giovedì 15 novembre 2018

Rifiuti oltre la morte

Rifiuti oltre la morte

Alla Kyklos, controllata di Acea, produzione di compostaggio bloccata in seguito alla morte di due operai. La Provincia però revoca lo stop, mentre l’accusa rimette in discussione tutto

di Marco Vulcano

 

KyklosGuai in vista per l’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia (LT), controllato da Acea, o almeno così sperano i comitati e gli abitanti della zona.
La consulenza voluta dal Pubblico Ministero che sta indagando sulla morte dei due operai Fabio Lisei e Roberto Papini, avvenuta lo scorso luglio mentre i due stavano caricando del percolato presso questa stazione di compostaggio, in cui arrivano rifiuti solidi da tutti i comuni romani, afferma infatti che la ditta di cui i due erano dipendenti – la Mira di Orvieto(TR) – non avrebbe alcuna responsabilità nel tragico evento. Un pronunciamento che scagionerebbe l’azienda orvietana – la Mira ha ottenuto il lavoro alla Kyklos in subappalto da un’altra azienda, la Eco Spazio 2000 di Perugia – rimettendo di fatto al centro delle indagini la controllata di Acea.
Già due giorni dopo l’incidente mortale costato la vita ai due lavoratori le analisi hanno evidenziato come il percolato stoccato negli impianti della Kyklos, che non doveva rappresentare alcun rischio, conteneva in realtà quantità molto elevate di acido solfidrico. Una sostanza che se inalata è letale, così come lo è stata per i due operai, rispettivamente di 44 e 42 anni.
Gli accertamenti autoptici sulle salme dei due lavoratori hanno inoltre confermato ulteriormente: in entrambi i casi il decesso è dovuto alle esalazioni di acido.
Inizialmente gli inquirenti hanno preferito ipotizzare la presenza, sugli automezzi della Mira, di sostanze che a contatto col percolato avrebbero potuto innescare una reazione chimica mortale. Di tali materiali però non è stata mai trovata traccia. Così la Kyklos è stata posta immediatamente sotto sequestro, vedendosi interdire la produzione di compost.
Tutto cambia, o rischia di farlo, il 18 aprile di quest’anno, quando l’Area metropolitana ex Provincia di Roma ha revocato la diffida per la produzione di compost all’impianto di Aprilia. Un provvedimento che, in attesa di conoscere le reazioni dei familiari delle due vittime, ha già fatto infuriare i residenti.
Da diversi anni gli abitanti della zona lamentano infatti disagi legati alla presenza di cattivi odori. Proteste che hanno assunto contorni inquietanti quando si poi è scoperto che il percolato stoccato alla Kyklos conteneva una quantità molto elevata di sostanze altamente pericolose se inalate.
La stazione di compostaggio di proprietà Acea è inoltre stata vittima di due incendi, nel 2012 e nel 2014, con conseguente copiosa dispersione di diossine inquinanti in tutta l’area.
Il comitato No Miasmi di Nettuno, non appena è stato reso noto che la Kyklos potrebbe tornare a produrre compost, ha chiesto che ai lavori siano presenti anche rappresentanti delle Autorità della Polizia e dei Vigili del Fuoco. La speranza è però che i lavori non partano mai.
Alcuni giorni dopo il via libera alla ripresa delle attività di Kyklos è infatti arrivata anche la consulenza del Pubblico Ministero che rimette l’azienda controllata da Acea al centro delle indagini sulla responsabilità per i due operai morti. Ora resta solo da capire se lo stoccaggio dei rifiuti e i guadagni di Acea, per l’autorità competente, sono davvero più importanti di una vita. Anzi, di due.

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