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Rogo Thyssenkrupp: ancora riduzioni di pena

Ulteriori riduzioni di pena per i manager della Thyssenkrupp responsabili del rogo che costò la vita a 7 operai

di Marina Zenobio

Gli operai morti nel rogo della Thyssenkrupp
Gli operai morti nel rogo della Thyssenkrupp

Pur avendo confermato le responsabilità per i 6 imputati del processo Thyssenkrupp, la Cassazione aveva ordinato il ricalcolo delle pene che puntuali, seppur minime, sono arrivate e comunicate oggi dalla corte d’assise d’appello di Torino.

Per l’ad Harald Espenhahan, 9 anni e 8 mesi di reclusione, contro i precedenti 10 anni; per i manager Daniele Moroni 7 anni e 6 mesi contro i 9 precedenti; Raffaele Salerno ( responsabile dello stabilimento) 7 anni e 2 mesi contro gli 8 anni e 6 mesi precedenti; Cosimo Cafueri responsabile del servizio prevenzione e protezione, nonché dirigente) 6 anni e 8 mesi contro gli 8 anni precedenti; per i membri del comitato esecutivo Marco Pucci e Gerard Priegnitz 6 anni e 10 mesi contro i 7 anni e 6 mesi precedenti.

Sono sconti minimi, certo, se non fossero i primi. Nel 2014 le sezioni unite penale della Cassazione avevano già annullano le condanne ai 6 imputati per il rogo della Thyssenkrupp, confermarono la responsabilità degli imputati per omicidio colposo ma annullarono parte della sentenza di appello che riguarda una circostanza aggravante.

La sentenza di primo grado

Nella sentenza di primo grado (aprile 2011) l’amministratore delegato dell’azienda siderurgica tedesca Espenhahn, era stato condannato a 16 anni e 6 mesi di carcere per omicidio volontario con la formula del dolo eventuale, gli altri 5 imputati tutti condannati a 13 anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, disastro e incendio.
Non serve il pallottoliere per calcolare che complessivamente le pene sono state ridotte della metà.

L’insoddisfazione dei difensori la rabbia dei parenti delle vittime

Questa mattina, in aula, dopo la lettura della sentenza che comunicava l’ulteriore riduzione di pena, i difensori degli imputi si sono detti comunque“insoddisfatti”, e hanno dichiarato che ricorreranno ancora una volta alla Corte Suprema.

Rabbia e dolore invece da parte dei parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp di Torino che, 6 dicembre del 2007, bruciò le vite di Giuseppe Demasi (23 anni), Angelo Laurino (43 anni), Rosario Rodinò (26 anni), Bruno Santino (26 anni), Roberto Marzo (54 anni), Roberto Scola (32 anni) e Antonio Schiavone (36 anni).

“Non è solo il nostro processo a essere castigato, ma sono tutti i processi a essere castigati. Non vogliamo vendetta, vogliamo giustizia” ha affermato fuori dall’aula Laura Rodinò, sorella di Rosario, uno degli operai morti nell’incendio, che ha aggiunto: “Mio fratello è al cimitero e loro? Loro dovrebbero preparare le valigie e andare in carcere”. Ma i parenti delle vittime dovranno ancora aspettare perché, oltre alle riduzioni di pena, prima che la stessa sia venga applicata bisognerà aspettare l’ultimo eventuale vaglio della Cassazione, che poi dovrà mandare la sentenza alla Procura di Torino che a sua volta disporrà gli arresti.

2 COMMENTI

  1. Che tragedia, comunque mi piace il sistema giudiziario italiano, è molto simpatico e allegro perchè circa 15 anni fa fui condannato a 4 mesi per una questione riguardante la canapa, ma qualche giorno dentro me lo sono fatto e non è stato piacevole, invece il nano, questi signori ancora stanno a piedi libero e l’Italia è un paese fantastico dove tutto può accadere e oggi domani non escludo di poter vedere gli asini che volano. ciao….

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