domenica 18 novembre 2018

Quelli che cantano e danzano per il piacere degli dei

Quelli che cantano e danzano per il piacere degli dei

Fino al 4 luglio dal Festival Musicale del Mediterraneo di Genova

da Genova, Claudio Marradi

Ndima Pigmei Aka Congo (2)_Web

E se gli dei avessero creato il mondo solo per il piacere di sentire gli uomini suonare e cantare? E’ la scommessa giocata dal 25 giugno al 4 luglio dal Festival Musicale del Mediterraneo di Genova che, giunto alla sua ventiquattresima edizione col titolo “Musiche degli dei” , si affaccia al traguardo del quarto di secolo di vita. Ventiquattro anni di musiche del mondo da quel lontano 1992 in cui «il mondo, senza internet e senza social web – nota Davide Ferrari, direttore artistico della manifestazione – era proprio tutta un’altra cosa».

Dal cristianesimo all’ebraismo, dall’Islam allo shintoismo, dall’induismo allo sciamanesimo, dal buddhismo all’animismo… praticamente i simboli di tutti i culti degli uomini sono inscritti nello spartito musicale che compone il logo di un’edizione 2015 che si è aperta con lo spettacolo dei pigmei Ndima del villaggio congolese Kombola. Piccoli grandi uomini e donne, cacciatori e raccoglitori della foresta centrafricana che, sul palco allestito nel cortile di Palazzo Tursi, sede dell’amministrazione civica, sembrano dei giganti mentre portano tra le mura dei palazzi storici genovesi il loro canto polifonico iscritto ufficialmente nella lista Unesco dei Tesori Intangibili dell’Umanità.

La rassegna, con la sua trentina di artisti molti dei quali inediti in Italia continua poi nei palazzi, nei musei e nelle piazze del centro storico genovese: venerdì 26 giugno alle 21 a Palazzo Rosso il duo di musiciste israeliane Rali Margalit & Sivan Yonna, accompagnate dal percussionista Simone Mongelli; sabato 27 alle 21 a Palazzo Tursi da Varanasi, la città più sacra per l’Induismo, l’eclettico Music Ensemble of Benares; domenica 28 alle 20.30 a Palazzo Ducale le B’Net Hourrayatt, berbere marocchine che si esibiscono in canzoni rituali e d’amore ai matrimoni e alle feste in piazza che tuttavia, al momento in cui scriviamo, non hanno ancora ricevuto il visto per entrare in Italia: «non disponendo di un conto corrente risultano nullatenenti e non possono dare garanzie sul loro sostentamento» spiega Ferrari. Vallo a spiegare ai funzionari del consolato italiano che, anche se non hanno carta di credito, queste signore sono membri stimati e onorati della propria comunità e a emigrare in Europa non ci pensano proprio. «E’ uno degli effetti perversi della crisi di Ventimiglia e lascio ognuno a fare le proprie considerazioni» conclude il direttore artistico alludendo all’inadeguatezza di un’Europa che non riesce a misurarsi col fenomeno di un esodo di popolazioni di dimensioni epocali se non tentando di costruire nuovi, inutili, muri. Lunedì 29 alle 20.30 a Palazzo Tursi l’esibizione dei menestrelli sciamanici sudcoreani Noreum Machi; martedì 30 alle 20.30 nel chiostro di Santa Maria delle Vigne il coro Arkansé, in grado di fondere in un unico linguaggio le diverse tradizioni musicali dell’Europa cristiana; mercoledì 1 luglio alle 19 a Castello d’Albertis il suonatore di ehru – strumento a 2 corde appartenente alla famiglia del violino – Guo Gan, espressione del confucianesimo cinese; venerdì 3 alle 21 a Palazzo Ducale lo spettacolo dei Monaci tibetani di Tashi Lhunpo, con un’esibizione che comprende canti, danze sacre, rituali in maschera e preghiere buddhiste. A concludere la 10 giorni di concerti, sabato 4 luglio alle 21 a Palazzo Ducale, un appuntamento unico: l’affascinante danza circolare praticata da Indira Mellou & Galata Mevlevi, ensemble derviscia tutta al femminile, per la prima volta in Italia.

Cantano gli angeli, cantano e danzano uomini e donne di buona volontà. Gli dei, almeno per una sera, sono lieti. E domani è un altro giorno.

noreum machi 1_Web

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