L’inferno del Sud Sudan

L’inferno del Sud Sudan

L’Unicef denuncia atrocità nella guerra civile che non risparmia nessuno, bambini evirati e lasciati morire dissanguati, bambine stuprate prima di essere uccise

di Mirna Cortese

Sud Sudan Bambini

Dal 14 dicembre del 2013 in Sud Sudan, lo stato più giovane del pianeta che ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011 con un referedum popolare, si sta consumando una guerra civile. In quel periodo infatti l’attuale presidente Salva Kiir accusò l’ex vicepresidente Riek Machar di aver tentato un colpo di stato. I due appartengono ai due gruppi etnici più grandi del paese, Kiir di etnia dinka, l’ex vicepresidente Riek Machar è invece un nuer. Entrambi avevano vecchie rivalità che sarebbero all’origine di questo sanguinoso conflitto che sta sterminando la popolazione locale.

Si suppone che non meno di 70 mila persone siano già state uccise nel corso di questo conflitto etnico. La produzione agricola in Sud Sudan è ferma e quasi la metà della popolazione rischia di morire di fame, un terzo dei suoi 11 milioni di abitanti dipende dagli aiuti umanitari, più di un milione e mezzo di sud-sudanesi hanno o stanno abbandonando le proprie case nella speranza di sfuggire alle atrocità della guerra che non risparmia neanche i bambini.

Secondo l’Unicef, soltanto a maggio, durante un’offensiva lanciata dal governo di Giuba nel governatorato Unità, ricco di giacimenti di petrolio per lo più sotto controllo di cinesi in fuga, circa 300 bambini sono stati uccisi. Il direttore esecutivo dell’Unicef, Anthony Lake, ha detto che i sopravvissuti hanno raccontato di bambini castrati e lasciati morire dissanguati, così come di bambine che hanno subito stupri di gruppo prima di venire uccise. Il portavoce dell’esercito del Sud Sudan, colonnello Philip Aguer, ha però messo in dubbio l’attendibilità dei racconti raccolti dall’Unicef, dicendo che non rientra nella cultura del sud sudanese commettere atrocità simili, ed ha chiesto che vengano condotte indagini approfondite in merito aggiungendo che, chiunque siano i responsabili, devono essere consegnati alla giustizia.

Intervistato dall’agenzia Rt rispetto al conflitto interno in Sud-Sudan, l’analista politico e blogger Nilo Bowie non nega le radici etniche ma il punto è sempre politico. La corruzione sfrenata e gli abusi del governo in campo politico ed economico ha diviso in due il partito al potere, il Movimento di liberazione del popolo del Sudan (MLPS), mentre l’incapacità dello Stato a provvedere ai servizi basici e ad alleviare la povertà ha provocato un disincanto generalizzato in una società che aveva confidato che l’indipendenza dal Sudan avrebbe portato benessere e una pace duratura.

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