citando il presidente americano Franklin Delano Roosevelt e il suo discorso del 1936 alla vigilia delle elezioni dove venne rieletto per il secondo mandato:

“Sono unanimi nel loro odio contro di me e io dò il benvenuto al loro odio. Una citazione –  aggiunge il ministro – vicina al mio animo (e alla realtà) questi giorni”.

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