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Sevel, il Grande Fratello prima del jobs act

Alla Sevel, fabbrica abruzzese del gruppo Fca, un lavoratore è stato licenziato dopo esser stato pedinato per diverso tempo. Indetto sciopero dal sindacato di base

da Chieti, Alessio Di Florio

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Jobs act: uno spettro si aggira per le fabbriche italiane. Ma non è uno spettro proletario e non annuncia lotta di classe dei lavoratori. E’ uno spettro padronale, è uno spettro repressivo. Con i decreti attuativi del Jobs Act è stata liberalizzata ogni possibile forma di controllo e vigilanza sul lavoratore. Sarà quindi possibile per il datore di lavoro controllare e videoregistrare ogni singolo movimento del lavoratore. La motivazione addotta è che così si aumenterà la produttività, quella produttività che “il padronato ci ha raccontato era il vero problema del nostro paese” come scrive Sergio Bellavita portavoce de “Il Sindacato è un’altra cosa”, l’opposizione di sinistra in Cgil, denunciando che in realtà “dicevano produttività per dire sfruttamento, cioè maggiore quantità di lavoro”. E, insieme alla produttività, una delle maggiori litanie del padronato è stata quella sull’assenteismo. Secondo lor signori son tanti, troppi i lavoratori che restano a casa, che cercano “scuse” per non andare al lavoro ma essere retribuiti. Messa così apparirebbe una gravissima scorrettezza dei lavoratori, il “trionfo” dei fannulloni che danneggerebbero l’economia italiana e il futuro di tutti e tutte. Ma, nello spulciare le statistiche spuntano beneficiari della legge 104/92 per l’assistenza a familiari disabili, invalidi, persone gravemente malate e … sindacalisti, militanti politici. E’ la denuncia che in questi anni è venuta soprattutto da partiti comunisti e sindacalisti “non allineati” con i confederali padronali.

Lo Slai Cobas ha recentemente reso noto che un suo iscritto è stato licenziato da Sevel dopo essere stato pedinato e sorvegliato da un’agenzia investigativa privata. Il sindacato di base denuncia che Luigi, il lavoratore licenziato, “è rimasto vittima dei metodi usati nei regimi autoritari quali il pedinamento e la sorveglianza a distanza a seguito di un precedente periodo di infortunio e successiva malattia” definendo questo atteggiamento dell’azienda “ricorrenti provocazioni vengono aziendalmente adottate con l’obiettivo di licenziare lavoratori ritenuti scomodi e indesiderati in quanto agevolati dalla riforma dell’art.18 introdotta con la limitazione della tutela reale dalla legge 92/2012 (cd.Fornero) che consente la risoluzione del rapporto con la miserevole corresponsione di indennità economiche.(max24 mensilità)”. Per questo è stato proclamato lo sciopero degli straordinari nello stabilimento abruzzese che fa riferimento al gruppo FCA.

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Il Coordinamento lavoratori e lavoratrici FCA ritiene “inaccettabile il comportamento di Fca che adotta sistemi di controllo e repressione sui propri dipendenti” attaccando un comportamento aziendale che “fa venir meno, a chi lo subisce, la serenità necessaria per una vita professionale e familiare sacrosanta! Questo è il nuovo sistema Marchionne? Questi sono i nostri nuovi padroni? Gli stessi che un giorno si lasciano fotografare sorridenti con Renzi e i lavoratori sulla catena di montaggio e il successivo ingaggiano professionisti dello spionaggio? Quanti di noi vengono spiati e a che titolo?” e che “diventerà uno strumento spietato in mano ai padroni per far fuori in massa lavoratori scomodi, esuberi della produzione o non inclini a piegare la testa. Se passa, nell’indifferenza generale, la logica che l’azienda può spiarci dovunque senza apparente motivo, potremmo iniziare a sentir parlare di licenziamento per diffamazione, perché, mentre ti trovavi al bar con gli amici, ti è scappata una parolaccia pensando ai carichi di lavoro piuttosto che ai tanti straordinari da eseguire per il profitto di pochi”. Considerazioni condivise anche da Sinistra Anticapitalista Abruzzo che denuncia “una netta compressione dei diritti dei lavoratori, considerati sempre più non come persone ma solo come ingranaggi meccanici. La politica aziendale di Marchionne è una punta avanzata di questo arretramento che in FCA avviene da diversi anni. I costi della crisi economica si sono abbattuti esclusivamente sui lavoratori. L’azienda ha recentemente annunciato un considerevole aumento delle vendite ma le condizioni di lavoro degli operai continuano a peggiorare. Se i sacrifici dei lavoratori e delle lavoratrici fossero serviti a far fronte alla crisi oggi la situazione doveva invertirsi. Non è così, e questo dimostra ancora una volta che le motivazioni dei padroni sono ben altre”.

Tanti gli attestati di sostegno e solidarietà giunti allo sciopero e al lavoratore licenziato, tra cui il PdAC della Provincia di Chieti, il coordinamento No Austerity,la Segreteria nazionale della CSP Conlutas del Brasile, la Federazione Democratica dei metalmeccanici di Minas Gerais (Brasile), il Sindacato dei metalmeccanici di Sao José dos Campos (Brasile) e Germán Tonero, operaio della GM, ex-delegato sindacale, membro del Pstu e candidato a deputato del Fronte di Sinistra e dei Lavoratori.

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