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HomecultureI “Tulipani” inquinano meno

I “Tulipani” inquinano meno

L’Olanda condannata da un tribunale a ridurre le proprie emissioni di gas serra in atmosfera. Una sentenza storica, che potrebbe avere effetti in molti altri Paesi

di Marco Vulcano

Global-WarningDove non riesce la politica, riesce la giustizia. Specie se messa in moto dal basso. Non è una regola, purtroppo, ma è quanto accaduto nei Paesi Bassi, dove 900 cittadini hanno avviato un’azione legale nei confronti del Governo chiedendo di diminuire le emissioni inquinanti di gas serra, vedendo accolte le loro istanze da un tribunale.

La direttrice della Ong Urgenda, Marjan Minnesma, che ha supportato tutti i procedimenti di questa class action a tutela dell’ambiente, parla senza mezzi termini di «risultato epocale» in cui emerge chiaramente l’importanza di affrontare con estrema urgenza il problema del surriscaldamento globale, agendo sui livelli di inquinanti immessi in atmosfera.

La corte ha stabilito per lo Stato olandese l’obbligo di diminuire le emissioni di C02 del 25% entro il 2020, assumendo come base di partenza per il calcolo i livelli del 1990. Una prescrizione dettata dal principio in base al quale le istituzioni devono obbligatoriamente tutelare la salute dei cittadini.

La difesa del Governo, in sede di dibattimento, ha utilizzato argomentazioni dal sapore vagamente berlusconiano (Paese che vai, Berlusconi che trovi), provando a dire che la giustizia non può interferire con le scelte governative poiché «in democrazia chi decide sono il Parlamento e l’Esecutivo, non i tribunali». Come se l’essere stati eletti dal popolo esentasse governi e parlamenti dall’essere sottoposti anch’essi alla legge del proprio Paese. E proprio quest’ultimo è stato il principio che ha prevalso, affermando che la giustizia è chiamata a far rispettare la legge a tutti, governi compresi, soprattutto dove la politica continua a disimpegnarsi rispetto ad impegni sempre assunti e costantemente rinviati rispetto alla necessità di limitare le emissioni inquinanti.

Faiza Oulahsen, di Greenpeace Olanda, ha definito la sentenza «rivoluzionaria», di cui «i politici che si ritroveranno a Parigi nel mese di dicembre per la conferenza mondiale sul clima dovranno inevitabilmente tenere conto».

Questo provvedimento potrebbe infatti far moltiplicare esponenzialmente in tutto il mondo i ricorsi giudiziari a tutela dell’ambiente e della salute pubblica, specie considerando che un’azione simile a quella dei 900 olandesi è già stata avviata in Belgio da un gruppo di cittadini, e un’altra si sta costruendo in Norvegia. Urgenda ha già fatto sapere che i suoi legali stanno lavorando per tradurre l’intera documentazione processuale in inglese, al fine di renderla condivisibile per fornire quanti più mezzi possibile a chiunque volesse intraprendere la strada legale per vincolare i governi a serie politiche di tutela ambientale.

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